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*[...] condurre animali al macello, e, inebriato di massacro, farli cuocere, non per nutrirsene e saziarsene, ma allo scopo di trovarvi piacere e di soddisfare la propria ghiottoneria, non c'è nome per designare questo misfatto, questo crimine. (III; 1994, p. 379) <!--2015, p. 379-->
*A tutte le scuse di coloro che ammettono di fatto che si mangi carne per piacere ed intemperanza, e adducono invece sfacciatamente come pretesto di fare ciò per una necessità che attribuiscono, più di quanto convenga, alla nostra natura, mi sembra, Castrico, di essermi opposto a sufficienza con i libri precedenti. (III; 1994, p. 379)
*Dicono che quando era colto da desiderio erotico, [[Zeus]] assumeva ora le sembianze di toro, ora di aquila ora di cigno. Con tutti questi racconti gli antichi volevano dunque dimostrare l'onore che essi tributavano agli animali e ancor di più quando narrano che ad allevare Zeus fu una [[capra]]. (III; 2015, p. 378)
*I [[Scuola pitagorica|pitagorici]] invece fecero della mitezza nei confronti delle bestie un esercizio di umanità e di compassione. (III; 2015, p. 381)
*Il piacere che si prova attraverso le orecchie si chiama «[[incantesimo]]», quello che si prova con gli occhi «[[fascino]]» ed entrambi vengono usati con gli animali. Cervi e cavalli vengono incantati con [[flauto di Pan|flauti di Pan]] e auli e anche i [[granchio|granchi]] si riescono a stanare grazie al suono del flauto di Pan. Dicono poi che l'[[alosa]], al suono del canto, emerge dall'acqua e si avvicina. (III; 2015, p. 384)