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*Gli [[Arabi]] sono in grado di comprendere i corvi, gli [[Etruschi]] le [[aquila|aquile]]. (III; 2015, p. 367)
*I [[corvo|corvi]] e le [[ghiandaia|ghiandaie]], i [[pettirosso|pettirossi]] e i [[pappagallo|pappagalli]] imitano la voce umana, ricordano ciò che hanno udito e, quando vengono ammaestrati, obbediscono a chi li ammaestra. [...] Noi stessi, a Cartagine, abbiamo allevato una [[pernice]] che era volata docilmente fino a noi. Il trascorrere del tempo e il contatto continuo le fecero acquisire una straordinaria familiarità con noi. Ebbene, ci accorgemmo che l'animale non solo ci faceva le feste, attirava la nostra attenzione e giocava con noi, ma che con la sua voce faceva eco alla nostra [...]. (III; 2015, p. 368)
*È noto pure che alcuni animali, anche se non hanno la parola, rispondono al loro padrone con estrema prontezza: un uomo nei confronti dei suoi familiari non saprebbe fare di meglio. Per esempio, la [[murena]] appartenuta al romano Crasso, se si sentiva chiamare per nome, gli si avvicinava e talmente vivo era l'affetto che aveva ispirato a quell'uomo che egli, il quale pure aveva tollerato con dignità la perdita di tre figli, quando l'animale morì scoppiò in lacrime. (III; 2015, p. 369)
*[...] gli animali sembrano possedere una sensibilità ben superiore alla nostra. (III; 1994, pp. 373-374)
*Dopo il [[parto]] ogni animale netta il suo piccolo come se stesso. L'osservazione dimostra che gli animali sono sempre in ordine e si presentano a colui che li nutre con manifestazioni di gioia, sapendo riconoscere il proprio padrone e denunciare l'uomo malevolo. E chi non sa quale rispetto della giustizia verso gli altri si ritrovi fra gli animali che vivono in società, tra le formiche, le api e i loro simili? (III; 1994, p. 376)