Differenze tra le versioni di "Mina (cantante)"

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*I grandi vestiti non mi sono mai piaciuti. E poi con tutti i recital fatti alla Bussola, dovendone indossare uno a sera, quanti avrei dovuto comprarne? Ho scelto quelle zerogonne perché costano poco: quindicimila, ventimila lire l'una. E poi per cantare sono comode. Ma chi è che non usa la minigonna oggi?, andiamo. Solo che quando canto io i fotografi mi riprendono dal basso ed eccomi in mutande. Che, crede sia contenta di queste fotografie? Vado in bestia, certo. Mica fa piacere vedersi in quello stato. È colpa mia se vogliono per forza vedermi in pose spregiudicate? Io metto fuori solo le gambe, il resto per correttezza dovrebbero lasciarlo stare. Invece, ecco tutta quella serie di fotografie indecenti. Perché? (dall'intervista di Sandro Mayer, ''Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno'', ''Oggi'', 15 settembre 1970)
*Il [[buonismo]] è l'altra faccia dell'indifferenza. È un modo per non esporsi e soprattutto per evitare di andare al centro delle questioni. Per questo mi verrebbe da chiedere: ma c'è un altro modo di essere se non quello contrassegnato dalla schiettezza? Con alcune precisazioni, però. Dire sempre e comunque quello che si pensa, con la veemenza delle proprie idee spiattellate in faccia, è spesso segno di maleducazione. Soprattutto quando non ci viene chiesto il nostro parere. Ma quando si è costretti ad uscire dal silenzio i giri di parole possono nascondere freddezza, lontananza, disinteresse. O si tace o si parla. E il parlare è sempre un "sì, se è sì e no se è no". (da ''Vanity Fair'', n. 6, 13 novembre 2003)
*Il doppiaggio di [[Stanlio e Ollio]] è una delle cose più deliziose del cinema di quel periodo. [[Alberto Sordi|Sordi]] e Zambuto si sono inventati questo modo di parlare molto lontano da quello che era l'originale. Hanno spostato gli accenti, hanno diversificato le voci. Hanno aggiunto roba. Bellissimo lavoro. (da ''Vanity Fair'', n. 28, 23 luglio 2014)
*Il fatto è che io non mi sono mai abituata a cantare in pubblico, ho paura di tutto, di dimenticare le parole, di inciampare e cadere come un sacco, ho paura che mi sparino, come in ''Nashville'', come in ''[[Quinto potere]]''. Ho sempre pensato a questa cosa, che mentre canto qualcuno mi ammazza, è una sensazione schifosa che mi occupa tutta, quando sono lì che annaspo nei riflettori, e non vedo niente perché oltre tutto si sa che sono mezza orba, un occhio da 18 diottrie. (dall'intervista di [[Natalia Aspesi]], ''Ecco Mina più grassa più bella e più brava'', ''la Repubblica'', 4 luglio 1978)
*Il nemico più grande della donna è la donna stessa. Non riusciamo a sfilarci da sotto il calcagno dello schiavismo del maschio. Stiamo facendo la caricatura della [[Maschio e femmina|femmina]] per cercare di andare insensatamente incontro ai supposti desideri della controparte. Tira qui, molla là, botulini, filler, acidi ialuronici, plastiche additive e delizie di questo tipo. Si vedono in giro donne con la faccia di Fantomas e il seno della Saraghina. Più oggetto di così si muore. Va bene che è nell'uomo che deve avvenire la famosa "alterazione fisica", ma ciò non giustifica il massacro che stiamo operando su di noi. Siamo noi le prime a trattarci come dei pezzi di carne. Magari non sarà vero che le armi a nostra disposizione siano necessariamente e fisiologicamente pari a quelle del [[Maschio e femmina|maschio]], ma pari deve essere la dignità da esigere con potenza e assennatezza prima di tutto da noi stesse. Ma, visto l'andazzo, speranze poche. (da ''Vanity Fair'', n. 2, 19 gennaio 2011)
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