Differenze tra le versioni di "Mina (cantante)"

*L'altra sera ho rivisto ''[[Mine vaganti]]'' [...]. Ero con mia figlia e a un certo punto, quando il padre scaccia il figlio perché scopre che è omosessuale, ho detto: "Benedetta, questa è sicuramente una cosa strumentale. Non posso credere che oggi un genitore agisca in questo modo barbaro". Mia figlia mi ha guardato come per capire se stessi scherzando o no. No, che non scherzavo. Sai cos'è, [...], mi meraviglio. E non sarò l'unica, spero. Sogno un mondo dove ognuno si fa gli affari propri. Un mondo dove vige il rispetto, prima dell'amore. Sono una visionaria? Ben felice di esserlo. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/05/15/viva-un-mondo-dove-ognuno-si-fa-gli-affari-propri/ "Mina per voi"], 15 maggio 2012)
*L'America non pensa di doversi svegliare perché è e si sente sveglissima e, anche se deve sacrificare qualcosa della propria immagine sull'altare dell'impopolarità, non cambierà l'indirizzo dei propri interessi legati alla produzione e al mercato delle armi. Gli indignati che il popolo americano annovera sono pochi, poco ascoltati e poco compresi. Gli eventi, ormai non più così rari, di stragi sparpagliate in scuole o cinema non vengono collegati alla facilità di possedere armi quanto alla "stranezza" della psicologia degli assassini. L'alibi è sempre potente e rasserenante. Nessun americano, credo, considera neppure l'ipotesi della cosiddetta corresponsabilità politica. I pianti pubblici dei loro governanti sono sufficienti ad alimentare lo stupore comune e la condivisione dell'orrore. Una legislazione sul possesso di armi che, per non andare tanto lontano, basterebbe somigliasse a quella italiana sarebbe sufficiente a calmierare il fiorire di arsenali domestici. Ma, purtroppo, credo che non legifereranno in questo senso. I cowboy si toglievano il cinturone soltanto entrando nel saloon. L'America intera non può degradarsi a saloon perché vive nella convinzione della propria superiorità morale e civile. Una strage di bambini non può intaccare o intralciare una tale colpevole superbia. Vergogna! (da ''Vanity Fair'', n. 1, 9 gennaio 2013)
*L'[[Attentato alla sede di Charlie Hebdo|attentato a "Charlie Hebdo"]] mi ha messo di fronte alla necessità di controllare il desiderio di vendetta che mi scoppia, irrefrenabile, nel cuore in casi come questi. La vendetta non mi piace e non mi appartiene. Non la frequento. Non voglio che la mia natura si modifichi. Non voglio venire peggiorata da alcunché. Ce la metto tutta perché non succeda, ma è durissima. (da ''Vanity Fair'', n. 3, 28 gennaio 2015)
*La [[canzone]] è una piccolo, modesto, breve mistero che ti prende per il collo proprio quando hai bisogno di essere strapazzato. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2013/12/10/che-cose-una-canzone/ "Mina per voi"], 10 dicembre 2013)
*La categoria economica diventa criterio unico di analisi. La applichiamo a proposito e a sproposito, e sotto la lente d'ingrandimento del denaro misuriamo tutti gli aspetti della vita. Anche la possibilità di avere dei figli. Paradossalmente si generavano più figli in epoche in cui le disponibilità economiche erano più scarse. Nessun bambino si lamentava nell'indossare i pantaloni dismessi dal fratello più grande. E nessun genitore doveva rifornire i figli di tre o quattro ricariche telefoniche al mese. Un figlio è innanzi tutto un atto d'amore. Che poi sia anche un costo lo pensano tutti. Commettendo l'errore, però, di subordinare l'essenza della persona al denaro. E ricadendo quindi nell'ennesima schiavitù in cui vogliamo imprigionare il livello più profondo del nostro essere. (da ''Vanity Fair'', n. 26, 8 aprile 2004)
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