Differenze tra le versioni di "Nazareno Fabbretti"

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*Se saremo liberi davvero, non ci perderemo mai. Sto bene in casa tua così com'è, e con voi, così come siete. Della libertà però quanti [[gatto|gatti]] nel mondo debbono pagare ogni giorno un prezzo inaudito, doloroso, umiliante? Debbono sopportare il disaffetto, le botte, il digiuno, l'abbandono, la cacciata. E spesso solo per non aver imparato ad "[[addomesticamento|essere domestici]]" come un'ossessiva e isterica padrona vorrebbe, come dei ragazzi crudeli pretenderebbero.
*Tu col cane parli sempre d'amore. Di me dici al massimo che ti sono affezionato. E invece, se i tuoi termini hanno anche per noi animali il valore che credi, anch'io ti amo.
*Amo le [[gattara|povere donne]] sole e frustrate che mantengono, a rischio di morir loro di fame, torme di gatti randagi nelle grandi città [...].
*So fare compagnia, senza strafare. Sono lì, respiro, faccio le fusa, vi sento vivere, vivo meglio perché ci siete. E quando sono stufo oppure ho i nervi scoperti, me ne vado fuori dai piedi, non faccio storie. Facciamoci compagnia, caro uomo. Come tanti gatti l'hanno fatta, da sempre, a tanti bambini, e anche a tanti santi. Penso a [[Chiara d'Assisi]], alla sua gattina, unica sua compagnia per lunghi anni accanto a lei fulminata dall'artrosi. Ma penso soprattutto che santo o lazzarone, io il mio padrone o lo amo com'è o non lo amo affatto. E sogno che venga il giorno in cui il nostro rapporto non dipenda più dalla fame di cibo o di affetto, cioè dalla necessità, ma solo da una libera scelta d'amicizia.