Robert Musil: differenze tra le versioni

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===Citazioni===
*Ma se il senso della [[realtà]] esiste, e nessuno può mettere in dubbio che la sua esistenza sia giustificata, allora ci dev'essere anche qualcosa che chiameremo senso della [[possibilità]]. Chi lo possiede non dice, ad esempio: qui è accaduto questo o quello, accadrà, deve accadere; ma [[immaginazione|immagina]]: qui potrebbe, o dovrebbe accadere la tale o tal altra cosa; e se gli si dichiara che una cosa è com'è, egli pensa: beh, probabilmente potrebbe anche esser diverso. Cosicché il senso della possibilità si potrebbe anche definire come la capacità di pensare tutto quello che potrebbe essere, e di non dar maggior importanza a quello che è, che a quello che non è. (pp. 12-13)
*Chi voglia varcare senza inconvenienti una porta aperta deve tener presente che gli stipiti sono duri. (2013)
*Dalle più violente esagerazioni, se lasciate a sé stesse, nasce col tempo una nuova mediocrità. (2013)
*E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come a uno cui manchi il senso della realtà anche nei confronti di se stesso, possa un bel giorno capitare di scoprire in sé l'uomo senza qualità. (cap. 4; 2013)
*Di un [[uomo]] importante non si deve sapere quello che fa, ma soltanto i suoi arrivi e le sue partenze.
*E poiché possedere delle qualità presuppone una certa soddisfazione di constatarle reali, è lecito prevedere come a uno cui manchi il senso della realtà anche nei confronti di se stesso, possa un bel giorno capitare di scoprire in sé l'uomo senza qualità. (cap. 4)
*Certo, se si vuol per forza chiamare [[prostituzione]] il vendere per denaro soltanto il proprio corpo, e non, come è usuale, l'intera persona, allora bisogna dire che Leona esercitava occasionalmente la prostituzione. (cap. 6; 2013b)
*In fondo quell'esperienza {{NDR|di lotta}}, di un'estasi, di una trascendenza quasi completa di una persona cosciente, era affine a un genere di esperienze perdute, già note ai mistici di tutte le religioni, e quindi si poteva in qualche maniera considerare come il surrogato moderno di eterne esigenze, un cattivo surrogato, ma pur sempre un surrogato; sicché la [[boxe]] e altri sport analoghi, che lo introducono in sistema razionale, sono una specie di teologia, anche se non si può pretendere che ciò venga universalmente riconosciuto.<ref>Cfr. ''[[Fight Club]]''.</ref> (cap. 7; 2013)
*[…] anche l'[[amore]] era fra quelle esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l'uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz'aria sopra un abisso senza fondo. (cap. 7; 2013)
*Lo [[sport]] [...] si potrebbe definire il sedimento di un odio universale finissimamente diffuso, che precipita nelle competizioni sportive. (cap. 7; 2013)
*In una collettività ogni strada porta a una buona [[meta]]. La meta è posta a breve distanza, ma anche la vita è breve, e così si ottengono il massimo dei risultati; […]. (cap. 8; 2013)
*E un bel giorno ecco il bisogno frenetico: scendere! Saltar giù! Un desiderio di esser ostacolati, di non più evolversi, di restar fermi, di tornare indietro al punto che precede la diramazione sbagliata. E nel buon tempo antico, quando c'era ancora I l'impero austriaco, si poteva in quel caso scendere dal treno del tempo, salire su un treno comune d'una ferrovia comune e ritornare in patria. (cap. 8; 2013)
*Dinanzi alla [[legge]] tutti i cittadini erano uguali, ma non tutti erano, appunto, cittadini.<ref>Cfr. [[Hannah Arendt]].</ref> (cap. 8, p. 33)
*[...] l'abitante di un paese ha almeno nove caratteri: carattere professionale, carattere nazionale, carattere statale, carattere di classe, carattere geografico, carattere sessuale, carattere conscio, carattere inconscio, e forse anche privato, li riunisce tutti in sé, ma essi scompongono lui, ed egli non è che una piccola conca dilavata di quei rivoli, che v'entrano dentro e poi tornano a sgorgare fuori per riempire insieme ad altri ruscelletti una conca nuova. Perciò ogni abitante della terra ha ancora un decimo carattere, e questo altro non è se non la fantasia passiva degli spazi non riempiti; [...]. (cap. 8)
*[...] Ulrich venne chiamato a rapporto dal colonnello, il quale gli fece capire la differenza fra un arciduca e un semplice ufficiale. Da quel giorno in poi la vita militare non gli diede più diletto. Egli aveva creduto di trovarsi su un teatro di avventure strabilianti e di esserne l'eroe, e a un tratto vedeva un giovanotto ubriaco far baccano in un grande spazio vuoto senz'altri interlocutori che i sassi. Quando lo capì disse addio a quella ingrata carriera, dov'era appena giunto al grado di tenente, e lasciò il servizio. (cap. 9)