Carne: differenze tra le versioni

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Pierre Rabhi
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(Pierre Rabhi)
*Ora {{NDR|dopo aver smesso di mangiarla}} l'odore della carne mi sembra ripugnante, sento la puzza di sostanze putrefatte. Il mio corpo la rifiuta. Credo che sia come quando uno smette di fumare: quando trovi qualcuno che ti fuma accanto, stai malissimo. [...] E poi, non dimentichiamoci che per noi italiani la carne è un mito, uno status symbol: i miei genitori non la mangiavano mai, non se la potevano permettere e noi siamo cresciuti imbottiti di polpette. È stata una conquista. La mia è stata quella di riuscire a farne a meno. ([[Red Ronnie]])
*Pensa all'ambiente e alla scarsità di cibo: non c'è differenza etica tra mangiare carne e buttare un'enorme quantità di cibo nella pattumiera, perché gli animali che mangiamo trasformano solo una piccola frazione del cibo che ingeriscono in calorie di carne: ci vogliono da sei a ventisei calorie di mangime perché un animale produca una sola caloria di carne. ([[Jonathan Safran Foer]])
*Per ottenere un chilo di carne bisogna dare a un manzo dieci chili di cereali. Questo rapporto dispendioso si accompagna a una fredda razionalità: come produrre la maggior quantità possibile di proteine animali nel minor tempo e nel minor spazio? La risposta si trova nel sistema «fuori terra». L'animale non è più percepito come una creatura vivente e sensibile, ma come una massa o una fabbrica di proteine, spinta al rendimento produttivo tramite un'alimentazione concentrata. ([[Pierre Rabhi]])
*Proprio come nulla di ciò che facciamo può provocare direttamente tanta sofferenza negli animali quanto nutrirsi di carne, nessuna delle nostre scelte quotidiane ha più impatto sull'ambiente. ([[Jonathan Safran Foer]])
*Rebekah Harp, un'insegnante di sostegno [...], aveva sempre mangiato carne. Poi, qualche anno fa, le accadde qualcosa di decisivo. Ecco come descrive la sua esperienza: «Mi stavo gustando una bistecca in un bel ristorante e mi misi a guardare la gente che stava cenando con me. [...] Il rumore dei coltelli che affondavano nella carne si intensificava progressivamente e i rivoli di sangue e grasso che si raccoglievano nei piatti mi fecero star male. Un'immagine di mucche terrorizzate in attesa della macellazione mi attraversò la mente – e quello fu l'ultimo pezzo di carne che mangiai. Quelle mucche non erano diverse dai miei cani o dai miei gatti, quindi come potevo giustificare il cibarsi di animali?». ([[Tom Regan]])