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{{NDR|Beppe Fenoglio, ''Il partigiano Johnny'', Einaudi, Torino 1978}}
 
==''Il libro di Johnny''==
===[[Incipit]]===
Dall'alto della torre medievale la sirena ululò nella notte di giugno. Subito la madre lo chiamò con la sua voce imperterrita: – Johnny? l'{{maiuscoletto|unpa}} –. Johnny rotolò da un ciglio all'altro del letto, sospirando vestì una parte dei suoi leggeri indumenti estivi. Poi passò nella camera dei genitori, torrida. Suo padre giaceva in un sonno inviolabile, con un fendente di luce lunare attraverso il viso. – Posso frugare nelle tasche di papà per una sigaretta? – bisbigliò, rivolto all'angolo di buio assoluto in cui era coricata sua madre. Non poteva affrontare senza tabacco ore e ore di vagabondo servizio {{maiuscoletto|unpa}}. Trovò nelle tasche del padre una sigaretta, deformata della pressione di un mazzo di chiavi.
 
===Citazioni===
* Johnny remava malissimo, la palata sinistra incorreggibilmente più superficiale e debole della destra, col risultato che l'imbarcazione avanzava tarda e obliqua. Elda però non ci faceva caso, persa a contemplare la sponda, il parco, i viali. Disse: – Ecco [[Torino]]: il punto di partenza di noi tutti per ciò che chiamiamo vita. Per che cosa parti da Torino, tu Johnny? Ti rendi conto che sei fatto in un certo modo per cui dovrò giudicarti fallimento ogni cosa in cui riuscirai? Anche se a trent'anni sarai ordinario di cattedra di Lingua e letteratura [[inglese]]? Dovrò considerarti sempre e comunque un fallito, perché sei fatto a quel certo modo. – Dunque – aveva risposto Johnny, – dovrei morire molto giovane. – Perché sei fatto a quel certo modo, – ripeté. Allora egli fermò i remi. – E se diventassi uno scrittore? – Elda giunse le mani, poi per l'entusiasmo tanto si scosse che la barca si sbilanciò, cozzò nei macigni emergenti attorno a un pilone di Ponte Isabella, a un niente dal [[naufragio]]. (p. 21)
* Sull'acqua correvano brividi di felicità, il cielo era d'un turchino granuloso, fregiato di un'unica nube, affusolata e forte come l'ala di un arcangelo, i milioni di pietre del greto antistante l'isola cona barbagliavano come un selciato di diamanti. (p. 28)
 
{{NDR|Beppe Fenoglio, ''Il libro di Johnny'', Einaudi, Torino 2015}}
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
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