Differenze tra le versioni di "Géza Gárdonyi"

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*[[Archimede]] chiese un fulcro in [[cielo]] per muovere la terra. Io invece, amico mio, se avessi un tal fulcro, vi attaccherei il mondo perché non si movesse. L'indipendenza e la tranquillità sono l'aria dell'anima mia. Null'altro ho chiesto mai a Dio [...] ('''Michelino''', p. 26)
*Strano che gli [[infelicità|infelici]] si uniscono istintivamente. Sentono fra loro una parentela, come i massoni, come gli esuli. Essi sono gli esuli terreni del cielo. ('''Michelino''', p. 50)
*{{NDR|Marietta parla a Michelino}} – [...] Anche il [[fiore]] è un'anima, come l'uomo, salvo ch'esso non ha coscienza di sé. Anche noi fummo un tempo siffatti fiori. <br /> – Non lo crede mica sul serio? <br/> – Oh, sì. Non vede i continui mutamenti della natura? Ne parlano anche gli scrittori antichi. Questo è appunto l'argomento dei racconti di [[Publio Ovidio Nasone|Ovidio]]. Gli antichi però non videro mai una cosa: che la trasformazione è accompagnata dalla perfezione. (pp. 70-71)
*Dicono che l'olio acqueta il mare in burrasca. Ma che cosa può acquetare il [[cuore]] in tempesta dell'uomo? <br/> Invano ti applichi alle tempie la fredda filosofia di [[Schopenhauer]], invano cerchi d'immergerti in altri pensieri: due fuochi sono impossibili a spegnersi: quello del vulcano e quello del cuore ardente. ('''Michelino''', p. 83)
*Io credo che noi due fummo veramente fratelli, e la nostra [[simpatia]] si manifesta allo stesso modo che il canto d'un uccello cresciuto in prigionia: un bel giorno esso apre il becco e canta il canto innato nel suo cuore. Non lo udì, non lo apprese mai prima, eppure lo canta. La simpatia è un amore che portiamo con noi dalla nostra vita precedente. ('''Marietta''', p. 110) {{NDR|a Michelino}}