Differenze tra le versioni di "Stile Juventus"

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== Citazioni ==
*{{NDR|Nel 1935}} Ancora una volta l'elogio della disciplina e della volontà. Ancora una volta il riconoscimento che la [[Juventus Football Club|Juventus]], parlando poco e sottovoce, come s'usa nelle buone famiglie, non perde perché non si disperde. Le vittorie, per essa sono numeri da metere in fila e da sommare, non serbatoi di chiacchiare. È una squadra, quindi una società, che quando vince esulta, quando perde riflette. Altre delirano quando vincono, si flettono quando perdono. Il mestiere, per la Juventus, significa questo: il domani di una vittoria può chiamarsi sconfitta, ma il domani di una sconfitta deve chiamarsi rivincita... Ma la Juventus ha avuto e detto qualcosa di diverso. Ha detto che le partite si possono vincere o perdere in campo a seconda della legge variabile che presidia i giochi di palla, si tratti delle palline d'avorio o della palla di cuoio. Ma ha detto che i Campionati si vincono e si perdono, essenzialmente, nella sede sociale. Le vittorie sportive non sono soltanto fatti tecnici, o stetici. Sono fatti morali. Sotto questo punto di vista la Juventus fa bene a tenere cattedra. Bene a sestessase stessa, bene a iai suoi avversari, bene allo sport nazionale. ([[Bruno Roghi]])
 
* C'è un'eleganza che non è deliberata, ma che si acquisisce o s'interpreta una volta che viene indossata quella meravigliosa divisa [bianconera]. ([[Giampiero Boniperti]])
* È una forma di educazione sportiva, una conservazione di valore. Il campo non è tutto, anzi è la conseguenza dell'affiatamento, della vita fuori campo. Noi abbiamo la consapevolezza di cosa significa essere professionisti: significa anche non parlare male dei compagni, discutere tutto all'interno, significa andare in trasferta in ordine con la divisa sociale, pettinati, la cravatta. Sembrano sfumature, ma contano. Le squadre estere di grande tradizione si comportano nello stesso modo. Chiamiamolo [[stile]], se volete: per me è una scelta di valori. ([[Giuseppe Furino]])
 
* FIAT, IFI, Juventus: lo stile è semprequellosempre quello, identica è la matrice. È lo stile di Giovanni Agnelli, il fondatore, che corre attraverso le generazioni e concorre all'evoluzione del mondo. Un manifesto di lavoro che si fa quotidiana regola di vita: dunque, non può stupire che l'auto dell'anno o lo scudetto siano gemelli essendo la stessa la Dinastia dalla quale discendono. ([[Mario Pennacchia]])
 
* {{ndr|Nel 1934}} Hanno creato un ambiente che, come una macchina per impastare tutti i caratteri, ne farne il tipo unico mai illuso e mai disperato, mai troppo ottimista e mai troppo pessimista. Mai agitato e mai placato.<br/>Cadere nella macchina un Monti o un Cesarini, un Orsi o un Varglien, spiriti fieri magari protervi, ed escono ben presto come gli altri: impastati. Ricadde un Tiberti, un Ferrari, un Sernagiotto, un Ferrero o un Valinasso e ne esce fuori un momento sicuro con qualche fierezza.<br/>Il 'superasso' diventa solo un asso, l'aspirante a campione diventa asso; uno cava, l'altrocresce, tutto si livella. L'educazione e naturale riservo fanno il resto: se entri e nel Circolo, un tipo in guanti bianchi riceve il tuo cappello, gli stucchi dorati t'impediscono di dir parolaccie. La stretta di mano sulla tetti all'orologio, non una mano sulla spalla. Nessun ordine del giorno, ma l'ordine con l'ora per il domani, firma carcame. Mai niente di nuovo. Un giocatore entra e capisce dov'è, cosa deve imparare, il senso delle distanze, il rispetto, quel formalismo che è pure necessario se tutti gli esserci si sonobassati su quello. ([[Carlo Bergoglio]])
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