Differenze tra le versioni di "Mina (cantante)"

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*[[Dio]] non canta. Forse non ha mai cantato. Si vede che non gli serviva. Ha dato il [[canto]] a tutti gli elementi che popolano questo mondo e che si danno da fare per tenerlo vivo. Il rumore dell’esistenza è canto. Canta l’acqua, il vento, cantano le fronde degli alberi, le pietre, cantano gli animali, canta l’uomo. Il canto è un grido, un ululato a gola aperta. Sfiora e urta e sfonda e spacca e libera e imprigiona. E non gli serve di essere ascoltato per avere valore. È una liberazione. Una manifestazione della verità. E non ha bisogno di spettatori. (da ''il Dizionario del Pop-Rock 2015'', Zanichelli<ref>Cfr. ''[http://dizionaripiu.zanichelli.it/album-della-settimana/2014/07/14/mina-mina-quasi-jannacci-1977/ Mina | Mina quasi Jannacci (1977)]'', zanichelli.it</ref>)
*[...] Dovremmo, tutt[i] insieme, [...] ridere di gusto sugli sproloqui di chi vuole farci credere di intendersi di economia. Da circa una cinquantina d'anni, ogni giorno, in ogni telegiornale, su ogni giornale, in ogni intervista, in ogni dibattito, in ogni dichiarazione, molti, moltissimi, troppi, a diverso titolo, affermano di volerci informare sui problemi di economia, di consegnarci ricette adatte alla soluzione e di chiederci in cambio la fiducia espressa in un voto in cabina. Mi pare, ma posso anche sbagliarmi, che non sia successo mai niente che indirizzasse le nostre vite alla sicurezza di un lavoro, inteso come diritto, e alla stabilità, pur con i fisiologici alti e bassi che, sempre noi normali, potremmo accettare. L'economia basata sul debito, la distanza tra "ricchezza o povertà" e economia reale, l'antidemocraticità della finanza tramata in salotti, cupole e club, così silenziosa da fare ribrezzo, sono gli elementi della mia disillusione. E, siccome non voglio piangere, rido di chi, con sussiego o arroganza, cialtroneria o competenza, sincerità o folklore, interesse o irresponsabilità, finge di capire, di volermi far capire e, solo per questo, mi chiede qualcosa in cambio. Non darò niente in cambio. Solo una risata, il più irrispettosa possibile. [...] Faranno sempre i seriosi quelli che, se aprono bocca, sono capaci di invertire un andamento di borsa, fregandosene se ciò avverrà per un giorno solo, mentre l'anno, gli anni, le vite continuano a essere sul bordo di un precipizio. L'arma più certa per garantire il perpetuarsi della nostra illusione di libertà è tenerci nella paura sventolando gli incubi dei futuri bui. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/07/31/1349/ "Mina per voi"], 31 luglio 2012)
*E invece l'unica cosa che mi piace è proprio leggere, anzi rileggere. Adesso sono sprofondata in Joseph Roth, come si fa a non impazzire per uno così? Per il resto vita debosciata: sono pigrissima, non voglio fare niente, la ginnastica mi fa schifo, lo sport lo seguo alla televisione, soprattutto il calcio, la natura non mi fa niente, già un albero mi innervosisce, sto anche quindici giorni senza uscire di casa, mi piace giocare a carte, scopone e poker, chiacchiere coi pochi amici che ho. Riprovevole ma almeno sto quieta. Mi avevano offerto, per esempio, di andare a cantare a Las Vegas, bello magari, ma dovevo starci tre mesi: tre mesi di galera, lontano da casa, ci ho rinunciato subito. (dall'intervista di [[Natalia Aspesi]], ''Ecco Mina più grassa più bella e più brava'', ''la Repubblica'', 4 luglio 1978)
*{{NDR|Su [[Pino Daniele]]}, rispondendo a un lettore che scrive "Lo sento molto nostro, dato che io sono di Napoli"}} È vostro, ma è anche molto mio e di chi ama la musica, oserei dire, aristocratica. La musica fatta con serietà e rispetto. E con una qualità, con un talento purissimo e raro. Insostituibile. Onore a Pino Daniele. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2015/01/08/daniele-talento-purissimo-e-raro/#more-2143 "Mina per voi"], 8 gennaio 2015)
*Essere buoni oggi, e anche ieri, significa non essere umani, evidentemente. Perché noi uomini stiamo mettendocela tutta per dimostrare di essere delle belve sanguinarie, prevaricatrici, senza rispetto, senza amore, senza comprensione, senza compassione. Non so se i "buoni" esistono e dove. Qui, forse, si possono trovare i troppo buoni. Diffiderei anche di loro. (da ''Vanity Fair'', n. 34, 3 giugno 2004)
*La verità è che nessuno mi conosce veramente: tranne mio marito ovvio. Sono cresciuta in una città di provincia, Cremona. È là che si è formato il mio carattere, è là che mi sono fatta le mie convinzioni sulla vita. No, gli anni dell'adolescenza non si riescono a buttare al vento, d'un colpo, solo perché una diventa popolare. Non m'importerebbe niente di quel che dicono di me, se veramente fossi una donna spregiudicata, senza complessi. Invece ci soffro, e sa quante volte scoppio a piangere quando leggo un articolo su un giornale? Sono capace di piangere per un giorno intero. Questo che significa? Significa che quel provincialismo è ancora in me. E sa cosa le dico? Me lo tengo ben stretto, per carità, guai se lo perdessi, è la cosa più cara che ho. Anche se è proprio quel provincialismo che mi fa soffrire. (dall'intervista di Sandro Mayer, ''Non sono ricca e porto solo vestitini da 20.000 Lire l'uno'', ''Oggi'', 15 settembre 1970)
*Le immagini dei No Tav che protestano per manifestare il loro dissenso alla nuova linea ferroviaria in Val di Susa hanno fatto il giro dei media e, con l'abituale falsità del «partito preso», ogni filmato sembrava descrivere situazioni diverse. I «buoni» e i «cattivi» con le loro rispettive divise erano rappresentati e descritti in modo capovolto in base alle diverse opinioni. La buona fede dell'informazione va sempre a gambe all'aria. E ormai mi ci sono abituata. Provo ad avere abbastanza cinismo per non spaccare il televisore a martellate. L'episodio di quel ragazzo che, faccia a faccia, ironizza e deride il poliziotto immobile e silenzioso mi ha fatto salire una rabbia totale. La scena, l'unica non travisabile, non imbastardita da commenti e da montaggi, è raccapricciante nella sua crudezza. Come al solito c'è un riferimento ideale che mi viene in soccorso in casi come questo. E mi consola. Come tutti, anch'io devo citare la poesia di [[Pier Paolo Pasolini]] "Il Pci ai giovani", pubblicata su "L'Espresso" del 16 giugno 1968. Siamo ancora lì. (dalla rubrica [http://minapervoi.vanityfair.it/2012/03/15/il-no-tav-e-il-poliziotto/ "Mina per voi"], 15 marzo 2012)
*Lo so, sono grassa, ma anche la Fitzgerald lo è. È colpa mia se in questo periodo alla colonia francese preferisco il brodo dagli occhi fondi? Non voglio volare, altrimenti noleggerei una mongolfiera che mi alzasse verso il cielo e se un aquilone dispettoso mi regalasse una pacca troppo forte con le ali scivolerei in mare, soffiando per i pesci la mia ultima canzone. (dall'intervista di [[Sandro Bolchi]], ''Mina, essere grassa non è peccato'', ''Corriere della sera'', 23 agosto 1978)
*[[Luciana Littizzetto]] mi piace proprio. E mi piacciono anche i suoi vestitini. Sempre molto chic, ve ne siete accorti? Mi piace come usa il corpo, come dondola sul precipizio della scrivania di Fazio, come entra con quella camminata che sembra voler dissacrare il suo essere donna. È una persona intelligente. Non dico è una «donna intelligente» se no l’aggettivo potrebbe sembrare, come sciaguratamente succede di solito, una gratifica natalizia. È l’unica che dice le «parolacce» esattamente come vanno dette. Con leggerezza. E intanto il senso del messaggio passa chiarissimo. L’altra sera mi ha tirato delle legnate per via della pubblicità delle farfalle, bavette, lasagne e altre deliziose paste alimentari. Ma non mi ha fatto alcun male. Come ripeto, mi ha fatto ridere, anzi riderissimo, come direbbe lei. Grande Littizzetto. (da ''[http://www.lastampa.it/2009/11/24/cultura/opinioni/editoriali/cara-luciana-mi-hai-fatto-riderissimo-HSB8s4tPPEl1eSw5saEDWK/pagina.html Cara Luciana, mi hai fatto riderissimo]'', ''La Stampa'', 24 novembre 2009)
*[[Madonna]] è un'azienda potentissima. Lei scrive, canta, produce e decide tutto. Ha tutta la mia stima. Questo è un ambientino abbastanza spietatino [...]. Lei può fare quello che vuole e lo fa con risultati formidabili. Mia figlia Benedetta è pazza di lei e da anni mi martella. "Senti questo... senti quest'altro...". Anche se un pochino a forza, tutto ciò mi ha permesso di farmi una vera cultura madonniana. Chapeau! (da ''Vanity Fair'', n. 20, 20 maggio 2009)
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