Differenze tra le versioni di "Ugo Foscolo"

181 byte aggiunti ,  6 anni fa
divido i sonetti
(divido i sonetti)
*A rifar l'[[Italia]] bisogna disfare le sètte. (da ''Della servitù dell'Italia'', discorso primo: "Considerazioni generali intorno alle parti, alle fazioni, e alle sètte in Italia", in ''Prose politiche'', Le Monnier, p. 186)
*... ''Altissimo | Signor del sommo canto''. (da ''A [[Dante]]'', citato in [[Giuseppe Fumagalli]], ''[[s:Indice:Chi l'ha detto.djvu|Chi l'ha detto?]]'', Hoepli, Milano, 1921, p. 412)
*''Amor fra l'ombre inferne | seguirammi immortale, onnipotente.'' (da ''Meritamente'')
*[...] ''bello di fama e di sventura | Baciò la sua petrosa Itaca [[Ulisse]]''. (da ''A Zacinto'')
*Breve è la vita, e lunga è l'arte. (da ''Che stai?'')
*Che [[Dante Alighieri|Dante]] non amasse l'[[Italia]], chi vorrà dirlo? Anch'ei fu costretto, come qualunque altro l'ha mai veracemente amata, o mai l'amerà, a flagellarla a sangue, e mostrarle tutta la sua nudità, sì che ne senta vergogna. (da ''Discorso sul testo del poema di Dante'')<ref>Erroneamente attribuita a [[Carlo Cattaneo]] (si veda [[Giuseppe Prezzolini]] nel ''Codice della vita italiana''), che cita Foscolo in un brano degli ''Scritti filosofici, letterari e vari‎''.</ref>
*''E in te beltà rivive, | l'aurea beltate ond'ebbero | ristoro unico a' mali | le nate a vaneggiar menti mortali.'' (da ''All'amica risanata'')
*[[Federico II di Svevia|Federigo II]] aspirava a [[Unità d'Italia|riunire l'Italia]] sotto un solo principe, una sola forma di governo e una sola lingua; e tramandarla a' suoi successori potentissima fra le monarchie d'[[Europa]] [...]. (da [[s:Sulla lingua italiana. Discorsi sei/Discorso secondo|''Discorso secondo'']], in [[s:Sulla lingua italiana. Discorsi sei|''Sulla lingua italiana. Discorsi sei'']])
*''Fiorir sul caro viso | Veggo la rosa; tornano | I grandi occhi al sorriso | Insidïando''. (da ''All'amica risanata'')
*''Forse perché della fatal quïete | tu sei l'immago a me sì cara vieni | o [[Sera]]!'' (da ''Alla sera'')
*I lazzaroni soltanto non avevano mai sentito parlare di diritti popolari, eccetto contro la santa inquisizione, che neppure Filippo II era riuscito a introdurre in [[Napoli]]. Il clima toglie ad essi di provare molti bisogni, e dà i mezzi di soddisfarli con poca fatica. L'ozio li mantiene nella superstizione e nel vizio, inducendoli a gettarsi disperatamente nelle insurrezioni ed a ritrarsene con altrettanta rapidità per amor d'inazione. Essi erano felicissimi sotto un governo assoluto, che dovunque è più incline a punire le pubbliche virtù dei sudditi più eminenti che i delitti dei più umili. (da ''La rivoluzione di Napoli negli anni 1798, 1799'')
*Il [[dolore]] in chi manca di pane è più rassegnato. (da ''Il gazzettino del bel mondo'')
*''E tu onore di pianti, Ettore, avrai, ove fia santo e lagrimato il sangue per la patria versato, e finché il Sole risplenderà su le sciagure umane.'' (291-295)
 
== ''Epistolario'' ==
*Il disprezzare non è da tutti. (da ''Alla Donna gentile'', 28 gennaio 1816)
*L'[[arte]] non consiste nel rappresentare cose nuove, bensì nel rappresentare con novità.
*Questo so bene: né per ripulse, né per favori, né per biasimi, né per lodi, mi rimuoverò mai dal mio proponimento.
 
==''Sonetti''==
== ''Ultime lettere di Jacopo Ortis'' ==
*''Forse perché della fatal quïete | tu sei l'immago a me sì cara vieni | o [[Sera]]!'' (da ''[[s:Sonetti (Foscolo)/Alla sera|Alla sera]]'', vv. 1-3)
*''Amor fra l'ombre inferne | seguirammi immortale, onnipotente.'' (da ''[[s:Sonetti (Foscolo)/Meritamente|Meritamente]]'', vv. 13-14)
*[...] ''bello di fama e di sventura | Baciò la sua petrosa Itaca [[Ulisse]]''. (da ''[[s:Sonetti (Foscolo)/A Zacinto|A Zacinto]]'', vv. 10-11)
*''Breve è la vita, e lunga è l'arte.'' (da ''[[s:Sonetti (Foscolo)/Che stai?|Che stai?]]'', v. 12)
 
== ''Ultime lettere di Jacopo Ortis'' ==
===[[Incipit]]===
''Da' colli Euganei, 11 ottobre 1797.''<br>Il sacrificio della patria nostra è consumato: tutto è perduto; e la vita, seppure ne verrà concessa, non ci resterà che per piangere le nostre sciagure, e la nostra infamia. Il mio nome è nella lista di proscrizione, lo so; ma vuoi tu ch'io per salvarmi da chi m'opprime mi commetta a chi mi ha tradito? Consola mia madre: vinto dalle sue lagrime le ho ubbidito, e ho lasciato Venezia per evitare le prime persecuzioni, e le più feroci. Or dovrò io abbandonare anche questa mia solitudine antica, dove, senza perdere dagli occhi il mio sciagurato paese, posso ancora sperare qualche giorno di pace? Tu mi fai raccapricciare, Lorenzo: quanti sono dunque gli sventurati? E noi, pur troppo, noi stessi Italiani ci laviamo le mani nel sangue degl'Italiani. Per me segua che può. Poiché ho disperato e della mia patria e di me, aspetto tranquillamente la prigione e la morte. Il mio cadavere almeno non cadrà fra braccia straniere; il mio nome sarà sommessamente compianto da' pochi uomini buoni, compagni delle nostre miserie; e le mie ossa poseranno su la terra de' miei padri.<ref>In realtà le "''Lettere''" iniziano con una breve nota di Lorenzo Alderani, l'immaginario raccoglitore postumo delle lettere di Jacopo: "Pubblicando queste lettere, io tento di erigere un monumento alla virtù sconosciuta; e di consecrare alla memoria del solo amico mio quelle lagrime, che ora mi si vieta di spargere su la sua sepoltura. E tu, o Lettore, se uno non sei di coloro che esigono dagli altri quell'eroismo di cui non sono eglino stessi capaci, darai, spero, la tua compassione al giovine infelice dal quale potrai forse trarre esempio e conforto".</ref>