Differenze tra le versioni di "Lauro de Bosis"

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===[[Explicit]]===
Dopo aver sorvolato a quattromila metri la Corsica e l'isola di Montecristo arriverò a Roma verso le otto, facendo gli ultimi venti chilometri a motore spento. Sebbene non abbia per tutta esperienza che sette ore e mezzo di volo, se cado non sarà per errore di pilotaggio. Il mio aeroplano non fa che centocinquanta chilometri all'ora, quelli di Mussolini ne fanno trecento. Egli ne ha novecento e han tutti ricevuto l'ordine di abbattere a ogni costo con le loro mitragliatrici qualunque aeroplano sospetto. Per poco che mi conoscano devon sapere che dopo il primo tentativo non posso aver abbandonato l'impresa. Se il mio amico [[Italo Balbo|Balbo]] ha fatto il suo dovere essi sono ora là ad attendermi. Tanto meglio: varrò più morto che vivo.
 
==Citazioni su Lauro de Bosis==
*Lauro de Bosis concepì e decise il volo su Roma e il lancio dei messaggi al Re e al popolo italiano come l'adempimento di un preciso dovere morale e politico. Dovere morale, perché egli solo era rimasto libero dopo l'arresto e la condanna dei suoi compagni d'azione. Solidarietà dunque con Vinciguerra e Rendi condannati a quindici anni di carcere, solo per aver proposto il ripristino delle libertà statutarie, soppresse dalle cosiddette "leggi fascistissime" che avevano demolito lo Stato liberale nato dal Risorgimento. (Alessandro Cortese de Bosis)
*De Bosis. Un personaggio unico e inconfondibile. Di padre italiano (e quale padre!) e di madre americana. Professore a New York: cultore profondo e appassionato della storia della civiltà italiana, largamente permeato di dannunzianesimo (Valiani, che se ne intende e che è di Fiume, ama dire che D'Annunzio ha influenzato egualmente fascismo e antifascismo). Arrivato tardi alla lotta contro il regime e non senza qualche sgradevole equivoco coi compagni di esilio (eccetto [[Gaetano Salvemini|Salvemini]] che lo capì subito e lo protesse sempre). Fondatore nel '30 insieme con Mario Vinciguerra (un altro personaggio che meriterebbe una “Vita”) dell'Alleanza Nazionale, una specie di riduzione dell'”Unione democratica” amendoliana in chiave monarchica, anzi in chiave di collaborazione tra forze liberali, cattoliche e moderate al fine di premere su Monarchia e Chiesa per la rottura col fascismo (non importa se due anni dopo il Concordato). ([[Giovanni Spadolini]])
*Io non so se in quella tragica ora, in cui giunse al colpo di stato, Vittorio Emanuele III abbia pensato al programma dell'Alleanza nazionale e soprattutto all'ultimo disperato appello di Lauro a lui lanciato coi manifestini dall'aeroplano nell'ottobre 1931. Se ci penso mi pare impossibile che un gelo non abbia percorso le sue vene considerando quella nobile giovinezza perduta e il troppo tardivo ricorso a quelle idee e progetti che minacciava ormai di sterilità e di rovina la loro attuazione da parte della Monarchia. (Vincenzo Vinciguerra)
 
==Note==