Differenze tra le versioni di "Renato Guttuso"

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*La tua preoccupazione e il tuo sgomento non vengono dallo scoprirmi in contraddizione: sono un modo e del tuo modo di vivere il comunismo, e del tuo modo di intendere l'amicizia. Tu dici “La notizia della tua candidatura nel PR mi ha fatto riflettere sulla misura e qualità della mia amicizia per te”. Al contrario, il tuo essere comunista negli anni del realismo socialista, durante la polemica Vittorini-Togliatti, di fronte ai fatti d'Ungheria e di Cecoslovacchia, in questi anni di compromesso storico, non mi hanno mai fatto riflettere sull'amicizia che sentivo per te anche prima di conoscerti e che poi ha trovato conferma nel conoscerti [...] Un mio concittadino usava chiudere le discussioni con questa frase: “Siamo d'accordo, ma la pensiamo diversamente”. Anche noi, caro Renato, siamo d'accordo su tante cose: ma la pensiamo diversamente. Contentiamoci dell'essere d'accordo su qualche punto. E continuiamo, finché si può, a pensarla diversamente. (dalla Lettera di Leonardo Sciascia a Renato Guttuso, pubblicata su “La Repubblica”, maggio 1979)
*{{NDR|Parlando di opere di esordio come La fuga dall'Etna, accostate, in chiave narrativa e poetica, a Verga}} La poetica è per entrambi quella di «semplificare le umane passioni»; ma quella di Verga prende avvio da un ritorno, quella di Guttuso da una fuga. La differenza non è trascurabile. Si potrebbe dire, con una battuta, che c’è di mezzo tutta la scala zoologica: dall’ostrica all’uomo in rivolta. E tuttavia l’ostrica di Verga, l’uomo attaccato allo scoglio della miseria e degli affetti, soffre come e quanto l’uomo in fuga, l’uomo in rivolta di Guttuso. Il sistema della sofferenza, il sistema della passione. (Leonardo Sciascia, ''La semplificazione delle passioni'', in ''Catalogo della Mostra antologica dell’opera di Renato Guttuso'', Palermo, Palazzo dei Normanni, 1971)
*La storia della pittura di Guttuso comincia da quella Fuga dall’Etna durante un’eruzione che Natale Tedesco ha chiamato ''la Guernica siciliana'' , però siciliana è un po’ anche la Guernica di Picasso; e forse Picasso ha studiato lo schema compositivo del Trionfo della morte di Palermo più di quanto Guttuso abbia dipinto la Fuga sotto l’impressione della Guernica che Cesare Brandi gli aveva allora mandato in cartolina. (Cesare Brandi, ''Guttuso a Parma'', Il Punto, Roma, 15 febbraio 1964; cfr ''La mostra di Guttuso a Parma'', in «Galleria», XXI, 1-5, gennaio-ottobre 1971, pp. 84-85; cfr Cesare Brandi, ''Scritti sull'arte contemporanea'', Einaudi, Torino 1976, pp. 401-404; e infine in ''Brandi e Guttuso: storia di un'amicizia'', a cura di Fabio Carapezza Guttuso, Electa, Milano 2006, pp. 132-134)
*Nessuna crisi può segnare il punto del cedimento per un uomo, per un artista, il cui elemento di vita è appunto la crisi. Guttuso è sempre in crisi: sicchè nessuna crisi può coglierlo con insidia o alla sprovvista. Il suo essere pittore è una passione, una febbre – cioè, propriamente, una crisi. (Leonardo Sciascia, ''La semplificazione delle passioni'', in ''Catalogo della Mostra antologica dell’opera di Renato Guttuso'', Palermo, Palazzo dei Normanni, 1971)
*Per un artista vero – qual è per esempio Guttuso – il “realismo socialista” non esiste. Guttuso è un grande pittore più quando fa ''I tetti di Sicilia'' che quando dipinge i ''Funerali di Togliatti''. Le etichette esistono in senso deteriore, e per la parte deteriore. (Leonardo Sciascia, intervista su ''Critica Sociale'', gennaio 1978, p. 17)
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