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→‎Orazioni: Contro Demostene
*Penso che la cosa migliore sia vincere, o, nel caso dovesse accadere, cadere combattendo per una causa come quella per la quale abbiamo combattuto. (''Contro Dionda'', 6)
:Κράτιστον μέν γε πάντων, οἶμαι, ἐστὶν τὸ νικᾶν, εἰ δ'ἄρα συμβαίνοι, ἁποτυχεῖν τοὺς περὶ τοιούτων ἀγωνιζομένους οἴωνπερ ἡμεῖς.
 
===''Contro Demostene''===
====[[Incipit]]====
Personalmente, signori giudici, come appunto dicevo poco fa a quelli seduti accanto a me, il fatto che mi stupisce è questo qui: che, per Zeus, [[Demostene]] sia il solo uomo in Atene nei cui confronti non abbiano vigore né le leggi che prescrivono la validità di ogni contratto stipulato da una persona in suo proprio danno, né i decreti del popolo, secondo i quali voi avete giurato di dare il vostro voto. Tanto più che questi decreti non sono stati proposto da nessuno dei nemici di Demostene, ma da lui stesso, e il popolo li ha votati dietro suo invito e quasi con il suo volontario consenso alla propria sentenza di morte ...<ref name=lac>In ''Oratori attici minori'' i "..." segnalano una lacuna del papiro che tramanda l'orazione.</ref> Eppure il buon diritto, signori giudici, è semplice, penso, da stabilire: esso è in nostro favore contro Demostene. Come nelle cause private molte controversie si decidono per mezzo di intimazioni, analogamente anche quest'affare è già bell'e deciso. Consideratelo, signori giudici, nel modo seguente. Il popolo ti accusò, Demostene, di aver ricevuto venti talenti contro l'interesse dello stato e contro le leggi. Tu negasti di averli ricevuti e redigesti un'intimazione in forma di decreto, che presentasti al popolo, rimettendoti per le accuse che ti erano state mosse all'arbitrato del consiglio dell'Areopago ...<ref name=lac/>
 
{{NDR|Frammento 1; traduzione in ''Oratori attici minori'', pp. 119-121}}
 
===''Per Licofrone''===
====[[Incipit]]====
Io sono venuto qui pieno di fiducia anzitutto negli dèi, nei quali appunto anche voi solete confidare sia negli affari privati, ciascuno per proprio conto, sia in quelli pubblici, poi nella legge e nel giuramento che vi impone di ascoltare del pari gli accusatori e i difensori, e ...<ref name=lac>In ''Oratori attici minori'' i "..." segnalano una lacuna del papiro che tramanda l'orazione.</ref>
 
{{NDR|Frammento 1; traduzione in ''Oratori attici minori'', p. 147}}
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