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→‎Orazioni: ''Per Licofrone'', incipit (monco) ed excipit
*Penso che la cosa migliore sia vincere, o, nel caso dovesse accadere, cadere combattendo per una causa come quella per la quale abbiamo combattuto. (''Contro Dionda'', 6)
:Κράτιστον μέν γε πάντων, οἶμαι, ἐστὶν τὸ νικᾶν, εἰ δ'ἄρα συμβαίνοι, ἁποτυχεῖν τοὺς περὶ τοιούτων ἀγωνιζομένους οἴωνπερ ἡμεῖς.
 
===''Per Licofrone''===
====[[Incipit]]====
Io sono venuto qui pieno di fiducia anzitutto negli dèi, nei quali appunto anche voi solete confidare sia negli affari privati, ciascuno per proprio conto, sia in quelli pubblici, poi nella legge e nel giuramento che vi impone di ascoltare del pari gli accusatori e i difensori, e <...>
 
{{NDR|Frammento 1; traduzione in ''Oratori attici minori'', p. 147}}
 
====[[Explicit]]====
Ciò che io ero in grado di dire in mia difesa, signori giudici, a un dipresso l'avete udito. Ma poiché il mio accusatore, pur non essendo inesperto nell'arte della parola e pur avendo frequente pratica di contese giudiziarie, ha fatto appello ad altri oratori disposti a rovinare un cittadino contro la giustizia, anch'io vi prego e vi supplico di autorizzarmi a chiedere a mia volta l'intervento di uomini che parleranno a mio favore in un processo così grave, e di ascoltare con animo benigno i congiunti e gli amici in grado di aiutarmi; ché sono vostro concittadino, e come privato, non ho pratica di parlare, e in questo processo corro il rischio non solo di essere condannato a morte - cosa, questa, di minima importanza per chi sappia ben valutare - ma di essere gettato fuori dei confini e, dopo morto, di non aver neppure sepoltura in patria. Pertanto, se mi autorizzerete, signori giudici, chiamerò un amico che venga in mio soccorso. Sali quassù, Teofilo, per favore, e di' in mia difesa ciò che puoi; hai l'autorizzazione dei giudici.
 
{{NDR|19-20; traduzione in ''Oratori attici minori'', pp. 160-161}}
 
===''Per Eussenippo''===
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