Robert Musil: differenze tra le versioni

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*Questa bellezza? – si pensa, – sì, va bene, ma è poi la mia? Questa verità che sto scoprendo, è davvero la mia [[verità]]? Gli scopi, le voci, la realtà, tutte queste cose seducenti che allettano e guidano, che noi seguiamo, in cui ci buttiamo, sono la vera verità, o invece non se ne coglie che un soffio inafferrabile, posatosi sulla realtà? (cap. 34)
*Negli anni della maturità pochi uomini sanno, in fondo, come son giunti a se stessi, ai propri piaceri, alla propria concezione del mondo, alla propria moglie, al proprio carattere e mestiere e loro conseguenze, ma sentono di non poter più cambiare di molto. Si potrebbe sostenere persino, che sono stati ingannati; infatti è impossibile scoprire una ragione sufficiente per cui tutto sia andato proprio così come è andato; avrebbe anche potuto andare diversamente; essi hanno influito pochissimo sugli avvenimenti, che per lo più sono dipesi da circostanze svariate, dall'umore, dalla vita, dalla morte di tutt'altri individui; e solo in quel dato momento si sono abbattuti su di loro. Quand'erano giovani la vita si stendeva loro dinanzi come un mattino senza fine, colmo di possibilità e di nulla, e già al meriggio ecco giungere all'improvviso qualcosa che pretende di essere ormai la loro vita; e tutto ciò è così sorprendente come vedersi davanti tutt'a un tratto una persona con la quale siamo stati vent'anni in corrispondenza, senza conoscerla, e ce la siamo immaginata completamente diversa. Ancora più strano, però, che quasi nessuno, se ne accorga; adottano la persona che è venuta a loro, la cui vita si è incorporata alla loro vita, giudicano le sue vicende ed esperienze ormai come le espressioni delle loro qualità, e il suo destino diventa merito o disgrazia loro. [...] E non hanno più che un ricordo confuso della giovinezza, quando c'era in loro qualcosa come una forza opposta. (cap. 34, pp. 144-145)
*«Quello che ci occorre oggi nella vita è la persuasione che le nostre faccende van meglio di quelle del vicino. [...]; tutto ciò che dà a un uomo la sicurezza di non essere assolutamente niente di strardinario, ma che nel suo modo di non essere niente di straordinario, egli può essere difficilmente uguagliato!» {{NDR|Ulrich a Clarisse}} (cap. 54)
*Hai ragione quando dici che più nulla è serio, ragionevole o anche soltanto trasparente; ma perché non vuoi capire che la colpa è proprio del [[razionalismo]] dilagante, che appesta ogni cosa? In tutti i cervelli s'è annidata la smania di diventare sempre più razionali, di specializzare sempre più la vita, e in pari tempo l'impossibilità di raffigurarsi che cosa ne sarà di noi quando giungeremo a conoscere, suddividere, tipizzare, meccanizzare e regolare tutto. Così non si può andare avanti. {{NDR|Walter a Ulrich}} (cap. 54)
*I filosofi sono dei violenti che non dispongono di un esercito e perciò si impadroniscono del mondo rinchiudendolo in un sistema. (cap. 62)
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