Differenze tra le versioni di "Gigi Garanzini"

*Il capo d'imputazione non è aver venduto il calcio alla tv. Quello era un passaggio obbligato, inevitabile, che ha riguardato l'intera Europa calcistica. È non aver saputo creare i presupposti di una civile convivenza tra il calcio da salotto e quello da tribuna, come negli altri paesi è accaduto. In nome e per conto di un intreccio di conflitti d'interessi non compatibile con un paese civile. [...] Ma questo accade, anche, perché a fronte di una comodità proposta a prezzi ragionevoli c'è un'offerta stadio scomoda, cara quando non carissima, e soprattutto pericolosa. Mentre, a parità di overdose tv, in Germania, Inghilterra, Spagna gli stadi continuano ad essere pieni, con modeste oscillazioni da un campionato all'altro, all'insù e un po' all'ingiù. In [[Germania]] non siamo lontani dai quarantamila, in [[Inghilterra]] dai trentacinquemila, la [[Spagna]] viaggia intorno ai trentamila. Persino la [[Francia]], dove il football segue a ruota il rugby, ci guarda dall'alto in basso. (cap. ''In fuga dagli stadi'')
*Durò un paio di giorni, per la verità, anche lo scarico di responsabilità da parte della squadra, sotto forma di tiro al bersaglio dell'arbitro Moreno. Ma poi, salvo qualche eccezione, il comune senso del pudore, prima ancora del fair play, riprese il sopravvento e si cominciò a riconoscere che se gli arbitraggi rassicuranti, oltre che davvero imparziali, sono oggettivamente diversi, ancor più diverse sono le congiure. Quando una squadra deve perdere, secondo quanto cercarono di farci credere, non arriva a giocarsi due match-ball come quelli di Vieri e Gattuso a pochi minuti dalla fine. La fermano prima, alla maniera di Aston in Cile. La Rai invece, impavida, andò avanti per settimane. E più passavano i giorni, più grosse le sparava. Sino a quella, davvero memorabile, dell'azione per danni alla Fifa. Il presupposto era, ovviamente, che [[Byron Moreno]] fosse il braccio armato di Blatter, investito della missione di far andare avanti, a qualunque costo, la squadra di casa. (cap. ''La cultura della sconfitta'')
*In stagioni normali l'indice di sgradimento vede al primo posto la Juventus, per ragioni cromosomiche dunque indipendenti dalla mia volontà, seguite dalle altre due appaiate: facciamo quaranta, trenta, trenta. Ma per un certo tempo al quaranta è salito il Milan, per ragioni politiche altrettanto indipendenti dalla mia volontà. Mentre oggi la maggioranza relativa spetta all'Inter perché se [[chiagne e fotte]] un napoletano mi diverte; un milanese, meno. E così l'outing è completo. (cap. ''Complimenti per la trasmissione'')
*Sono nato granata. E sono venuto grande a pane e [[Torino Football Club|Toro]]. Aveveo cinque anni la prima volta che mio padre mi portò con sé al Filadelfia, ricordo le battaglie di capitan [[Enzo Bearzot|Bearzot]] e di Lancioni, le volate di Bertoloni e Crippa, padre, mica figlio, le parate di Panetti e Rigamonti, qualche gol di Jeppson e Virgili. (cap. ''Complimenti per la trasmissione'')
 
==Dal programma radiofonico ''A tempo di sport''==
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