Differenze tra le versioni di "Gérard Calvet"

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*Il [[rito]] è un pensiero in atto. E' il pensiero umano incarnato in un gesto, capace di un'intensa forza d'espressione come della più squisita delicatezza mentale. (p. 34)
*La [[liturgia]] è il ''canto dello Sposo e della Sposa''. (p. 37)
*L'idea di liturgia presenta un contenuto di una ricchezza inaudita: non si tratterà più di un atto religioso sociale, che esprime la volontà sacrificale di un popolo o di una città, ma di questo mistero senza fine nel quale gli angeli desiderano fissare il loro sguardo: l'unione nuziale di Cristo e della Chiesa, l'azione del Verbo che prende l'umanità e la solleva sopra sé stessa per mezzo del suo sacrificio, dramma redentore avente per fine l'attirare a sé tutte le cose, ''quelle che sono in cielo e quelle che sono sulla terra'', sotto l'influsso regale e sacerdotale del Figlio prediletto, per far esplodere la lode di gloria per la sua grazia. Ecco ciò che rappresenta per noi l'azione liturgica. Essa accoglie in sé tutto il mistero di Cristo; veicola fino a noi, in modo non cruento, sotto l'apparena del pane e del vino, il dramma sacrificale e trionfale di Cristo, Sacerdote e Re. E' per questo che tale azione si circonda di tanta solennità; per cui una Messa bassa, non comunitaria e non cantata, sarebbe stata percepita come anomala per le prime generazioni cristiane, talmente era vivo nel cuore di quelle Comunità il sentimento di partecipazione al mistero nel quale si consuma vittoriosamente la storia della salvezza, sotto il segno delle Nozza dell'Agnello. (p. 38)
*Fino alla fine del mondo, l'anima cristiana troverà nella [[liturgia]] questa fonte di vita alla quale si sono abbeverati i nostri avi, e la visione che conservava nella loro attesa. Forse, la scuola liturgica è la sola capace, oggi come ai tempi della Chiesa primitiva, di sollevare la cappa di piombo del nostro mondo materialista e d'infondergli di nuovo il gusto della vita eterna. (p. 39)
*Non s'insisterà mai troppo, in una cultura segnata dal dominio dell'utile e di ciò che è redditizio, sul ruolo educatore della [[liturgia]]: assorbita dalla visione dell'eterno, e interessata a iniziare i suoi fedeli alla gratuità, al canto e all'estasi, li condurrà fino al luogo dove si cancella ogni espressione verbale per amare, lodare e adorare in silenzio "la Bellezza che chiude le labbra". (pp. 42-43)
*Il gusto della bellezza è inseparabile, a nostro avviso, dallo zelo per la verità dottrinale. La bellezza determina il vero. Si tradisce più spesso la verità dei dogmi per l'affievolirsi del gusto, piuttosto che per puri errori dello spirito. (p, 45)
*La vita contemplativa, alla scuola della liturgia, realizza ciò che il pensiero riflessivo non ha mai saputo fare: utilizzare l'universo secondo un'accurata scelta, dove partecipano il pane e il vino, l'acqua e l'olio, l'incenso e la cera, il canto sacro umile e sontuoso la cui impareggiabile bellezza lascia il posto ai diritti del silenzio; formule antiche, cesellate con un'arte eccelsa che ci rapisce, come con leggeri colpi d'ali, ''per l'amore delle cose invisibili''. (p. 55)
*Se ci fosse chiesto quale sia il carattere più sconvolgente, fra tutti quelli che uno spirito filiale e attento può scoprire nella preghiera della Chiesa, non esiteremmo a indicare il gusto poetico dei suoi canti, la forza e l'esatezza dell'influenza dei suoi sacramenti, la ricchezza dei suoi sacramentali, il contenuto sovranamente efficace dei suoi misteri, che imprimono nelle nostre anime la similitudine del Figlio. Sicuramente il carattere di ''santità'' riconoscibile nel minore dei riti, nella formula anche la più breve, esprime più di ogni altra l'origine divina di questa istituzione che chiamiamo santa liturgia. Grazie alla sua misteriosa intimità con i cori della Patria celeste ai quali la Chiesa ci fa accedere sotto il velo della fede, possiamo unire le nostre vosi a quelle dei nostri fratelli invisibili, e fare umilmente, sotto il loro sguardo, nella sofferenza e nella gioia, conoscenza dell'eternità. (p. 56)
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