Differenze tra le versioni di "Gérard Calvet"

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*La Chiesa non consacra il mondo se non per offrirlo a Dio; e offrendolo, lo santifica e lo divinizza. (p. 19)
*Il valore del fiume liturgico, carico di tutto l'oro del mondo, risiede nel fatto che si getta nell'oceano della vita divina: lo scorrere d'immagini e segni si arresta sulla soglia del santuario, non lasciando penetrare se non le anime che passano dall'orazione alla preghiera pura, quando acconsentono all'abolizione di segni e all'avvento della pienezza. (p. 21)
*Il segno più evidente e fondamentale verso il quale è richiesta la nostra massima attenzione, quello che ci indica che abbiamo realmente passato la soglia del Regno, è la gioia. (p. 22)
*La [[Chiesa]] è evidentamente l'immagine del paradiso. (p. 25)
*La Messa è il sacrificio del cielo, perché ciò che il celebrante delle nostre Messe su questa terra tiene tra le sue dita è il Cristo glorioso, che si offre in quel momento alla maestà del Padre. (pp. 28-29)
*La Messa è un'avventura mistica di portata incalcolabile. Il mistero della croce sanguinante si rinnova con dolcezza, provocando uno squarcio nel paradiso. Il sogno di Giacobbe si realizza: gli angeli salgono e discendono e la loro presenza affettuosa rende più soave la nostra partecipazione all'austero sacrificio. Chiunque si accosti all'altare suscita l'aiuto amichevole e l'ammirazione dei nostri fratelli invisibili. (p. 31)
*Il [[rito]] è un pensiero in atto. E' il pensiero umano incarnato in un gesto, capace di un'intensa forza d'espressione come della più squisita delicatezza mentale. (p. 34)
*La [[liturgia]] è il ''canto dello Sposo e della Sposa''. (p. 37)
*Fino alla fine del mondo, l'anima cristiana troverà nella [[liturgia]] questa fonte di vita alla quale si sono abbeverati i nostri avi, e la visione che conservava nella loro attesa. Forse, la scuola liturgica è la sola capace, oggi come ai tempi della Chiesa primitiva, di sollevare la cappa di piombo del nostro mondo materialista e d'infondergli di nuovo il gusto della vita eterna. (p. 39)
*La vita contemplativa, alla scuola della liturgia, realizza ciò che il pensiero riflessivo non ha mai saputo fare: utilizzare l'universo secondo un'accurata scelta, dove partecipano il pane e il vino, l'acqua e l'olio, l'incenso e la cera, il canto sacro umile e sontuoso la cui impareggiabile bellezza lascia il posto ai diritti del silenzio; formule antiche, cesellate con un'arte eccelsa che ci rapisce, come con leggeri colpi d'ali, ''per l'amore delle cose invisibili''. (p. 55)
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