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[[Immagine:Julien Offray de La Mettrie.jpg|thumb|Julien Offray de La Mettrie]]
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__NOTOC__
'''Julien Offray''' (o '''Offroy''') '''de La Mettrie''' (1709 – 1751), medico e filosofo francese.
 
==''L'uomo macchina''==
==Citazioni di Julien Offray de La Mettrie==
*Dagli [[animale|animali]] all'uomo la transizione non è violenta: i veri filosofi ne converranno. Che cos'era l'uomo prima dell'invenzione delle parole e della conoscenza delle lingue? Un animale appartenente alla specie umana, che con molto meno istinto naturale degli altri, di cui allora non si credeva re, si distingueva dalla scimmia e dagli altri animali solo come la scimmia si distingue da questi ultimi, cioè grazie a una fisionomia esprimente maggior discernimento. (pp. 191-192)
*Dagli [[animale|animali]] all'uomo la transizione non è netta.<ref>Citato in Ditadi 1994, p. 148.</ref>
*Malgrado tutti questi vantaggi che l'uomo ha sugli animali, è ancora un onore per lui metterlo nella loro stessa classe. È d'altronde innegabile che fino ad una certa età egli è più animale di loro perché nascendo porta con sé un minore istinto. Qual è l'animale che morirebbe di fame in mezzo ad un fiume di latte? Solo l'uomo. […]<br />Egli si nasconde come se si vergognasse di provare il piacere e di esser fatto per la felicità, mentre gli animali si gloriano di essere ''cinici''. Privi di educazione, essi sono privi anche di pregiudizi. (p. 201)
*GuardiamoMa guardiamo ora quel cane e quel bambino che hanno entrambi perduto il loro padrone sulla strada maestra. Il bambino piange e non sa a che santo votarsi; il cane, meglio servito dal suo odorato che l'altro dalla ragione, lo ritroverà presto.<br />La natura ci aveva dunque fatti per essere inferiori agli animali, o almeno per far meglio emergere con ciò i prodigi dell'[[educazione]], la quale soltanto ci innalza da quel basso livello e ci eleva poi sopra di essi.<ref>Da ''L'homme machine'' (1747), in ''Opere filosofiche'', a cura di [[Sergio Moravia]], Laterza, Bari, 1974, ppp. 204; citato in Ditadi 1994, p. 148.</ref>201-202)
*Non mi si obietti che gli animali sono nella maggior parte esseri feroci, incapaci di sentire il male che fanno. Forse che tutti gli uomini sanno distinguere meglio i vizi e le virtù? […] Gli uni e gli altri possono essere più o meno feroci per temperamento, e lo divengono ancor più a contatto con coloro che lo sono. Ma un animale dolce, pacifico, che vive con altri animali simili e si ciba di alimenti dolci sarà nemico del sangue e della carneficina, e arrossirà nel suo interno per averne versato: forse con questa differenza da noi, che siccome in lui tutto è sacrificato ai bisogni, ai piaceri e ai comodi della vita di cui gode più di noi, i suoi rimorsi non sembra debbano essere altrettanto vivi dei nostri, perché noi non abbiamo le loro stesse necessità. L'[[abitudine]] smussa, e forse soffoca, sia i rimorsi che i piaceri. (p. 204)
 
==Citazioni su Julien Offray de La Mettrie==
*Da La Mettrie in poi è la macchina a diventare sempre più il metro di interpretazione dell'umano. ([[Adriano Pessina]])
 
==Note==
<references />
 
==Bibliografia==
*Julien Offray de La Mettrie, ''L'uomo macchina'', in ''Opere filosofiche'', a cura di [[Sergio Moravia]], Laterza, Bari, 1992.
*Gino Ditadi, ''I filosofi e gli animali'', vol. 1, Isonomia editrice, Este, 1994. ISBN 88-85944-12-4
 
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