Differenze tra le versioni di "Jean Cocteau"

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(fix NDR, tolgo citazione di Charlie Chaplin già presente nella sua voce)
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===Citazioni===
*Amare, dormire a occhi aperti, aspettare miracoli, questa fu l'unica mia politica. (p. 11)
*[[Roma]] di [[notte]]. [[Città]] morta. Città muta. Città nella quale il solo grido che ci permettono le facciate e le mura, sempre lo stesso con piccole variazioni, è Duce: il volto, di fronte e di profilo, berretto con ''aigrette'' o elmetto, amabile o terribile.<br/>La città cieca, sorda, con la lingua tagliata, si esprime soltanto attraverso le smorfie liriche di [[Benito Mussolini|Mussolini]]. (p. 16)
*Mi rivedo con [[Pablo Picasso|Picasso]] mentre tornavamo di notte dall'Albergo Minerva, dove alloggiavano le ballerine russe, al nostro albergo in Piazza del Popolo.<br/>Preferivamo la Roma al chiaro di [[luna]] perché di notte si vede come è fatta una città. (p. 16)
*[[Venezia]], metà [[donna]], metà pesce, è una sirena che si disfà di una palude dell'Adriatico. Roma invece, tante volte sotterrata e disotterrata, continua nel suo solenne seppellimento. Non vi è cosa che non si inclini, che non ceda, che non si comprima e che non scavi la propria fossa. (p. 17)
*Roma non mi commuove. Mi confonde.<br/>Il canto delle fontane rivela la vera città, la necropoli che sfugge al piccone dell'ex manovale Mussolini. [...] Qui tutto sembra obbedire al pollice verso dell' ''Imperator'', che con quel gesto decreta la fine del vinto, così come riempie la pipa o come si pianta un seme. (p. 17)
*L'[[anima]] di un [[paese]] non cambia. Ci osserva da dietro i palazzi blindati e dietro la calma, dietro la disciplina, dietro le uniformi romanzesche, dietro la maschera tragicomica del [[Benito Mussolini|Duce]]. (p. 18)
*Sulla carta d'Egitto, l'Egitto è una pietra funeraria. (p. 36)
*[[Il Cairo]] è una città di morte. Vi si indovina fin dall'arrivo che la morte è l'industria principale dell'Egitto, che l'Egitto è una necropoli e che la preoccupazione delle tombe dominava la vita egiziana. (p. 36)
*La [[sfinge]] non è un enigma. Inutile interrogarla. È una risposta: «''Eccomi''», dice, «custodisco le tombe piene e custodisco le tombe vuote. Ciò ha poca importanza. La volontà di bellezza, il fuoco del genio, fenice umana, rinascono perpetuamente dalle loro ceneri. Perfino nella distruzione attingono a nuove forze. Siamo poche pietre miliari sparse per il mondo che riuniscono gli spiriti sparpagliati e li obbligano, malgrado le credenze morte e la velocità, a fare pellegrinaggi e soste». (p. 41)
*La [[Egitto|Sfinge]] e le [[Egitto|Piramidi]] sono uno scenario atto a spaventare un popolo credulo. (p. 42)
*Temevo il lato colossale dell'Egitto: invece, i suoi colossi non sono smisurati e non disturbano l'armonia di una terra proporzionata agli uomini. È una razza di giganti e basta. (p. 45)
*[[Aden]], porta dell'inferno, dove ci depongono quei fauni di marmo nero dai riccioletti biondi, dalle guance vermiglie, dalle narici, dalle labbra, dagli archi sopracciliari e dalle giunture delicati. (p. 59)