Differenze tra le versioni di "Unità d'Italia"

+ cit. Nitti
m (Automa assistito: correzione semiautomatica di alcuni errori comuni.)
(+ cit. Nitti)
*Celebrare il 150° Anniversario dell'Unità d'Italia significa diverse cose: significa verificare da dove veniamo, ma anche dove siamo arrivati e dove andiamo. E quando si visita l'Ansaldo si vede che di strada ne abbiamo fatta tanta. ([[Giorgio Napolitano]])
*Chi l'ha costruita sono stati politicanti e studiosi del Nord e del Sud, in nome dell'unità, del progresso, della rivoluzione, del Re, del Duce. Non tutti insieme, si capisce, né tutti con la medesima voce, ma un po' per volta, in armonica disarmonia. Gente magari in buona fede, ma che ignorava i fatti, quelli veri: oppure gente che voleva nascondere qualcosa, per diversissime ragioni spesso contrastanti. La ragione, o meglio il pretesto più comune e più facile era, anzi è l'unità d'Italia, alibi necessario che ogni sozzura copre con le sue grandi santissime ali. Il risultato? Oggi più che mai l'Italia è divisa in due parti, una tutta bianca, l'altra tutta nera. Di questo mito il tempo ha fatto un baluardo così roccioso e inattaccabile che il conformismo liberale, anche se a volte dubitoso ed erudito, non osa neppure scalfirlo. ([[Carlo Alianello]])
*Da tre secoli a questa parte mai l’Italia è stata ciò che è ora: in quarant’anni di unità, di questa unità che con le sue ingiustizie è sempre il nostro più grande bene, in quarant’anni di unità, noi abbiamo realizzato progressi immensi. Noi non eravamo nulla e noi siamo molto più ricchi, molto più colti, molto migliori dei nostri padri. ([[Francesco Saverio Nitti]])
*L'appuntamento dei 150 anni non deve trasformarsi, come già successo in passato per altre celebrazioni storiche, in una manifestazione puramente retorica bensì, in una congiuntura difficile come quella che stiamo vivendo, essere un momento alto di coscienza civile, capace di coinvolgere l'intera società italiana, offrendo momenti e occasioni di riflessione sulla nostra storia e sulla nostra identità, necessari per realizzare una più profonda coscienza dell'unità nazionale. ([[Sandro Bondi]])
*L'unità d'Italia è stata e sarà – ne ho fede invitta – la nostra redenzione morale. Ma è stata, purtroppo, la nostra rovina economica. Noi eravamo, il 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico, sano e profittevole. L'unità ci ha perduti. E c'è di peggio. Tutto il macchinario dello Stato presente, se è tollerabile dalle forze dell'Alta Italia, è intollerabile dalle esauste nostre forze. E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all'opinione di tutti, che lo Stato italiano profonda i suoi beneficii finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che nelle meridionali. ([[Giustino Fortunato]])
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