Differenze tra le versioni di "Nikolaj Vasil'evič Gogol'"

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*Ma al mondo non c'è nulla di duraturo e perciò anche la gioia, nell'attimo che segue, non è già più così viva; poi essa diventa ancor più debole e, infine, inavvertitamente si confonde con lo stato d'animo abituale, come nell'acqua un cerchio prodotto dalla caduta d'un sassolino finisce per confondersi con la superficie liscia. (da ''Il naso'', in ''I racconti di Pietroburgo'', 1967)
*Mi ero accorto che nelle mie opere avevo riso gratuitamente, senza un perché. Quando si ha da ridere val meglio ridere forte di quel che merita che tutti ridano. (da ''Confessione''; citato in Leone Pacini Savoj, introduzione a Gogol' 2004, p. 52)
 
===Senza fonte===
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*Con le carte in mano, tutti gli uomini sono uguali.
*La stupidaggine costituisce in una bella moglie un particolare incanto. Per lo meno, io ho conosciuto molti mariti che vanno pazzi per la stupidaggine della propria moglie, e scorgono i segni dell'innocenza infantile.
*Innumerevoli come i granelli di sabbia sono le passioni umane, e tutte diverse l'una dall'altra; e tutte quante, meschine e nobili, da principio stan soggette all'uomo, e diventano poi le sue terribili tiranne.
 
==''Taras Bul'ba''==
===Citazioni===
*Un giorno, mentre egli andava distratto, per poco non gli ando' addosso il calesse di un certo signore polacco, e il cocchiere che sedeva a cassetta coi suoi formidabili baffi, gli diede un ben aggiustato colpo di frusta. Il giovine collegiale montò in collera: con un ardimento insensato egli afferrò con la sua mano una delle ruote di dietro, e fece fermare il calesse. Ma il cocchiere, per paura di una rappresaglia, frustò i cavalli; questi tirarono... e Andrea che per sua fortuna s'era affrettato a staccare la mano, stramazzò a terra, addirittura con la faccia nel fango. La più sonora e armoniosa risata risuonò sopra di lui. Levando lo sguardo, egli vide affacciata a una finestra una ragazza, bella come finora da quando era al mondo non ne aveva ancora veduta nessuna: dagli occhi neri, dalle carni bianche come la neve illuminata dal sole rosseggiante del mattino. Ella rideva proprio di gusto, e il riso dava più vivo risalto alla sua bellezza abbagliante. Egli rimase sconcertato. La guardava come fuori di sé, mentre distrattamente cercava di pulirsi il viso dal fango e se ne imbrattava sempre peggio. Chi poteva essere quella bellezza?
 
*«O mia sovrana!» esclamò Andrea, pieno di ogni esuberanza, di cuore, di spirito e di ogni sorta «di che hai bisogno? che vuoi? Non hai che a dirmelo. Assegnami il compito più impossibile che mai sia al mondo, e io correrò ad eseguirlo. Dimmi di fare quello che supera le forze di ogni uomo, e io lo farò, io andrò incontro alla mia rovina. Perirò, sì, perirò! e perire per te, lo giuro per la Croce santa, è per me così dolce... Ma non sono capace di dire quanto!»
 
*E non vide innanzi a sé altro che il solo suo terribile padre.<br>«Ebbene, che abbiamo da fare adesso?» disse Taras guardandolo fisso negli occhi. «Di' figliuolo, ti hanno aiutato i ''Ljachi''?»<br>Andrea non rispose.<br>«Tradire così! tradire la Fede? tradire i tuoi? Fermati qui, scendi da cavallo!»<br>Tutto umile, come un bambino, si lasciò andare giù da cavallo e si fermò, né vivo né morto, innanzi a Taras.<br>«Sta lì e non ti muovere! Io ti misi al mondo, io ti ucciderò» disse Taras, e, fatto un passo indietro si tolse di spalla il fucile.<br>Bianco come un cencio di tela fine, era lì Andrea; si vedeva che egli muoveva pian piano le labbra e pronunziava un nome; ma non era il nome della patria, o della madre o del fratello: era il nome della bellissima polacca. Taras sparò.<br>Come una spiga di grano recisa dalla falce, come un tenero agnello che ha sentito sotto il cuore il ferro mortale, egli chinò la testa e rotolò nell'erba senza dire una parola.
 
 
==''Le anime morte''==
 
===[[Incipit]]===
====Fruttero & Lucentini====
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''L'ispettore''===
'''Un abitante della cittadina''' — Debbo darvi una spiacevole notizia, signori miei: qui da noi sta per arrivare un ispettore.<br>
'''Ammos Fedorovič''' — Che ispettore?<br>
'''Artemij Filippovič''' — Che ispettore?<br>
'''Abitante'''— Un ispettore da Pietroburgo, in incognito. E per di più in missione segreta.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
===''La sera della vigilia di Ivàn Kupàla''===
Fomà Grigòr'evič aveva una sua particolare stravaganza: detestava a mor­te l'idea di raccontare due volte il medesimo racconto. Se riuscivi a farglielo ri­petere, ecco che ci ficcava dentro qualcosa di nuovo, o lo rimpastava così che non potevi riconoscerlo. Un giorno uno di quei signori (per noi gente sem­plice è difficile pronunciarne anche il nome: i letterati, illetterati – che so? – basta, sono proprio come i mezzani da fiera; pitoccano, arraffano, rubano a piene mani tutto quello che capita, e poi stampano alla fine di ogni mese, o settimana, certi loro tomi, magri come sillabari), uno di quei signori dicevo, riuscì a carpire a Fomà Grigòr'evič la novella che segue.
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