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===Attribuite===
*In Europa ci sono due capitali: [[Parigi]] e [[Napoli]].<ref>Benché citata spesso a proposito di Napoli, sotto varie forme, ed a volte con l'aggiunta di Londra (ad esempio: [http://www.caosmanagement.it/n10/PDF/Lello%20Esposito,%20la%20sondrome%20di%20partenope.pdf Esposito: Parigi e Napoli)]; [http://archiviostorico.corriere.it/1994/luglio/08/quando_Stendhal_esaltava_grande_capitale_co_0_9407084504.shtml De Seta: Parigi, Londra e Napoli]), questa frase non sembra reperibile nelle opere di Stendhal. La citazione che più si avvicina è nell'introduzione ad una sua opera teatrale (''L'éteignoir''), in cui, parlando del personaggio del calunniatore, Stendhal dice che è un personaggio tipico delle grandi città, e a questo punto fa un inciso: "ve ne sono solo tre, Parigi, Londra e Napoli" (''"vous verrez que c'est là le défaut des grandes villes (il n'y en a que trois : Paris, Londres et Naples)"''). Cfr. il testo in facsimile [http://visualiseur.bnf.fr/CadresFenetre?O=NUMM-6944&I=270&M=tdm sul sito Gallica] (Stendhal, ''Théâtre'', établissement du texte et préfaces par Henri Martineau. Paris, Le Divan, 1931, pag. 269). </ref>
 
==Epistole==
*Napoli, 14 gennaio 1832<br>Sul cratere c'è un piccolo pan di zucchero, che getta delle pietre rosse ogni cinque minuti. Il Sig. Jousseau ha voluto andarci e si è bellamente scorticato mani e caviglie percorrendo una pianta composta da filigrana di lava che si sbriciola sotto i piedi. La salita è abominevole; mille piedi di ceneri con una pendenza di circa quarantacinquegradiquarantacinque gradi. Il piede sul quale ci si appoggia scivola continuamente indietro. Nella mia ira, ho fatto cinque o sei progetti per rendere il percorso comodo con mille scudi. Per esempio, dei tronchi d'abete messi uno di fianco all'altro ed una poltrona che scivola su questo piano inclinato, rimorchiata, come alle montagne russe, da una piccola macchina a vapore. Il re di [[Napoli]] acquisterebbe una fama europea con questa invenzione... (citato in: ''Il Vesuvio'', Pierro Gruppo Editori Campani, Napoli 2000)
*Ieri sono salito sul [[Vesuvio]]: la più grande fatica che abbia fatto in vita mia. La cosa diabolica è arrampicarsi sul cono di cenere. Forse entro un mese tutto ciò sarà cambiato. Il preteso eremita spesso un bandito, convertito o meno: buona idiozia scritta nel suo libro, firmata da [[Bigot de Preameneu]]. Occorrerebbero dieci pagine e il talento di Madame Radcliffe per descrivere la vista che si gode mentre si mangia la frittata preparata dall'eremita. (Stendhal 1832), citato in ''Il Vesuvio'', Pierro Grupo Editori Campani, Napoli 2000)
 
== ''Il rosso e il nero'' ==
===[[Incipit]] di alcune opere===
====Massimo Bontempelli====
1. Una città piccola.<br>La cittaduzza di Verriéres può passare per una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche con i tetti a punta, di tegole rosse, si stendono sul declivio d'una collina, sulla quale boschi di vigorosi castagni segnano le minime sinuosità. Il Doubs scorre qualche centinaio di piedi al di sotto delle sue fortificazioni, costruite già dagli Spagnuoli, e oggi in rovina.<br>
{{NDR|Stendhal, ''Il rosso e il nero'', traduzione di Massimo Bontempelli, Newton Compton editori, 1994}}
 
====Alfredo Fabietti====
La cittadina di Verrières può esser considerata una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche, con tetti aguzzi di embrici rossi, si stendono sul declivio di una collina, dalla quale i folti di vigorosi castagni contrassegnano le più piccole sinuosità. Il Doubs scorre qualche centinaio di piedi in basso delle sue fortificazioni, un tempo edificate dagli Spagnuoli, ed ora in rovina.<br>
{{NDR|Stendhal, ''Il rosso e il nero'', traduzione Alfredo Fabietti, Vallecchi editore, Firenze}}
 
====Fruttero & Lucentini====
La cittadina di Verrière può dirsi una delle più graziose della Franche-Comté. Le sue bianche case dai tetti di tegole rosse sorgono sul fianco d'una collina boscosa ai cui piedi scorre il Doubs. L'alta montagna che la protegge da nord fa parte del sistema del Giura.<br>
{{NDR|Stendhal, ''Il rosso e il nero'', citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
====Diego Valeri====
La piccola [[città]] di Verrières può passare per una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche, dai tetti aguzzi di tegole rosse, si stendono sul pendio di una collina, le cui minime sinuosità son poste in evidenza da macchie di robusti castagni. Qualche centinaio di piedi sotto le sue fortificazioni, costruite un tempo dagli [[Spagna|Spagnoli]] ed ora in rovina, scorre il Doubs.<br>
{{NDR|Stendhal, ''Il rosso e il nero'', traduzione di Diego Valeri, G. C. Sansoni, Firenze 1967}}
 
===Citazioni===
*A Parigi, la condizione di Julien di fronte alla signora Renal sarebbe in breve divenuta molto semplice; ma a Parigi l'amore è figlio dei romanzi. (cap. VII)
*Ma ciò che non vedeva era l'espressione dei propri occhi: erano così belli e annunciavano un'anima così ardente che, come fanno gli attori ottimi, davano talvolta un sentimento a parole che non ne avevano. (cap. VII)
*Ogni vera passione non pensa che a se stessa. È questa, mi pare, la ragione per cui le passioni sono così ridicole a Parigi, ove il vicino pretende sempre che si pensi molto a lui. (cap. XXI)
*Durante il primo atto dell'[[Opera lirica|Opera]], Matilde pensò col più schietto ardore di [[passione]] all'[[uomo]] che amava; ma al secondo atto una massima amorosa cantata, bisogna dirlo, su di una melodia degna di [[Domenico Cimarosa|Cimarosa]], le andò in fondo al [[cuore]]. L'eroina dell'opera diceva: «Debbo punirmi di amarlo troppo!»<br>Appena ebbe sentito quel canto sublime, tutto il mondo sparve agli [[occhio|occhi]] di Matilde. Le parlavano, non rispondeva; la [[madre]] la rimproverava, Matilde riusciva appena a guardarla.<br>La sua estasi giunse a uno stato di esaltazione e di [[passione]] paragonabile ai più violenti dei moti che da qualche giorno agitavano Giuliano per lei. La [[melodia]] divinamente bella su cui era cantata la massima che rispondeva così singolarmente alla sua condizione, la perseguitava, in tutti i momenti in cui non pensava direttamente a Giuliano.<br>Grazie al suo senso musicale, per tutta quella [[sera]] fu com'era sempre Luisa Renal quando pensava a Giuliano. L'amore cerebrale ha certo più [[spirito]] che l'amore vero, ma ha solo alcuni momenti d'entusiasmo; conosce troppo sé medesimo, si giudica continuamente; lungi dal liberarci dal [[pensiero]], non è esso stesso costruito d'altro che di [[Pensiero|pensieri]]. (cap. XLIX; 1929)
*Un [[romanzo]] è uno specchio che passa per una [[via]] maestra e ora riflette al vostro occhio l'azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l'uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la [[Via|strada]] in cui è il pantano, e più ancora l'ispettore stradale che lascia ristagnar l'[[acqua]] e il formarsi di pozze.
:Un [[romanzo]], signori, è uno specchio trasportato lungo una strada maestra. A volte esso riflette ai vostri occhi l'azzurro del cielo, a volte il fango delle pozzanghere sulla via. E l'uomo che porta lo specchio sulla schiena è accusato da voi di immoralità! Il suo specchio mostra il fango e voi maledite lo specchio! (citato in Wendy Griswold, ''Sociologia della cultura'')
*Guai all'uomo di studio che non appartiene a nessuna consorteria; gli saran rimproverati anche i più piccoli e incerti successi, e l'alta [[virtù]] trionferà derubandolo. (cap. XLIX; 1929)
*La vita d'un uomo era un seguito di pericoli. Ora la [[civiltà]] ha cacciato il [[pericolo]], non c'è più imprevisto. Se dell'imprevisto appare nei pensieri, non si hanno abbastanza epigrammi contro di esso; se appare negli avvenimenti, nessuna vigliaccheria è più bassa della nostra [[paura]]. Qualunque [[follia]] la paura ci faccia commettere, è scusata. Secolo degenerato e noioso! (cap. XLIV; 1929)
*«Una mosca effimera nasce alle nove d'una mattina di piena [[estate]], per morire alle cinque di sera; come potrebbe comprendere la [[parola]] ''[[notte]]''? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte. Così io morirò a ventitré anni. Datemi cinque anni di vita per vivere con Luisa.» (cap. LXIII; 1929)
 
*Era in quello stato di stupore e di turbamento inquieto in cui piomba l'anima che ha appena ottenuto ciò che ha desiderato a lungo. Abituata a desiderare, non trova più niente da desiderare, mentre non ha ancora dei ricordi. (1990)
* Spesso egli rideva di cuore di quel che si diceva in quel gruppetto, ma si sentiva incapace d'inventare qualcosa di simile. Era come una lingua straniera, ch'egli capiva, ma non sapeva parlare. (1990)
*L'aria malinconica non è di buon gusto; ci vuole l'aria annoiata. Se siete malinconico, è segno che qualcosa vi manca, che non siete riuscito in qualche cosa. È un segno manifesto d'inferiorità. Invece se siete annoiato, è inferiore ciò che ha cercato vanamente di piacervi. (1990)
*No, le persone che il mondo [[onore|onora]] non sono che delle canaglie che hanno avuto la fortuna di non essere colte in flagrante. (1990)
 
==''La Certosa di Parma''==
{{NDR|Stendhal, ''La Certosa di Parma'', traduzione di Annamaria Laserra, Gruppo Editoriale L'Espresso SpA, Roma, 2004}}
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
== ''Il rosso e il nero'' ==
===[[Incipit]]''I Cenci''===
Il [[Don Giovanni o Il convitato di Pietra|don Giovanni]] di [[Molière]] è senza dubbio un libertino, ma è soprattutto un [[uomo]] di [[mondo]]; prima di cedere all'irresistibile inclinazione che lo trascina verso le donne, egli vuole conformarsi ad un suo modello ideale, quello dell'uomo che sarebbe supremamente ammirato alla corte di un giovane [[re]] galante e spiritoso.<br>Il [[Don Giovanni (opera)|don Giovanni]] di [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]] è già più vicino alla [[natura]], e, meno [[Francia|francese]], non si preoccupa molto dell' ''opinione altrui''; né il suo primo [[pensiero]] è di "apparire" come dice il barone di Foeneste nel romanzo di [[Théodore-Agrippa d'Aubigné|Agrippa d'Aubigné]]. Due soli ritratti ci sono rimasti del don Giovanni italiano quale dovette mostrarsi in questo [[paese]] nel sedicesimo secolo, all'inizio della rinascente [[civiltà]].
====Massimo Bontempelli====
1. Una città piccola.<br>La cittaduzza di Verriéres può passare per una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche con i tetti a punta, di tegole rosse, si stendono sul declivio d'una collina, sulla quale boschi di vigorosi castagni segnano le minime sinuosità. Il Doubs scorre qualche centinaio di piedi al di sotto delle sue fortificazioni, costruite già dagli Spagnuoli, e oggi in rovina.<br>
{{NDR|Stendhal, ''Il rosso e il nero'', traduzione di Massimo Bontempelli, Newton Compton editori, 1994}}
 
====Alfredo Fabietti====
La cittadina di Verrières può esser considerata una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche, con tetti aguzzi di embrici rossi, si stendono sul declivio di una collina, dalla quale i folti di vigorosi castagni contrassegnano le più piccole sinuosità. Il Doubs scorre qualche centinaio di piedi in basso delle sue fortificazioni, un tempo edificate dagli Spagnuoli, ed ora in rovina.<br>
{{NDR|Stendhal, ''Il rosso e il nero'', traduzione Alfredo Fabietti, Vallecchi editore, Firenze}}
 
====Fruttero & Lucentini====
La cittadina di Verrière può dirsi una delle più graziose della Franche-Comté. Le sue bianche case dai tetti di tegole rosse sorgono sul fianco d'una collina boscosa ai cui piedi scorre il Doubs. L'alta montagna che la protegge da nord fa parte del sistema del Giura.<br>
{{NDR|Stendhal, ''Il rosso e il nero'', citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
====Diego Valeri====
La piccola [[città]] di Verrières può passare per una delle più graziose della Franca Contea. Le sue case bianche, dai tetti aguzzi di tegole rosse, si stendono sul pendio di una collina, le cui minime sinuosità son poste in evidenza da macchie di robusti castagni. Qualche centinaio di piedi sotto le sue fortificazioni, costruite un tempo dagli [[Spagna|Spagnoli]] ed ora in rovina, scorre il Doubs.<br>
{{NDR|Stendhal, ''Il rosso e il nero'', traduzione di Diego Valeri, G. C. Sansoni, Firenze 1967}}
 
===Citazioni===
*A Parigi, la condizione di Julien di fronte alla signora Renal sarebbe in breve divenuta molto semplice; ma a Parigi l'amore è figlio dei romanzi. (cap. VII)
*Ma ciò che non vedeva era l'espressione dei propri occhi: erano così belli e annunciavano un'anima così ardente che, come fanno gli attori ottimi, davano talvolta un sentimento a parole che non ne avevano. (cap. VII)
*Ogni vera passione non pensa che a se stessa. È questa, mi pare, la ragione per cui le passioni sono così ridicole a Parigi, ove il vicino pretende sempre che si pensi molto a lui. (cap. XXI)
*Durante il primo atto dell'[[Opera lirica|Opera]], Matilde pensò col più schietto ardore di [[passione]] all'[[uomo]] che amava; ma al secondo atto una massima amorosa cantata, bisogna dirlo, su di una melodia degna di [[Domenico Cimarosa|Cimarosa]], le andò in fondo al [[cuore]]. L'eroina dell'opera diceva: «Debbo punirmi di amarlo troppo!»<br>Appena ebbe sentito quel canto sublime, tutto il mondo sparve agli [[occhio|occhi]] di Matilde. Le parlavano, non rispondeva; la [[madre]] la rimproverava, Matilde riusciva appena a guardarla.<br>La sua estasi giunse a uno stato di esaltazione e di [[passione]] paragonabile ai più violenti dei moti che da qualche giorno agitavano Giuliano per lei. La [[melodia]] divinamente bella su cui era cantata la massima che rispondeva così singolarmente alla sua condizione, la perseguitava, in tutti i momenti in cui non pensava direttamente a Giuliano.<br>Grazie al suo senso musicale, per tutta quella [[sera]] fu com'era sempre Luisa Renal quando pensava a Giuliano. L'amore cerebrale ha certo più [[spirito]] che l'amore vero, ma ha solo alcuni momenti d'entusiasmo; conosce troppo sé medesimo, si giudica continuamente; lungi dal liberarci dal [[pensiero]], non è esso stesso costruito d'altro che di [[Pensiero|pensieri]]. (cap. XLIX; 1929)
*Un [[romanzo]] è uno specchio che passa per una [[via]] maestra e ora riflette al vostro occhio l'azzurro dei cieli ora il fango dei pantani. E l'uomo che porta lo specchio nella sua gerla sarà da voi accusato di essere immorale! Lo specchio mostra il fango e voi accusate lo specchio! Accusate piuttosto la [[Via|strada]] in cui è il pantano, e più ancora l'ispettore stradale che lascia ristagnar l'[[acqua]] e il formarsi di pozze.
:Un [[romanzo]], signori, è uno specchio trasportato lungo una strada maestra. A volte esso riflette ai vostri occhi l'azzurro del cielo, a volte il fango delle pozzanghere sulla via. E l'uomo che porta lo specchio sulla schiena è accusato da voi di immoralità! Il suo specchio mostra il fango e voi maledite lo specchio! (citato in Wendy Griswold, ''Sociologia della cultura'')
*Guai all'uomo di studio che non appartiene a nessuna consorteria; gli saran rimproverati anche i più piccoli e incerti successi, e l'alta [[virtù]] trionferà derubandolo. (cap. XLIX; 1929)
*La vita d'un uomo era un seguito di pericoli. Ora la [[civiltà]] ha cacciato il [[pericolo]], non c'è più imprevisto. Se dell'imprevisto appare nei pensieri, non si hanno abbastanza epigrammi contro di esso; se appare negli avvenimenti, nessuna vigliaccheria è più bassa della nostra [[paura]]. Qualunque [[follia]] la paura ci faccia commettere, è scusata. Secolo degenerato e noioso! (cap. XLIV; 1929)
*«Una mosca effimera nasce alle nove d'una mattina di piena [[estate]], per morire alle cinque di sera; come potrebbe comprendere la [[parola]] ''[[notte]]''? Datele cinque ore di vita di più, vede e intende che cosa è la notte. Così io morirò a ventitré anni. Datemi cinque anni di vita per vivere con Luisa.» (cap. LXIII; 1929)
 
*Era in quello stato di stupore e di turbamento inquieto in cui piomba l'anima che ha appena ottenuto ciò che ha desiderato a lungo. Abituata a desiderare, non trova più niente da desiderare, mentre non ha ancora dei ricordi. (1990)
* Spesso egli rideva di cuore di quel che si diceva in quel gruppetto, ma si sentiva incapace d'inventare qualcosa di simile. Era come una lingua straniera, ch'egli capiva, ma non sapeva parlare. (1990)
*L'aria malinconica non è di buon gusto; ci vuole l'aria annoiata. Se siete malinconico, è segno che qualcosa vi manca, che non siete riuscito in qualche cosa. È un segno manifesto d'inferiorità. Invece se siete annoiato, è inferiore ciò che ha cercato vanamente di piacervi. (1990)
*No, le persone che il mondo [[onore|onora]] non sono che delle canaglie che hanno avuto la fortuna di non essere colte in flagrante. (1990)
 
==[[Incipit]] di alcune opere==
===''La badessa di Castro''===
Il melodramma italiano ci ha mostrato così spesso i briganti del Cinquecento, e tanta gente ne ha parlato, senza conoscerli, che noi abbiamo intorno ad essi le idee più false.<br>
''Palermo, 20 luglio 1838''<br><br>
Non sono un [[natura]]lista, e conosco mediocremente il [[Grecia|greco]]; il mio principale [[fine]], venendo in [[Sicilia]], non è stato dunque di osservare i fenomeni dell'[[Etna]] o chiarire in qualche modo a me stesso e agli altri quanto gli antichi scrittori greci hanno detto sulla Sicilia. Ho cercato innanzi tutto il [[piacere]] degli occhi che in questo singolare [[paese]] è assai vivo. Dicono che la [[Sicilia]] somigli all'[[Africa]]; certo, somiglia all'[[Italia]] solo per l'intensità delle sue passioni. Per i siciliani si può dire davvero che non esiste parola impossibile quando l'[[amore]] e l'[[odio]] li accendono; e l'odio, in questa [[terra]] felice, non nasce mai da questioni di [[denaro]].
 
===''Vita di Rossini''===
Il 29 febbraio 1792, [[Gioachino Rossini|Joachim Rossini]] nacque a Pesaro, piccola città dello Stato del papa, sul golfo di Venezia.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
===''Vittoria Accoramboni''===
Sventuratamente per me e per il lettore, questo non è un [[romanzo]], ma l'esatta traduzione di un racconto impressionante scritto a [[Padova]] nel [[dicembre]] del 1585.<br><br>A [[Mantova]], qualche anno fa, andavo cercando bozzetti e piccoli quadri quali mi consentivano le mie modeste sostanze; esigevo però che i pittori fossero anteriori al 1600, perché verso quest'epoca si spense del tutto l'originalità italiana messa in pericolo sin dalla caduta di [[Firenze]] nel 1530.<br>Invece di quadri, un vecchio patrizio molto ricco e molto avaro mi fece offrire a caro prezzo certi vecchi manoscritti ingialliti dal [[tempo]]: chiesi di poterli scorrere ed egli acconsentì, aggiungendo che si fidava della mia probità perché nel caso che non li avessi acquistati dimenticassi gli aneddoti piccanti che mi era stato concesso di leggere.
 
===''I Cenci''===
Il [[Don Giovanni o Il convitato di Pietra|don Giovanni]] di [[Molière]] è senza dubbio un libertino, ma è soprattutto un [[uomo]] di [[mondo]]; prima di cedere all'irresistibile inclinazione che lo trascina verso le donne, egli vuole conformarsi ad un suo modello ideale, quello dell'uomo che sarebbe supremamente ammirato alla corte di un giovane [[re]] galante e spiritoso.<br>Il [[Don Giovanni (opera)|don Giovanni]] di [[Wolfgang Amadeus Mozart|Mozart]] è già più vicino alla [[natura]], e, meno [[Francia|francese]], non si preoccupa molto dell' ''opinione altrui''; né il suo primo [[pensiero]] è di "apparire" come dice il barone di Foeneste nel romanzo di [[Théodore-Agrippa d'Aubigné|Agrippa d'Aubigné]]. Due soli ritratti ci sono rimasti del don Giovanni italiano quale dovette mostrarsi in questo [[paese]] nel sedicesimo secolo, all'inizio della rinascente [[civiltà]].
 
===''San Francesco a Ripa''===
{{NDR|Stendhal, ''Vanina Vanini e altre "Cronache italiane"'', traduzione di [[Maria Bellonci]], BMM 1961.}}
 
===''Vita di Rossini''===
==Epistole==
Il 29 febbraio 1792, [[Gioachino Rossini|Joachim Rossini]] nacque a Pesaro, piccola città dello Stato del papa, sul golfo di Venezia.<br>
*Napoli, 14 gennaio 1832<br>Sul cratere c'è un piccolo pan di zucchero, che getta delle pietre rosse ogni cinque minuti. Il Sig. Jousseau ha voluto andarci e si è bellamente scorticato mani e caviglie percorrendo una pianta composta da filigrana di lava che si sbriciola sotto i piedi. La salita è abominevole; mille piedi di ceneri con una pendenza di circa quarantacinquegradi. Il piede sul quale ci si appoggia scivola continuamente indietro. Nella mia ira, ho fatto cinque o sei progetti per rendere il percorso comodo con mille scudi. Per esempio, dei tronchi d'abete messi uno di fianco all'altro ed una poltrona che scivola su questo piano inclinato, rimorchiata, come alle montagne russe, da una piccola macchina a vapore. Il re di [[Napoli]] acquisterebbe una fama europea con questa invenzione... (citato in: ''Il Vesuvio'', Pierro Gruppo Editori Campani, Napoli 2000)
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
*Ieri sono salito sul [[Vesuvio]]: la più grande fatica che abbia fatto in vita mia. La cosa diabolica è arrampicarsi sul cono di cenere. Forse entro un mese tutto ciò sarà cambiato. Il preteso eremita spesso un bandito, convertito o meno: buona idiozia scritta nel suo libro, firmata da [[Bigot de Preameneu]]. Occorrerebbero dieci pagine e il talento di Madame Radcliffe per descrivere la vista che si gode mentre si mangia la frittata preparata dall'eremita. (Stendhal 1832), citato in ''Il Vesuvio'', Pierro Grupo Editori Campani, Napoli 2000)
 
===''Vittoria Accoramboni''===
Sventuratamente per me e per il lettore, questo non è un [[romanzo]], ma l'esatta traduzione di un racconto impressionante scritto a [[Padova]] nel [[dicembre]] del 1585.<br><br>A [[Mantova]], qualche anno fa, andavo cercando bozzetti e piccoli quadri quali mi consentivano le mie modeste sostanze; esigevo però che i pittori fossero anteriori al 1600, perché verso quest'epoca si spense del tutto l'originalità italiana messa in pericolo sin dalla caduta di [[Firenze]] nel 1530.<br>Invece di quadri, un vecchio patrizio molto ricco e molto avaro mi fece offrire a caro prezzo certi vecchi manoscritti ingialliti dal [[tempo]]: chiesi di poterli scorrere ed egli acconsentì, aggiungendo che si fidava della mia probità perché nel caso che non li avessi acquistati dimenticassi gli aneddoti piccanti che mi era stato concesso di leggere.
 
==Citazioni su Stendhal==
*Non sapeva bene per la verità in che cosa d'altro impegnarsi: «Debbo diventare compositore, si domandava, o fare delle commedie come [[Molière]]?». Quello che sapeva non era poco, è che in un modo o nell'altro aspirava prima di tutto e più che tutto alla gloria.
 
== Note ==
<references />
 
==Altri progetti==
{{interprogetto|w|commons|s=fr:Auteur:Stendhal|s_lingua=lingua francese}}
 
===Opere===
{{Pedia|Vittoria Accoramboni||}}
{{Pedia|Roma, Napoli e Firenze||(1817)}}
{{Pedia|Il rosso e il nero|''Il rosso e il nero''|(1830)}}
{{Pedia|La Certosa di Parma|''La Certosa di Parma''|(1838)}}
{{Pedia|La badessa di Castro|''La badessa di Castro''|1939|}}
{{Pedia|La duchessa di Paliano|''La duchessa di Paliano''|1938|}}
{{Pedia|LaRoma, badessaNapoli die CastroFirenze|''La badessa di Castro''|1939|(1817)}}
{{Pedia|Vittoria Accoramboni||}}
 
[[Categoria:Scrittori francesi]]
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