Differenze tra le versioni di "Lorenzo Guadagnucci"

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*{{NDR|[[Luigi Lombardi Vallauri]]}} È un formidabile conferenziere, con il ''physique du rôle'' del guru. Asciutto, aspetto ascetico, ma anche uomo curioso di tutto e di notevole prontezza: adora stupire il suo interlocutore, fa spesso sfoggio di erudizione ma trova il modo di inserire scherzi e battute anche nei discorsi più dotti. Si piace, ma non dà mai l'impressione d'essere solo concentrato su se stesso. (pp. 150-151)
*Lei {{NDR|[[Annamaria Rivera]]}} sostiene che i [[Gatto|gatti]] sono in grado di dare molti insegnamenti a noi umani. Che il confronto con loro permette, ad esempio, di relativizzare i punti di vista e di renderci così meno arroganti, meno sicuri di essere nel giusto. E aggiunge, Annamaria, un'osservazione che non avevo mai sentito né mi era mai venuta in mente: tratti tipici dei gatti, da prendere in grande considerazione, sono la flessibilità e il senso del limite. I gatti sono animali "situazionali": si adattano agli ambienti e alle circostanze e assumono ruoli e comportamenti secondo le situazioni. (pp. 168-169)
*E poi – ecco una cosa che ammiro in loro {{NDR|i gatti}} – non portano rancore. Per quanto tu possa fargli un torto, quale che sia, sarà dimenticato poco dopo: che grande virtù, in mezzo a tanti permalosi, rancorosi e narcisisti! (p. 169)
*{{NDR|[[Annamaria Rivera]] è}} una studiosa ma anche una militante, con una lunga esperienza e un ruolo determinante nella nascita del movimento antirazzista in Italia. (p. 170)
*{{NDR|''[[Oriana Fallaci#La rabbia e l'orgoglio|La rabbia e l'orgoglio]]'' è}} un testo italiano recente, esempio concreto di neorazzismo, ma che è stato apprezzato e diffuso per il suo presunto coraggio nel dire le cose come stanno (secondo la vile retorica corrente) [...], che Annamaria Rivera cita per la metafora zoologica applicata dalla giornalista fiorentina alle persone di fede musulmana che la ossessionavano: "Orinano nei battisteri [...] si moltiplicano come topi". (pp. 173-174)
*In Italia, viene da pensare, un'etnografia dei [[Mattatoio|mattatoi]] è probabilmente inconcepibile. Praticamente nulla si sa di quel che avviene nelle centinaia di macelli esistenti, se non quel che riescono a documentare i gruppi animalisti che vi compiono incursioni clandestine. Gli allevamenti e i mattatoi sono autentiche istituzioni totali tenute fuori dallo sguardo del resto della società. Ogni informazione è coperta, non c'è nemmeno la mediazione del ceto giornalistico, anch'esso bandito da simili luoghi, se non per riprese e servizi ''embedded'', a vantaggio delle aziende che gestiscono la segregazione e la morte degli animali e quindi, come si preferisce dire nella neolingua dello [...[specismo]], "producono carne". (pp. 181-182)
*Il garante milanese {{NDR|[[Valerio Pocar]]}}, se potesse, chiuderebbe certamente i mattatoi e anche le macellerie, ma non può farlo e dovrà accontentarsi di rafforzare i controlli [...]. (p. 201)