Differenze tra le versioni di "Lucio Sergio Catilina"

*Catilina poi subito nel principio di quell'anno, nel quale furono consoli Giunio Silano e Lucio Licinio. Aspettava egli ancora il buon successo di Lentulo, quantunque per se medesimo avesse non poche soldatesche, frapponendo una tal dimora, perchè sperava, che se prima fosse stato ucciso Cicerone insieme co' suoi partigiani, esso senza difficoltà avrebbe compito il resto. Ma poi che intese la morte di Lentulo e sentì, che per tal caso molti disertavano da lui, tanto più che Antonio e Metello Celere, postisi intorno a Fiesole, non gli davano campo di avanzarsi più oltre; allora finalmente veggendosi costretto a venire a decisiva battaglia, si volte ad attaccare Antonio; quantunque costui fosse più potente di Metello, ed avesse un miglior parecchio di soldatesche.
*Catilina fu poi mosso a far ciò dalla speranza, che costui, siccome partecipe della congiura, avrebbe appostatamente eseguita male l'impresa. Ma Antonio formato avendo il sospetto, che con tal disdegno operasse Catilina, a cui esso, siccome ad uomo già abbattuto più non desiderava alcun bene (mentre la maggior parte degli uomini diventano amici, o nemici degli altri a proporzione della costoro possanza, o degli utili che per sè stessi ne ritraggono) ed oltre a ciò temendo, che il medesimo Catilina, nel vederlo valorosamente combattere, non gli facesse un qualche rimprovero e così manifestasse l'arcano, si finse ammalato, ed affidò la pugna a Marco Petreio.
*Questo Petreio attaccata la mischia, riportò una sanguinosa vittoria, e mise a morte Catilina e con lui tremila uomini, i quali acerrimamente combattevano; ed in fatti niuno dei nemici fuggì e tutti perirono nel posto, che da principio avevano preso. Una tal cosa fece sì, che anche gli stessi vincitori a riguardo della repubblica deplorarono luttuosamente la morte di tali e tanti uomini, i quali, quantunque l'avessero meritata, erano ciò non ostante loro concittadini e compagni.
*Antonio mandò in Roma la testa di Catilina affinchè i Romani avendo un sì forte argomento della di lui uccisione, più non ne stassero in timore: ed esso medesimo per cagione di simil vittoria fu chiamato imperatore, quantunque il numero degli uccisi fosse minore di quello già stabilito. Inoltre fu decretato che si facessero dei sacrifizi; ed i Romani, siccome coloro che da ogni calamità erano stati liberati, ripresero i soliti lor vestimenti.
*Quei congiurati poi, i quali ancor vi restavano del partito della fazione catilinaria, non per anche si stettero quieti; ed anzi per timor del supplicio si levarono a tumulto: ma essendosi mandati i pretori contro ciascun di costoro, i quali in certo modo già erano dissipati e dispersi, li sopresero e fecero pagare ad essi le pene. Altri poi, i quali erano occulti, furono convinti e giustiziati per indizio datone da Lucio Verzio cavaliere, il quale essendo anch'esso complice della congiura, dopo che fu accordata l'impunità, avevali denunziati.
*Si fatte cose adunque tentò Catilina e per tal motivo rimase distrutto: uomo che certamente s'acquistò un nome maggiore per la gloria di Cicerone e per le orazioni recitate contro di lui, di quel che meritassero le sue imprese.
 
==Bibliografia==
Utente anonimo