Differenze tra le versioni di "Lucio Sergio Catilina"

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===[[Gaio Sallustio Crispo|Sallustio]]===
*Finita la battaglia, allora sì che avresti potuto scorgere quanta audacia e quanta forza d'animo vi era stata nell'esercito di Catilina. Infatti ognuno da morto copriva all'incirca col corpo quel luogo che aveva occupato combattendo. Pochi invece, che la coorte aveva disperso penetrando al centro dello schieramento giacevano un pò più in là, peraltro tutti con ferite frontali. Catilina in verità fu ritrovato lontano dai suoi, in mezzo ai cadaveri dei nemici, mentre ancora appena appena respirava e mentre manteneva impressa in volto la ferocia d'animo che aveva avuto da vivo. Insomma, di tutta la moltitudine non fu catturato nessuno né in battaglia né in fuga che fosse cittadino libero: così nessuno aveva tenuto da conto la propria vita più di quella del nemico.
*Lucio Catilina, di nobili origini, godeva di gran vigore fisico e morale, ma era d'animo malvagio e depravato. Fin dall'adolescenza amò lotte civili, fatti sanguinosi, rapine, lotte intestine e tra simili fatti trascorse la giovinezza. Il suo giovane corpo resisteva alla fame, al freddo, alle notti in bianco, più di quanto ognuno potrebbe credere. Temerario, strisciante, mutevole, era bugiardo, acceso da cupidigia. Era sufficientemente eloquente ma povero di cultura. Il suo animo smodato bramava sempre, insaziabile, di conquistare vette irraggiungibili, smodate, altissime.
*I veterani, memori dell'antico valore, premono aspramente da vicino; ma i Catilinari resistono senza paura: si combatte con la massima forza. Nel frattempo Catilina, con i soldati armati alla leggera, soccorreva coloro che si trovavano in difficoltà, rimpiazzava i feriti con uomini freschi di forze, provvedeva a tutto, combatteva di persona, spesso colpiva il nemico; adempieva contemporaneamente alle funzioni di soldato valoroso e di comandante efficiente. Petreio, quando vide Catilina battersi con accanimento contrariamente a ciò che aveva pensato, lancia la coorte pretoria al centro del nemico, e li scompiglia e li massacra, mentre cercano di resistere chi qua e chi là; quindi assale dall'interno i rimanenti dall'una e dall'altra parte. Manlio e il Fiesolano, combattendo cadono tra i primi. Catilina dopo che vede le truppe in rotta e si ritrova con pochi uomini, memore della sua stirpe e dell'onore di un tempo, si getta nel più folto della mischia e lì cade combattendo.
*In una città così grande e così corrotta Catilina, fatto veramente facile a realizzarsi, si circondava di schiere di ogni criminale e corrotto come guardie del corpo. Infatti qualunque depravato, adultero, crapulone aveva dilapidato i beni familiari col gioco d’azzardo, con le gozzoviglie, con la lussuria, e chi aveva contratto un grande debito con cui porre rimedio ad infamie e delitti, inoltre tutti gli assassini venuti da ogni parte, i sacrileghi, quelli riconosciuti colpevoli in processo sulla base di prove o che avevano paura della punizione per i loro crimini, inoltre coloro che la mano o la lingua alimentavano con lo spergiuro ed il sangue dei loro concittadini, infine tutti coloro che infamia, povertà rimorso d’animo tormentavano erano amici e familiari di Catilina. E se qualcuno, pur innocente, si era imbattuto nella sua amicizia, attraverso la sua frequentazione giornaliera e con gli adescamenti veniva reso in tutto simile agli altri.
*Lucio Catilina, di nobili origini, godeva di gran vigore fisico e morale, ma era d'animo malvagio e depravato. Fin dall'adolescenza amò lotte civili, fatti sanguinosi, rapine, lotte intestine e tra simili fatti trascorse la giovinezza. Il suo giovane corpo resisteva alla fame, al freddo, alle notti in bianco, più di quanto ognuno potrebbe credere. Temerario, strisciante, mutevole, era bugiardo, acceso da cupidigia. Era sufficientemente eloquente ma povero di cultura. Il suo animo smodato bramava sempre, insaziabile, di conquistare vette irraggiungibili, smodate, altissime.
*Ma l'animo crudele di Catilina proseguiva nella messa in atto dei suoi propositi, sebbene venissero preparate delle difese e sebbene egli stesso fosse stato citato in giudizio, in base alla legge Plozia, da L. Paolo. Infine, per dissimulare o per giustificarsi, come se fosse provocato da una rissa qualunque, si recò in senato. Allora il console M. Tullio, o temendo la sua presenza o preso dalla collera, tenne un'orazione brillante e utile per lo stato, che, scritta, in seguito pubblicò. Ma quando egli si sedette, Catilina, poiché era pronto a dissimulare ogni cosa, a testa bassa e con voce supplichevole, iniziò a chiedere ai senatori di non credere alle voci senza fondamento sul suo conto: diceva di essere nato da tale famiglia e di essere vissuto fin da giovane in modo tale da poter aspirare a qualsiasi carica; e non ritenessero che lui, cittadino patrizio, che come i suoi antenati aveva reso tante volte dei benefici al popolo Romano, avesse bisogno di mandare in rovina lo stato, perché poi M. Tullio, inquilino della città di Roma, lo salvasse. Inoltre, visto che aggiungeva altri insulti, tutti protestarono e lo chiamarono nemico pubblico e parricida.
*I veterani, memori dell'antico valore, premono aspramente da vicino; ma i Catilinari resistono senza paura: si combatte con la massima forza. Nel frattempo Catilina, con i soldati armati alla leggera, soccorreva coloro che si trovavano in difficoltà, rimpiazzava i feriti con uomini freschi di forze, provvedeva a tutto, combatteva di persona, spesso colpiva il nemico; adempieva contemporaneamente alle funzioni di soldato valoroso e di comandante efficiente. Petreio, quando vide Catilina battersi con accanimento contrariamente a ciò che aveva pensato, lancia la coorte pretoria al centro del nemico, e li scompiglia e li massacra, mentre cercano di resistere chi qua e chi là; quindi assale dall'interno i rimanenti dall'una e dall'altra parte. Manlio e il Fiesolano, combattendo cadono tra i primi. Catilina dopo che vede le truppe in rotta e si ritrova con pochi uomini, memore della sua stirpe e dell'onore di un tempo, si getta nel più folto della mischia e lì cade combattendo.
*Finita la battaglia, allora sì che avresti potuto scorgere quanta audacia e quanta forza d'animo vi era stata nell'esercito di Catilina. Infatti ognuno da morto copriva all'incirca col corpo quel luogo che aveva occupato combattendo. Pochi invece, che la coorte aveva disperso penetrando al centro dello schieramento giacevano un pò più in là, peraltro tutti con ferite frontali. Catilina in verità fu ritrovato lontano dai suoi, in mezzo ai cadaveri dei nemici, mentre ancora appena appena respirava e mentre manteneva impressa in volto la ferocia d'animo che aveva avuto da vivo. Insomma, di tutta la moltitudine non fu catturato nessuno né in battaglia né in fuga che fosse cittadino libero: così nessuno aveva tenuto da conto la propria vita più di quella del nemico.
 
===[[Cassio Dione Cocceiano]]===
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