Differenze tra le versioni di "Vertigine"

fix Kierkegaard; -1 poco pert.
(-1 sull'arte, e riscritta in voce autore)
(fix Kierkegaard; -1 poco pert.)
 
*Chi tende continuamente "verso l'alto" deve aspettarsi prima o poi d'essere colto dalla vertigine. Che cos'è la vertigine? Paura di cadere? Ma allora perché ci prende la vertigine anche su un belvedere fornito di una sicura ringhiera? La vertigine è qualcosa di diverso dalla paura di cadere. La vertigine è la voce del vuoto sotto di noi che ci attira, che ci alletta, è il desiderio di cadere, dal quale ci difendiamo con paura. ([[Milan Kundera]])
*Desiderava fare qualcosa che non lasciasse possibilità di ritorno. Desiderava distruggere brutalmente tutto il [[passato]] dei suoi ultimi sette anni. Era la vertigine. L'ottenebrante, irresistibile [[desiderio]] di cadere. La vertigine potremmo anche chiamarla ebbrezza della [[debolezza]]. Ci si rende conto della propria debolezza e invece di resisterle, ci si vuole abbandonare a essa. Ci si ubriaca della propria debolezza, si vuole essere ancor più deboli, si vuole cadere in mezzo alla strada, davanti a tutti, si vuole stare in basso, ancora più in basso. ([[Milan Kundera]])
*L'[[angoscia]] si può paragonare alla vertigine. Chi volge gli occhi al fondo di un abisso, è preso dalla vertigine. Ma la causa non è meno nel suo occhio che nell'abisso; perché deve guardarvi. Così l'angoscia è la vertigine della libertà [...]. ([[Søren Kierkegaard]])
*La vertigine non è paura di cadere, ma voglia di volare. ([[Jovanotti]])
*Sfuggire al contagio della [[follia]] e della vertigine collettiva tornando a stringere per conto proprio, al di sopra dell'idolo sociale, il patto originario dello [[spirito]] con l'[[universo]]. ([[Simone Weil]])
 
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