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Aggiunto incipit, ordine alfabetico
*Una brava persona si vergogna anche davanti a un cane.
*Valutati di più: ci penseranno gli altri ad abbassare il prezzo.
 
==''Zio Vanja''==
*Quelli che vivranno dopo di noi, fra due o trecento anni, e ai quali stiamo preparando la strada, ci saranno grati? Si ricorderanno di noi con una buona parola? Balia, non ricorderanno! (p. 66)
*Ti si accostano ghignando, ti guardano in cagnesco, ti squadrano, ti etichettano: «Questo, è uno psicopatico» oppure «Quello è un parolaio». E quando non sanno che etichetta appiccicarti in fronte, dicono: «È un uomo strano, proprio strano!» Amo le foreste: è strano. Non mangio carne: anche questo è strano. Un rapporto diretto, pulito, libero con la natura e con la gente non c'è più... (p. 84)
 
{{NDR|Anton Cechov, ''Teatro'', traduzione di Gerardo Guerrieri, Oscar Mondadori, Milano 1982.}}
 
==''Il duello''==
===[[Incipit]]===
Erano le otto del mattino, l'ora in cui, dopo una notte calda, soffocante, gli ufficiali, i funzionari ed i nuovi venuti, facevano, di solito, il loro bagno in mare, prima di andare a bere il caffè od il tè al Padiglione.<br>Ivan Andreitch Laievski, un giovanotto ventottenne, biondo e magro, col berretto d'impiegato al ministero delle Finanze, calzato di pantofole, nell'andarea fare il bagno, incontrò sulla spiaggia, fra parecchie altre conoscenze, il suo amico, il medico militare Samolienko.
 
===Citazioni===
*Nella [[Matrimonio|vita coniugale]], l'essenziale, è la [[pazienza]]. Non l'amore: la pazienza! (p. 11)
 
{{NDR|Anton Cechov, ''Il duello'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.}}
 
==[[Incipit]] de ''Il gabbiano''==
'''Medvedenko''' — Ma perché andate sempre vestita di nero?<br>
'''Maša''' — Perché sono infelice. Porto il lutto per la mia povera vita.<br>
{{NDR|citato in [[Fruttero & Lucentini]], ''Íncipit'', Mondadori, 1993}}
 
==''Uno "choc" nervoso''==
 
{{NDR|Anton Cechov, ''Uno "choc" nervoso'', traduzione di Leo Gastovinski, Casa Editrice Bietti, Milano 1930.}}
 
==''Zio Vanja''==
*Quelli che vivranno dopo di noi, fra due o trecento anni, e ai quali stiamo preparando la strada, ci saranno grati? Si ricorderanno di noi con una buona parola? Balia, non ricorderanno! (p. 66)
*Ti si accostano ghignando, ti guardano in cagnesco, ti squadrano, ti etichettano: «Questo, è uno psicopatico» oppure «Quello è un parolaio». E quando non sanno che etichetta appiccicarti in fronte, dicono: «È un uomo strano, proprio strano!» Amo le foreste: è strano. Non mangio carne: anche questo è strano. Un rapporto diretto, pulito, libero con la natura e con la gente non c'è più... (p. 84)
 
{{NDR|Anton Cechov, ''Teatro'', traduzione di Gerardo Guerrieri, Oscar Mondadori, Milano 1982.}}
 
==Citazioni su Anton Čechov==
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