Differenze tra le versioni di "Carlo Alianello"

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*Pino tese le braccia. Lo divorava uno struggimento profondo, una compassione infinita di sé e di quella piccola donna che nella notte era accorsa a lui, sola… e avrebbe voluto stringerla forte a sé per difenderla da ogni dolore, per consolarla di quel male che la piccola aveva fatto a se stessa, per quel riserbo lacerato, per quella passione amara e coraggiosa, e per piangere anch'egli con lei tutte quelle lacrime che in tre mesi d'angoscia sorda, seppur non intesa, seppur non avvertita, gli erano scese con uno stillicidio lento nell'animo e lo gonfiavano ora fino a traboccare. (p. 227 sg.)
 
*Vi voglio sposare, Titina - disse Pino. <br /> - E perché? <br /> Pino non seppe rispondere subito. Avrebbe avuto tante cose dadire, che non poté trovar subito quella parola che ci voleva e inoltre quella sua offerta l'aveva fatta così, quasi senza saper neppur lui quel che dicesse, spinto da un irresistibile impulso, da un istinto irresponsabile, che dal cuore era passato alle labbra subitamente, senza attraversare la testa. E forse era amore. (p. 229 sg.)
 
*E nella mente di Pino, subito, improvviso, ma pieno sì da occuparla tutta, venne il ricordo: l'alba lunare tra i monti di Tito, quella sera, la sera della serenata, quando Titina era a letto e la sua voce forse l'aveva svegliata. Titina… E Pino spalancò gli occhi e tremò, ché il buio gli era parso un tratto vivente. E la chitarra, e il violino e la canzone… Allora sottovoce cominciò Pino a cantare, per lei che lo sentiva: <br /> ''Fenesta ca' lucive e mo' non luce,'' / <br />''segn'è ca' nenna mia starrà ammalata…'' <br />I soldati sospesero di remare, ascoltando sorpresi. (p. 338)
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