Differenze tra le versioni di "Sandro Mazzola"

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*{{NDR|Su [[Giacinto Facchetti]]}} Era una grande figura sia in campo che fuori. È stato un compagno di squadra meraviglioso, uno dei punti di riferimento della squadra. Il primo terzino fluidificante dell'era moderna, Cabrini è arrivato molto dopo. Sempre pronto a lottare, un grande. Il gigante buono era un soprannome perfetto: aveva una grande forza fisica ed era molto buono. (citato in ''[http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/sport/calcio/morto-facchetti-reazioni/morto-facchetti-reazioni/morto-facchetti-reazioni.html Mazzola: "Compagno meraviglioso sempre pronto a lottare"], ''Repubblica.it'', 4 settembre 2006)
*La [[Grande Inter|mia Inter]] aveva qualcosa che nessun altro aveva: eravamo forti, tecnici e solidi. Una delle più forti squadre della storia. (citato nel ''Corriere dello Sport'', 1° dicembre 2010)
 
{{Intestazione|Intervista Alessandro Bocci, Fabio Monti ''[http://www.corriere.it/sport/12_novembre_01/mazzola-compleanno-70-bocci-monti_2678aa24-2417-11e2-9217-937e87f32cd3.shtml Sandro Mazzola, 70 anni: «Dicevano che non sarei mai stato come papà»]'', ''Corriere della Sera'', 1° novembre 2012}}
* {{NDR|Alla domanda «Quanto ha pesato esser il figlio di [[Valentino Mazzola]]?»}} Moltissimo. C'è stato anche un momento in cui avevo deciso di smettere con il calcio e di darmi al basket. Mi voleva l'Olimpia Borletti, dopo avermi visto in un torneo scolastico al campo della «Forza e Coraggio». Giocavo play e non ero male. Ad ogni partita di calcio, invece, dovevo sentire qualcuno del pubblico che diceva: quest' chi l'è minga bun , l'è minga el so papà. Magari lo diceva una persona sola, ma a me sembrava che fossero mille. Per fortuna mio fratello [[Ferruccio Mazzola|Ferruccio]] è intervenuto: ma dove vuoi andare? Noi siamo fatti per giocare con i piedi, quelli invece lo fanno con le mani... È stata la svolta della mia vita.
* [[Helenio Herrera|Herrera]] era avanti anni luce rispetto alla media degli allenatori. È toccato a lui rivoluzionare gli allenamenti; a noi sembrava matto, ma da ragazzo, quando mi allenavo con le giovanili e guardavo che cosa facevano quelli della prima squadra, restavamo incantati. Lui allenava prima le testa e poi le gambe. E soprattutto: dieta rigida e massima professionalità.
* {{NDR|Sul primo contratto}} Indimenticabile. Il presidente [[Angelo Moratti|Moratti]] era venuto a Bologna a vedere una partita del campionato riserve. Io avevo fatto un grande gol e lui mi aveva imposto a Herrera. Guadagnavo 40.000 lire al mese e in casa di soldi ce n'erano pochi, nonostante i sacrifici del mio patrigno, una persona eccezionale e di mia mamma. Dopo le prime partite da titolare mi chiamò la segretaria del presidente per il contratto. Moratti sapeva tutto di me e alla fine mi disse: tredici milioni di ingaggio vanno bene? Stavo per svenire. Mi dette anche sette milioni di conguaglio per il pregresso. A casa, mia mamma mi disse: te capì mal, te se sunà come una campana
* {{NDR|Su [[Luis Suárez Miramontes|Luis Suárez]]}} Io ho imparato tantissimo da lui. Si allenava anche il lunedì e mi spiegava: se lo fai, al martedì sei al 30% in più. Ho imparato da Luisito anche l'importanza di mangiare bene. Portava sempre una valigetta, contro la dieta del Mago: c'erano viveri e una bottiglia di vino. Del resto con Herrera qualche accorgimento dovevi prenderlo.
* {{NDR|Alla domanda «La [[Grande Inter|grande Inter]] non è mai stata una squadra di amici: è vero?»}} No. Il problema erano i ritiri; siccome eravamo sempre insieme, quando Herrera, che era un cerbero, ci lasciava liberi, ognuno tornava a casa. Ma in campo eravamo uniti, un gruppo di ferro. Una volta contro il Borussia Dortmund, per difendere Jair, cercai di picchiare due tedeschi che erano il doppio di me.
* {{NDR|Alla domanda «C'è un punto di contatto fra Moratti padre e figlio?»}} In alcune cose si assomigliano, anche se io vedo il [[Angelo Moratti|papà]] con gli occhi di un ragazzo di vent'anni e [[Massimo Moratti|Massimo]] con quelli di un uomo e di un professionista. Ma lui ha preso dal padre in molte cose.
* {{NDR|Sull'acquisto più importante da dirigente}} Lui, [[Ronaldo]], anche per il modo in cui quell'acquisto è maturato. Maggio 1997: [[Sergio Cragnotti|Cragnotti]] una sera mi chiama dal Sudamerica e mi chiede notizie sui contratti di immagine e altro. Capisco che sta comprando un campione. Penso alla Spagna e al Fenomeno. Chiamo Fioranelli e fa catenaccio; chiamo Branchini e mi insulta: voi non mi comprate mai un giocatore da me, non rompere. Però riesco a parlare con Ronie, che è in rotta con il Barcellona: se l'Inter mi prende, vengo subito. Guadagnava nove miliardi netti all'anno più clausola rescissoria di 49 miliardi. Abbiamo attivato gli sponsor, Nike e Pirelli; [[Massimo Moratti|Moratti]] prima era dubbioso, ci ha pensato due ore e dopo ha dato il via libera all'operazione. Alla fine l'abbiamo preso.
 
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