Differenze tra le versioni di "Ignazio Fresu"

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[[File:Ignazio-Fresu.jpg|thumb|Ignazio Fresu]]
'''Ignazio Fresu''' (1957 – vivente), scultore contemporaneo italiano.
 
==Citazioni di Ignazio Fresu==
*Ricerco una dimensione differente da quella comune e la sua mutabilità per cogliere il senso di una bellezza non convenzionale.<ref>Citato in [[Sara Paradisi]], ''Il gioco delle apparenze fatto arte''.</ref>
 
{{Int|[//www.antsonweb.com/interviste/intervista-all-artista/ignazio-fresu.html Intervista all'artista Ignazio Fresu]|da Eros Tetti, ''ANTSonweb.com'', 1 giugno 2008}}
*L'intrinseca bellezza oggetto della mia ricerca, dunque, consiste in una nuova consapevolezza che le cose che non vediamo più, non sono improvvisamente entrate nel nulla ma sono semplicemente scomparse dall'orizzonte degli eventi. Continuano ad esistere in una dimensione che non è quella apparente ed è pertanto proprio in questo divenire che risiede l'eternità di tutto.
 
==Citazioni su Ignazio Fresu==
==Altri progetti==
di ===[[Sara Paradisi]]===
{{ip|w|cat}}
*Ignazio Fresu è un artista dall’attività espositiva molto intensa sia in Italia che all’estero. Si occupa di arte a 360 gradi, dedicandosi alla scultura, alla pittura e alle installazioni.
 
*Le sue opere sono basate sul contrasto tra realtà ed apparenza, sull’inganno generato dallo sguardo frettoloso. Ogni cosa è esattamente l’opposto di ciò che appare e nessuno sembra accorgersene. Il metallo non è metallo, ma spesso cartone o polistirolo travestito da metallo. L’usura e l’ossidazione dei materiali sono soltanto un abile gioco di interventi manuali. La leggerezza è travestita da pesantezza. Gli equilibri precari sono calibrate composizioni statiche. L’acqua viene riprodotta attraverso materiali tecnologici come il plexiglas e il vetro.
{{DEFAULTSORT:Fresu, Ignazio}}
[[Categoria:Scultori italiani]]<!--== Critica ==
 
*Giocare con i materiali e con il concetto di apparenza è uno dei modi di Ignazio Fresu per collegarsi alle tematiche del divenire, della trasformazione dell’uomo e delle cose operata dallo scorrere del tempo così come al concetto della bellezza precaria ed effimera. Spesso l’artista si avvale anche di titoli evocativi, riferibili a frasi o aforismi tratti dall’universo letterario o filosofico. E’ il caso per esempio di “Nothing lasts except change” (Nulla perdura se non il mutamento), opera ispirata ai Frammenti di Eraclito che Fresu ha presentato a settembre 2007 presso lo Spazio Mondadori di Venezia, in occasione della 52ª Biennale Internazionale d’Arte.
'''Il gioco delle apparenze fatto arte.'''
 
*Si è detto che Fresu è un artista a tutto tondo, capace di trattare con dovizia di tecnica e con grande ispirazione qualsiasi forma d’arte.
di Sara Paradisi
 
*L’artista pratese, conosciuto per le sue installazioni di grande impatto visivo ed emotivo, tutte giocate sul contrasto tra apparenza e realtà, ha presentato nel 2007 al Giardino del The di Prato una serie di lavori in cui per la prima volta lascia in disparte la materia scultorea per rivolgersi invece a tela e pennelli.
Ignazio Fresu è un artista dall’attività espositiva molto intensa sia in Italia che all’estero. Si occupa di arte a 360 gradi, dedicandosi alla scultura, alla pittura e alle installazioni.
 
Le sue opere sono basate sul contrasto tra realtà ed apparenza, sull’inganno generato dallo sguardo frettoloso. Ogni cosa è esattamente l’opposto di ciò che appare e nessuno sembra accorgersene. Il metallo non è metallo, ma spesso cartone o polistirolo travestito da metallo. L’usura e l’ossidazione dei materiali sono soltanto un abile gioco di interventi manuali. La leggerezza è travestita da pesantezza. Gli equilibri precari sono calibrate composizioni statiche. L’acqua viene riprodotta attraverso materiali tecnologici come il plexiglas e il vetro.
L’artista pratese, conosciuto per le sue installazioni di grande impatto visivo ed emotivo, tutte giocate sul contrasto tra apparenza e realtà, ha presentato alla fine di gennaio al Giardino del The di Prato una serie di lavori in cui per la prima volta lascia in disparte la materia scultorea per rivolgersi invece a tela e pennelli. *Fresu tuttavia non utilizza i comuni colori o le tecniche pittoriche più tradizionali, bensì procede da un’elaborazione digitale delle fotografie di alcune sue installazioni tridimensionali, per poi proseguire ad una stampa delle immagini con inchiostro a olio su tela ed infine ad un intervento pittorico su di essa con impasti acrilici a base di alluminio e ferro. L’utilizzo della materia metallica è uno degli elementi caratterizzanti del lavoro di Fresu, un modo per far sì che con il tempo le superfici da esso ricoperte si deteriorino ossidandosi, si trasformino arricchendosi.
Giocare con i materiali e con il concetto di apparenza è uno dei modi di Ignazio Fresu per collegarsi alle tematiche del divenire, della trasformazione dell’uomo e delle cose operata dallo scorrere del tempo così come al concetto della bellezza precaria ed effimera. Spesso l’artista si avvale anche di titoli evocativi, riferibili a frasi o aforismi tratti dall’universo letterario o filosofico. E’ il caso per esempio di “Nothing lasts except change” (Nulla perdura se non il mutamento), opera ispirata ai Frammenti di Eraclito che Fresu ha presentato a settembre 2007 presso lo Spazio Mondadori di Venezia, in occasione della 52ª Biennale Internazionale d’Arte.
 
Si è detto che Fresu è un artista a tutto tondo, capace di trattare con dovizia di tecnica e con grande ispirazione qualsiasi forma d’arte. A conferma della sua multidisciplinarietà, l’attività espositiva del 2007 lo ha visto protagonista di “Dissolvenze”, una personale interamente dedicata alla pittura su tela allestita nella raffinata cornice de “Il Giardino del The” a Prato, e di “Rivivere il chiostro” collettiva d’arte internazionale tenutasi a luglio nel Chiostro del Convento delle Oblate di Firenze ove Fresu ha presentato una suggestiva opera dalle notevoli dimensioni.
*Ignazio Fresu si diverte a giocare con la percezione dell’occhio umano, un occhio che spesso sembra fermarsi solo all’apparenza, al primo impatto, ma che invece deve imparare ad andare oltre, a scandagliare i significati più reconditi delle cose.-->
L’artista pratese, conosciuto per le sue installazioni di grande impatto visivo ed emotivo, tutte giocate sul contrasto tra apparenza e realtà, ha presentato alla fine di gennaio al Giardino del The di Prato una serie di lavori in cui per la prima volta lascia in disparte la materia scultorea per rivolgersi invece a tela e pennelli. Fresu tuttavia non utilizza i comuni colori o le tecniche pittoriche più tradizionali, bensì procede da un’elaborazione digitale delle fotografie di alcune sue installazioni tridimensionali, per poi proseguire ad una stampa delle immagini con inchiostro a olio su tela ed infine ad un intervento pittorico su di essa con impasti acrilici a base di alluminio e ferro. L’utilizzo della materia metallica è uno degli elementi caratterizzanti del lavoro di Fresu, un modo per far sì che con il tempo le superfici da esso ricoperte si deteriorino ossidandosi, si trasformino arricchendosi.
 
Le tele presentate a Prato - realizzate negli ultimi mesi del 2006 e tutte nel formato 100x100 - sono una sorta di album fotografico dei ricordi: immagini di momenti passati che con il tempo sono destinati a deteriorarsi così come i materiali che sono serviti a rappresentarli. Ignazio Fresu ci propone alcuni momenti del suo lavoro, immagini di installazioni già realizzate in altre occasioni espositive, sotto una nuova veste capace tuttavia di rendere tangibili i molteplici aspetti e gli infiniti significati nascosti nel suo operare. Ogni tela esposta a Prato ha lo stesso titolo dell’installazione che riproduce e che l’artista ha realizzato tempo prima. Tra queste “Nulla perdura se non il mutamento”, lavoro presentato da Fresu a Torino, formato da un intricato groviglio di tubi Innocenti intervallati da blocchi di cemento che altro non sono che tubi di cartone, scarti dell’industria tessile pratese, rivestiti da una patina di metallo e pezzi di polistirolo. Oppure “Tutte le cose che abbiamo visto e preso le lasciamo; quelle che non abbiamo visto né preso, le portiamo con noi”, installazione presentata a Pistoia che dà forma all’aforisma di Eraclito in cui si narra dell’enigma della conoscenza sull’immediato e soprattutto la preminenza dell’interiorità rispetto all’illusoria concretezza del mondo esterno, in cui stele di ferro rugginoso e pietra poste in equilibrio precario sono in realtà dei blocchi di polistirolo.
==Sulle opere di Ignazio Fresu==
Quello degli equilibri precari è uno fra i temi più rappresentati da Fresu e nelle tele esposte a Prato lo troviamo raffigurato ne “La Ginestra”, che riproduce un’installazione presentata a Firenze apertamente ispirata alla celebre poesia di Giacomo Leopardi in cui il fragile e precario arbusto, simbolo dell’uomo, resiste alle violente forze della natura, specchio delle difficoltà della vita.
===[[Sara Paradisi]]===
Il gioco delle verosimiglianze invece lo troviamo nella tela che riproduce “Who What Where”, installazione presentata a Siena nella collettiva “H2O Espressioni Liquide”, in cui l’elemento liquido viene reso attraverso ciotole di cristallo che avvalendosi del gioco di rifrazione della luce commisto ad un attento equilibrio di pieni e vuoti, creano giochi acquatici incredibilmente carichi di magia. Interessante infine la tela dedicata all’installazione “L’armonia nascosta è più forte di quella manifesta”, opera realizzata con mele vetrificate da una resina epossidica trasparente ed inalterabile appese ad un filo di nylon. Fresu in questo caso ci mostra la vera natura della mela, frutto polposo e gustoso destinato comunque alla decomposizione.
*In "Tutte le cose che abbiamo visto e preso le lasciamo; quelle che non abbiamo visto né preso, le portiamo con noi", installazione presentata a Pistoia che dà forma all’aforisma di Eraclito in cui si narra dell’enigma della conoscenza sull’immediato e soprattutto la preminenza dell’interiorità rispetto all’illusoria concretezza del mondo esterno, in cui stele di ferro rugginoso e pietra poste in equilibrio precario sono in realtà dei blocchi di polistirolo.
In mezzo a tante immagini in dissolvenza di installazioni già realizzate, Ignazio Fresu offre a Prato un’anteprima, un progetto di futura realizzazione, ovvero “Divenire è memoria”.
 
Questa installazione la troviamo infatti esposta a luglio 2007 in occasione della collettiva “Rivivere il Chiostro” allestita presso il Chiostro del Convento delle Oblate di Firenze, una mostra nata da un’idea di Silvia Fossati e curata dall’Architetto Guido del Fungo, in cui 29 artisti provenienti da vari paesi del mondo si misurano con il tema del cerchio.
*Quello degli equilibri precari è uno fra i temi più rappresentati da Fresu e nelle tele esposte a Prato loche troviamo raffigurato ne “La"La Ginestra”Ginestra", che riproduce un’installazione presentata a Firenze apertamente ispirata alla celebre poesia di Giacomo Leopardi in cui il fragile e precario arbusto, simbolo dell’uomo, resiste alle violente forze della natura, specchio delle difficoltà della vita.
Ignazio Fresu affronta questo tema attraverso un’installazione di grande diametro dal titolo appunto “Divenire e memoria”, collocata nel prato del chiostro. Si tratta di un cerchio magico, con una suggestiva aura sacrale, costituito da 14 colonne bianche in stile dorico, alte poco più di due metri, che stanno in equilibrio precario. Sembra che qualcuno abbia riassemblato i blocchi alla rinfusa e in tutta fretta senza curarsi della loro stabilità. Sia da vicino che da lontano si prova un senso di fastidio, di vertigine e di precarietà. Lo spettatore avverte un senso di caducità paragonabile a quello che caratterizza l’esistenza dell’uomo e il trascorrere del tempo. "Ricerco una dimensione differente da quella comune e la sua mutabilità per cogliere il senso di una bellezza non convenzionale" dice Ignazio Fresu.
 
L’opera si presenta come una struttura fortemente instabile in contrasto con la massa pesante di cui si compone. Ma a ben guardare il materiale con cui sono realizzate le colonne non è marmo, bensì semplice polistirolo rivestito di sabbia bianchissima mescolata con della resina.
*Il gioco delle verosimiglianze invece lo troviamo nella tela che riproduce “Who What Where”, installazione presentata a Siena nella mostra collettiva “H2O Espressioni Liquide”, in cui l’elemento liquido viene reso attraverso ciotole di cristallo che avvalendosi del gioco di rifrazione della luce commisto ad un attento equilibrio di pieni e vuoti, creano giochi acquatici incredibilmente carichi di magia. Interessante infine la tela dedicata all’installazione “L’armonia nascosta è più forte di quella manifesta”, opera realizzata con mele vetrificate da una resina epossidica trasparente ed inalterabile appese ad un filo di nylon. Fresu in questo caso ci mostra la vera natura della mela, frutto polposo e gustoso destinato comunque alla decomposizione.
Ignazio Fresu si diverte a giocare con la percezione dell’occhio umano, un occhio che spesso sembra fermarsi solo all’apparenza, al primo impatto, ma che invece deve imparare ad andare oltre, a scandagliare i significati più reconditi delle cose.-->
 
==Note==
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==Altri progetti==
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