Differenze tra le versioni di "Michele Valori"

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*Alle ore 2 e mezzo appuntamento con [[Ludwig Mies van der Rohe]]. Abita al numero 230 della Ohio Street. Una brutta casa ottecentesca di mattoni color vino e pietra bianca. Leggo con una certa commozione e tenerezza il suo nome sulla lista degli inquilini, insieme a tanti altri. È un uomo alto, un po' grasso, zoppica da una gamba, ha gli occhi leggermente strabici. Parla lentamente, arrotando le parole, si sente il tedesco dietro il suo inglese. Ha un'aria stanca, un po' impaurita, ma serena e distaccata. Mi colpisce il suo abbigliamento povero, porta un vestito blu scuro a doppio petto, lustro, una camicia bianca con un colletto informe, scarpe gialle dalla grossa suola e calzini di lana grigi pesante, nonostante il caldo soffocante. Nel taschino il fazzoletto bianco e matite gialle. Parlando si passa ogni tanto la mano destra sui radi capelli, e durante la nostra visita fumerà un sigaro. Non ricordo bene che domande abbiamo fatto e cosa ci ha risposto. Ricordo solo che ha detto ad un certo punto. "Mi piace l'acciaio": L'ha detto con una semplicità ed una naturalezza straordinaria. "I like the steel". E quegli "L" erano così liquidi da fare pensare subito alle pareti trasparenti dei suoi edifici.
*Così i cosiddetti intellettuali impegnati sono sempre più relegati ai margini dei fatti nazionali. Tra poco non conteranno più niente, assolutamente niente. Vedi il caso di [[Nicola Signorello]], segretario della DC romana, che utilizza persone di nessun valore culturale, con ottimi risultati.
*Il Belgio è come la nostra camera d'albergo. Comoda, calda ma di un colore tra il bordello e il vagone ferroviario. Coperte di raso e velluto, bidet in bella vista. La padrona sembra una maitresse. Internazionale dei gabinetti, lungo le strade degli automobilisti. Sono sempre in fondo a un cortile e sono sudici in tutto il mondo.
*Il1967Il 1967 si chiude in una situazione incerta. La guerra del Vietnam pesa su tutti, pensieri per la crisi americana che ne consegue. Dissensi gravi nel Mercato Comune. Francia e Italia schierate su opposte posizioni per l'Inghilterra. L'Italia cerca di uscire da una situazione chiusa e particolare per avviare l'Europa unita. Olanda, Belgio e Lussemburgo sono apparentemente d'accordo, ma tiepidi. La Germania non vuole disgustare la Francia. Paris Presse, giornale gollista, ci definisce "il ventre molle d'Europa". Questo ci offende e ci fa un po' ridere. Questa Francia che vive tutta perché l'America l'alleva e fa l'anti-americana è comica e tragica. Francia finita. Italia in cammino. Sarà vero?
*Incontro finalmente Mr. Tronzo. Era un pezzo che volevo conoscere quest'uomo coraggioso che ha saputo vivere nonostante il suo nome.
*Incontro alla nuova sede dell'ufficio speciale del Piano Regolatore di Roma [[Amerigo Petrucci]], Sindaco di Roma. Il suo studio, arredato con i soliti mobili di finta pelle, è buffo. Sul tavolo cavalli d'argento che reggono un lume, orrendo. Due belle carte di Roma, una famosa di Nolli. Espongo il mio progetto: tutto bene, ci vorranno almeno due anni prima di cominciare! Marini Dettina è il cliente più amabile che io abbia mai trovato. Petrucci dice che ci dobbiamo vedere presto. "Quando vuole Lei, rispondo, sono quasi 12 mesi che non ci vediamo per parlare un po' di urbanistica". "Sempre polemico" dice lui. Ci vedremo presto. Vedremo. Ma che ci diremo non si sa.
*Ogni volta che muore qualcuno che abbiamo conosciuto ed amato ritornano tutti i soliti confusi pensieri sulla morte, il mistero che incombe su tutti i nostri atti, pensieri, cose. Grandioso, solenne, terribile e semplicissimo episodio della natura che ci rilancia nell'infinito sconosciuto e inconoscibile. Ma non provo terrore. Sono stato due volte in rischio serio di morire e non ho avuto paura. Solo uno struggimento, una commozione al pensiero di non vedere fisicamente le persone, i luoghi, le cose care. La cosa più dura è la fine della percezione fisica, il grande distacco dai sensi: ma l'infinito ci attira, ci risucchia, ci avvolge, ci fa rinascere.
*Pensare "prima" ai figli è irreale, non si sa cosa sia un figlio. Un figliolo è la nostra privata conferma del grande mistero della vita. Si osservano queste creature venute dal cosmo per causa tua, per volontà tua e vi riconosci una parte di infinito, di trascendente, che ti appartiene anche fisicamente, in forma tangibile. Posso toccare una creatura che è a metà, a mezzadria tra me e Dominedddio. Cosa meravigliosa, divina, la paternità. Quei sederini, quelle coscine, quei pelini, quegli occhini sono venuti da lontano per me. Non è sciocco né banale chiamarli un dono: sono veramente qualcosa che ti è stato donato dall'eternità, ma sono anche proprietà privata. Che visione antiquata è mai questa in tempi di collettivi!
*Questa parte occidentale dell'Olanda è veramente la luna. Boschi e giardini. In mezzo ai giardini le città e i paesi. Sembra tutta una città termale (Montecatini). Non c'è un pelo fuori posto. L'urbanistica non esiste perché non c'è bisogno di regolare niente. Case, case, case tutte eguali e tutte diverse. Le finestre illuminate, si vede dentro. Gli Olandesi mangiano, leggono sotto il paralume. Davanti hanno un giardino senza recinzioni. A me sembra, italiano, di venire dall'inferno. Sono stato fino ad oggi in fondo ad un vulcano e improvvisamente mi portano in Olanda. Non si capisce perché dagli alberi non si colgano i prosciutti e le strade non siano pavimentate di tavolette di cioccolata. Poi biciclette, biciclette. Gli Olandesi devono avere il sedere di cuoio. Parlano olandese. E' un guaio. Per la prima volta ho la sensazione del paese straniero. Difficile comprare un francobollo. (1955)
*{{NDR|Sul [[Il Sessantotto|Sessantotto]]}} Questi bravi giovanotti combattono le espressioni esterne del vivere borghese e non la sua condannabile ottusità. Credono veramente di essere più liberi senza [[cravatta]]: ma è la rinuncia a una libertà. La cravatta è la mia piccola personale libertà esibita esteticamente al mio prossimo: egli esibisca la sua. Ci rispetteremo. Io non voglio sopprimere la cravatta, io voglio che sparisca la violenza, l'obbligo di non portare la cravatta. Voglio anche che la cravatta non sia più il simbolo della rispettabilità, ma voglio che tutti la portino e per tutti sia differente per materiale, colore, foggia, disegno, e sai che arrivo a dire? anche prezzo.
*{{NDR|Sulla [[Polonia]]}} Questo Paese è veramente infernale. Il freddo domina incontrastato, il cielo è grigio-verde-marrone, le strade piene di neve e ghiaccio ed io ho rischiato de tombar in ela tera, svigolando. (Svigolando). Si dice svigolando? No, Signor Friedl, si dice: scivolando, scivolando. Il livello di vita è molto basso. Ad esempio: l'albergo. Tutto è bruttissimo, malfatto, scadente di qualità. Orrendi pavimenti, brutti infissi, maniglie che si scassano e non chiudono, porte che non si aprono, lumi che non si accendono. I vestiti della gente sono stoppa – misto lana artificiale, i cappelli di plastica finto cuoio, le scarpe sono semplicemente finte, gli ascensori fanno un metro all'ora. I tram sono ancora a cavalli. Però come al solito – è obbligatorio nei Paesi dell'Est – i Polacchi sono molto simpatici, sono molto umani. Si vede che la tradizione Slava è ancora molto viva, ecc, ecc... tutto vero. Ma io ho segnato su un foglio di carta: Martedì 20, Mercoledì 21, Giovedì 22, Venerdì 23, Sabato 24 e ogni giorno che passa lo cancello con una soddisfazione maligna. Io me ne vado Sighnori Polonesi, torno a quello schifo di Italia ciniciosa e ipocritante, ma viva l'Italia, alla faccia vostra. Voi dovete restar, peggio per voi.
Utente anonimo