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*Già le ''[[Upaniṣad|Upanishad]]'' del periodo vedico lasciavano intravedere dei valori nuovi, come la credenza in un dio personale, la valorizzazione della mistica, e così via. Per tale ragione si può dire che una di queste ''Upanishad'', la ''[[Śvetāśvatara Upaniṣad|Śvetâśvatara]]'', si trova «alla porta d'ingresso dell'induismo». (p. 16)
*[…] a volte, almeno per il ''[[Mahābhārata|Mahâ-Bârata]]'', la narrazione sembra essere una semplice illustrazione del dharma indù. A ragione il ''Mahâ-Bârata'' è stato considerato come un compendio dell'induismo, mentre il ''[[Rāmāyaṇa|Râmâyana]]'' è più secolarizzato. (p. 18)
*L'evoluzione più tarda del [[buddhismo]], in [[India]] e soprattutto fuori dall'India, e del giainismo post-canonico lascia scorgere pratiche, una produzione di immagini e speculazioni che, spesso, sono molto debitrici verso l'ambiente induista. Se, come si ha ragione di credere, il [[tantrismo]] buddhista si è sviluppato sulla base del tantrismo indù (lo scenario è di provenienza śivaita), si avrebbe qui un'influenza di grandi conseguenze, che ha contribuito al diffondersi, nei vasti territori asiatici, di dottrine di origine induista. (p. 31)
*Tale nozione {{NDR|della [[shakti|śakti]]}} risale a tempi remoti e, a seconda delle dottrine, viene confusa con la [[Māyā|Mâyâ]] o Illusione-creatrice-di-forme del ''Vedanta'', o con la [[Prakṛti|Prakriti]] o Materia (femminile) del ''Sânkhya''. Ha fatto sentire la sua influenza soprattutto in quelle sette chiamate a loro volta ''śakta'', e nel tantrismo, dove si stabilisce un legame tra lei e la figura di [[Shiva|Śiva]]. (p. 40)
*La parola ''[[Saṃsāra|samsâra]]'', che equivale a metempsicosi (o più esattamente a metensomatosi), appare dopo le ''Upanishad'' antiche, anche se è poi impossibile dire come si sia formata questa dottrina, su quali elementi indiani o non-indiani. (p. 56)
 
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