Differenze tra le versioni di "Guido Morselli"

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*[[Dio]] è come il mare: sorregge chi gli si abbandona. (14 dicembre 1943)
*Vi è in noi una specie di timore della felicità. Si potrebbe dire che la [[consuetudine]] alla noia e al dolore determina da parte nostra una inerzia una resistenza alla gioia. (5 gennaio 1944)
*Tutta la nostra esperienza interiore è il gioco di due fattori: la memoria (il passato), l'angoscia (il pre-sentepresente). (2 febbraio 1944)
*Esser fedeli a una donna, significa esser fedeli a se stessi. (13 maggio 1944)
*Il castigo, in quanto sia sofferenza, è sempre ingiusto perché sempre sproporzionato alla colpa. Infatti il piacere che sentiamo commettendo il male, non incide mai profondamente come il dolore. Carattere di quello è la labilità, di questo, la stabilità. Il piacere non impegna quasi mai l'animo, il dolore, anche fisico, sì. Il piacere sfiora, il dolore si radica. (12 agosto 1944)
*Dopo la morte, per gli scettici c'è il nulla. Per le anime religiose, dopo la morte c'è Dio, ossia il tutto. Ma sparire nel nulla o nel tutto, non è la stessa cosa? (26 dicembre 1958)
*Tutto è inutile. Ho lavorato senza mai un risultato; ho oziato, la mia vita si è svolta nella identica maniera. Ho pregato, non ho ottenuto nulla; ho bestemmiato, non ho ottenuto nulla. Sono stato egoista sino a dimenticarmi dell'esistenza degli altri; nulla è cambiato né in me né intorno a me. Ho amato, sino a dimenticarmi di me stesso; nulla è cambiato né in me né intorno a me. Ho fatto qualche poco di bene, non sono stato compensato; ho fatto del male, non sono stato punito. – Tutto è ugualmente inutile. (6 novembre 1959)
*La provvidenza non trascura proprio nessuna delle sue creature. Leggo (in un articolo sul «Corriere» del 19 settembre '62) che anche le libere, graziose, festose (e innocenti9innocenti) farfalle sono colpite dalla malattia che quando visita noi, chiamiamo: cancro. […] Non c'è nemmeno un angolo del creato in cui non si mostri la grandezza e la bontà del creatore. (1° ottobre 1962)
*Come la poesia, così la filosofia deve crescere in margine alla vita, e cioè essere riflessione sulla vita, la saggezza che affiora sull'esperienza. Questo è il significato dell'adagio «primum vivere» (che gli uomini pratici hanno svisato come se significasse che il riflettere è una faccenda di seconda – o di nessuna – importanza). (3 maggio 1963)
*Dagli dèi, dobbiamo imparare per lo meno una virtù: la discrezione. Essi si comportano in ogni caso come se non esistessero. (9 settembre 1963)
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