Differenze tra le versioni di "Jirō Taniguchi"

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==Citazioni di Jirō Taniguchi==
*Quando costruisco una scena, la definizione dei dettagli diventa parte del racconto. Mi appassiona disegnare nel dettaglio. Forse disegno anche troppo nei dettagli. (citato nella quarta di copertina di ''In una lontana città'')
 
{{Intestazione|Intervista di Stéphane e Muriel Barbery}}
 
*Non ne sono del tutto consapevole, ma quando costruisco le mie storie ho bisogno di creare come degli ostacoli, una sorta di muro che i personaggi incontrano e devono oltrepassare. Invece che una strada tutta dritta e ben tracciata, trovo necessario che ci sia una specie di montagna da scalare. Voglio che, superandola, il personaggio progredisce, matura. (p. 74)
*La [[malinconia]] mi sembra una sorta di cura per mantenere l'equilibrio spirituale. [...] tra i sentimenti umani è quello che a me sembra più sottile, inafferrabile, e senza dubbio più prezioso. [...] È il motivo per cui, secondo me, lo stato [[Depressione|depressivo]] non è assolutamente negativo e penso anzi che sia necessario, che porti alla riflessione e alla calma. Un'euforia permanente sarebbe troppo faticosa. Penso che si debba sempre mantenere questa sorta di interstizio, di vuoto, nel proprio spirito, nel proprio cuore. (p. 75)
*Io considero la [[morte]] parte della vita ed è per questo che, parlando della vita, mi viene da parlare anche della morte. Personalmente, l'esperienza che fino a oggi ho avuto della morte riguarda quella degli animali che tenevo con me. [...] Non riuscivo ad accettarlo: mi domandavo perché gli esseri viventi dovessero morire. E poi, poco a poco, ritorna la calma. Perché il cervello umano (come forse quello degli animali) ha anche la capacità di dimenticare. Allora ci si può nuovamente dire che ciò che è importante è vivere, che il nostro è un tempo prezioso. Credo che la morte insegni a vivere, e che la facoltà di dimenticare sia un elemento importante in questo meccanismo. (p. 77)
*Penso che le opere che lasciano un dubbio nel lettore non siano perfette. [...] Anche se voglio far pensare, non voglio che sorgano dubbi. (p. 78)
 
{{NDR|Dall'intervista di Stéphane e [[Muriel Barbery]] realizzata a Tokyo nell'aprile del 2007, traduzione dal giapponese di Corinne Quentin, traduzione dal francese di Giovanni Zucca, in [[Jirō Taniguchi]], ''La montagna magica'', Rizzoli Lizard, Milano, 2009. ISBN 978-88-17-03131-8}}
 
==''Allevare un cane e altri racconti''==
*Vedi le [[Onda|onde]]? S'infrangono su questa riva, ma chissà da dove vengono, da quali altri mari... Quando osservo il moto di queste onde... mi sembra di essere avviluppata da qualcosa di immenso... e un po' alla volta mi torna il coraggio... (Nagase Tomoko: cap. 14, p. 337)
*Non si può mai sapere quello che succede fra un uomo e una donna. Gli [[Uomo (genere)|uomini]], in fondo, sono sempre dei bambini, anche da adulti. E c'è sempre una donna che li perdona. (ragazza che lavora al bar: cap. 16, p. 383)
 
==Citazioni su Jirō Taniguchi==
*L'opera di Taniguchi è tutta un invito a vivere col cuore puro, ed è per questo che i lettori la amano: perché li mette in contatto con il piccolo principe che è dentro di loro. Le emozioni fortissime trasmesse dalle sue storie restituiscono fiducia in un'umanità tenera, e ci avvolgono il cuore come una coperta calda e rassicurante. ([[Muriel Barbery]])
 
==Bibliografia==