Differenze tra le versioni di "Laurence Olivier"

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Automa: Sostituzioni normali automatiche di errori "tipografici".
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==''Confessioni di un peccatore'' ==
 
*Mia sorella, essendo non solo l’unical'unica donna in famiglia dopo la morte di mia madre ma anche la più grande di noi figli, aveva il privilegio di un bagno tutto per sé. Ma noi tre maschi, padre, figlio maggiore e minore, non godevamo di questo lusso, anzi, sembrava quasi che dovessimo ripagare il suo privilegio saltando nella stessa acqua uno dopo l’altrol'altro. Naturalmente papà per primo, poi Dickie e infine io. A quel punto l’acqual'acqua era in uno stato tale da poter esser definita a stento un mezzo detergente. (p. 10)
*Oggi spesso la gente chiede a mia moglie Joan: “Come"Come fa a capire quando Larry sta recitando e quando no?" e mia moglie risponde sempre: “Larry"Larry? Oh, ma lui recita sempre”sempre". In fondo al cuore so soltanto di non capire bene quando recito e quando no o meglio, per essere ancora più sincero, quando mento e quando no. Perché, cosa è la recitazione se non menzogna e cosa è la buona recitazione se non menzogna convincente? (p. 15)
*I più intelligenti tra i miei giovani colleghi, in continue conversazioni che hanno pateticamente per tema la ricerca di una qualche razionalizzazione della vita, sono d’accordod'accordo nel dire d’averd'aver scelto questo mestiere per soddisfare un forte bisogno di “esprimere"esprimere se stessi”stessi". Per quanto mi riguarda non posso vantare nemmeno questo livello di intelligenza; onestamente devo confessare, con un po’po' di vergogna, che ero conscio solo del mio bisogno di mettermi in mostra. (p. 15)
*Ho sempre pensato che il problema di fondo tra me e mio padre era che lui non riusciva a vedere il minimo scopo nella mia esistenza. Ecco lì, in splendido rilievo, c’erac'era la sua bellissima figlia, la prima, e poi, di tre anni più giovane, c’erac'era il figlio ed erede, l’unicol'unico di cui avesse bisogno, grazie mille. Tutto lo irritava di me. Ero un peso in più assolutamente non necessario sul bilancio familiare. (p. 16)
*Credo, col senno di poi, che quell’alonequell'alone di superiorità conferitomi dal mio ruolo di solista unito alle mie notevoli opportunità di recitare, mi avessero dato un po’po' un’ariaun'aria da sbruffone a cui i ruoli femminili che interpretavo avevano aggiunto anche un tocco di femminilità. Tutto questo è un modo educato per spiegare il fatto che ero noto a tutti come “quello"quello stronzetto di un invertito di Olivier”Olivier". (p. 24)
*Ero una femminuccia. Meritavo l’ostracismol'ostracismo. Avevo subito più di una normale dose di angherie a All Saints. Ero lì da circa un anno quando arrivò un nuovo insegnante. Era un eroe che tornava a casa dalla guerra ferito e con una psicosi traumatica da bombardamento, un genere di cui tutti gli studenti di quei tempi avevano molta paura. […] A volte si esprimeva in tendenze sadiche. Quest’uomoQuest'uomo fissò il suo interesse su di me (si diceva che io cantassi come un angelo e che ero quel tanto carino per scatenare il peggio in certi uomini). Arrivò a scuola armato di una cinghia di foggia particolare. L’oggettoL'oggetto delle sue esibizioni con la cinghia ero naturalmente io. (p. 25)
*I prefetti più anziani avevano sofferto loro stessi così a lungo da non veder l’oral'ora di mettere in pratica la più alta espressione della loro autorità. La forza che stava dietro alle loro frustate era così piena di sadismo che ho sofferto dolori che non credevo possibili. Non sono mai stato uno portato a stringere i denti e in queste situazioni ero incapace di comportarmi da uomo: le mie reazioni erano quindi inusuali, rumorose, stridule. Gli altri ragazzi, quando sapevano che toccava a me, si radunavano davanti alla sesta classe per non perdersi il divertimento provocato dalle mie lamentose prestazioni. Ci misi quasi due anni per imparare a sopportare il dolore come ci si aspettava. (p. 25)
*Poi si piegò verso di me e mi disse: “La"La tua debolezza sta… qui”qui" e mise la punta del mignolo sulla mia fronte, alla base dell’attaccaturadell'attaccatura dei capelli e la fece scivolare giù per fermarsi nel profondo incavo tra le sopracciglia e l’iniziol'inizio del naso. Capii immediatamente la saggezza di quella dichiarazione. C’eraC'era ovviamene un po’po' di timidezza nel mio sguardo. Capii questa cosa così a fondo che oscurò i miei primi anni da attore. Non sto imputando a Elsie Fogerty la responsabilità di un blocco psicologico, non è così, sapevo che era vero, che c’erac'era una debolezza lì. Durò finché scoprii il protettivo riparo di un naso finto e provavo un piacevole senso di relax e di sollievo quando una parte richiedeva l’aggiuntal'aggiunta di qualche posticcio alla mia faccia, il che mi permetteva di nascondermi dietro un personaggio estraneo e mi evitava una cosa imbarazzante come la rappresentazione di se stessi. (p. 29)
*Spesso la gente mi chiede quali sono i miei hobbies, cosa faccio per divertimento. Non riesco mai a pensare a nulla. Mi prendono dei grossi sensi di colpa all"idea di fare una vacanza; e mi sento molto a disagio se sto facendo qualcosa che non sia il mio lavoro. Il lavoro è vita per me, è l"unica ragione di vita; e in più ho anche la fede quasi religiosa che essere utili è tutto. Mi capita qualche volta di trovarmi a contatto con gente triste che mi chiede: "Per cosa vivo, quale è la mia ragione di vita?". La risposta "Lavoro" non va sempre bene. E allora rispondo prontamente, anche se un po" sentenziosamente: "Essere utili; se tu soltanto potessi credere in quest"ideale, se tutti potessero, allora nessuno, dalla regina alla più umile donna di fatica, avrebbe mai la sensazione di vivere per nulla". (p. 31)
*Mentre scendevamo mi disse: “Oh"Oh, deve stare attento, l’entratal'entrata è un po’po' scomoda”scomoda". “Lo"Lo so, grazie," risposi. Questa storia cominciava ad annoiarmi. […] Diedi un colpo alla porta di pesante tela e mi lanciai attraverso con decisione. Naturalmente inciampai sul gradino, volai per aria e, prima di rendermi conto di cosa fosse successo, mi ritrovai con i denti ben conficcati tra una lampadina rossa e una blu in mezzo alle luci della ribalta. Stavo recitando in un teatro molto capiente, il che significa che qualunque sia la reazione degli spettatori arriva con la forza di un tuono a chi sta davanti a loro sul palcoscenico. Il volume di quella reazione specifica mi rintronò per un secondo o due. Mi rimisi in piedi in qualche modo, spolverandomi un po’po' i vestiti e stetti fermo per un attimo a scrutare il pubblico; poi mi girai e gettai uno sguardo a Ruby Miller che era sufficientemente professionista da non muovere un capello. Tornai a guardare il pubblico con aria supplichevole, ma non sembrava intenzionato a rinunciare così facilmente alla più grande risata del secolo. Nei molti anni trascorsi da allora a oggi ho recitato con gioia in numerose commedie […] Mi sono illuso di poter generalmente conquistare il livello di risate che io o la situazione comica meritavamo, ma ho sospirato invano; mai, proprio mai, nella mia vita ho sentito un suono così esplosivo e alto come il gioioso clamore sollevato da quel pubblico. Tutte le volte che ho pensato di avere motivo per essere soddisfatto di me stesso, il ricordo della mia prima entrata su un palcoscenico professionale ha immediatamente ristabilito il mio senso di equilibrio. Avanzai con aria miserevole sul palcoscenico verso Ruby e sedetti al suo fianco sul divano, lasciando che lei, con il suo fantastico senso della sincronizzazione, da grande esperta, facesse smettere quelle risate. […] Finalmente la mia parte sulla scena si concluse, mi alzai, mi chinai a baciare la mano a Ruby e uscii, questa volta evitando il gradino, piacevolmente accompagnato da un breve, allegro scoppiettio di applausi da parte di quel generosissimo pubblico. Al che mi montai la testa, in un allarmante risorgere di presunzione. (pp. 36-37)
*Il mio solo dispiacere durante la tournée di The farmer's wife fu quello di non essermi innamorato e sposato. Morivo dalla voglia di sposarmi così, con la benedizione di Dio, avrei potuto godermi il sesso, dal cui pensiero cominciavo a essere ossessionato ininterrottamente. Potreste forse pensare, e con ragione, che ciò ostacolasse il mio lavoro; non fu così, perlomeno non in modo pregiudizievole. Non ci furono avventure romantiche, oh no, no certamente – senza matrimonio sarebbe stato un peccato più che mortale e io ero molto religioso, e lo ero sinceramente. La fede religiosa avrebbe dovuto avere la meglio sui "cattivi pensieri" e scacciarli. Ma, evidentemente, non avevo la stoffa del martire e quasi sempre i pensieri sessuali vincevano. Travagliato da questo compromesso continuai nelle mie convinzioni e abitudini religiose fino all'età di ventitré anni, fino al giorno in cui, di fatto, mi sposai; pensatela come vi pare. (p. 48)
*Aveva annusato fin dall'inizio che io ero un tipo dalla risata facile. Potevo a stento controllarmi alle risate del pubblico, anche se erano le stesse tutte le sere. Un giorno Noel mi prese in disparte e mi disse: "Senti un po', Larry mio, tu sei uno che ha la risata facile, vero?". "Si," risposi. "Allora ascoltami: ho intenzione, ho deliberatamente intenzione, di tormentare questa tua debolezza. Abbiamo davanti a noi tre mesi a Londra e poi quattro a New York. Ecco quello che farò. Farò tutto quello che potrò per farti ridacchiare fino a farti morire a ogni spettacolo [...] e se nove mesi di questo trattamento non cancelleranno questa macchia da dilettante nel tuo per altro brillante giovane talento, allora farai davvero meglio a incominciare a vedere di rimediarti un altro lavoro." (p. 51)
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