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opera e cit
*C'è una costante nella vita di [[Mahatma Gandhi|Gandhi]] come uomo pubblico: quando sembrano darsi tutte le condizioni perché il suo programma tocchi la sponda del successo, sopravviene immancabilmente un fatto imprevisto che di per sé potrebbe non mutare il corso fausto delle cose se non si innestasse in una predisposizione soggettiva del protagonista, la predisposizione al fallimento. Si sarebbe tentati di dire che Gandhi, appunto per questo, non era un uomo politico, se tra le sue pretese non ci fosse quella di un nuovo modo di far politica, nel quale viene rifiutata ogni forma di calcolo machiavellico. (pp. 75-76)
*Per Gandhi la laicità ha il suo vero fondamento nella religione, una volta che per religione non si intenda questa o quella espressione positiva, ma la radice comune di tutte le religioni che ogni uomo può rintracciare in se stesso. Le religioni, e quindi le culture e le nazioni, anche se diverse, non sono antagoniste se non per degenerazione, dato che esprimono tutte una medesima verità. Chiedere al futuro stato indiano di attribuire una posizione di privilegio all'induismo sarebbe un assurdo da combattere, dato che una religione la cui sopravvivenza ha bisogno dell'aiuto dello Stato non è più una religione. La funzione dello Stato, che di per sé non ha connotazioni religiose, è una sola: far coesistere pacificamente tutte le religioni. È l'utopia gandhiana, la cui verità è ancora oggi affidata al futuro, ma che egli aveva assunto come progetto, sia nei dibattiti di alto livello, sia nelle quotidiane fatiche con cui, sepolto nella povertà dei villaggi, tentava di ricostruire la grande India a partire dalle sue cellule più elementari. (pp. 133-134)
 
==''La politica della fede''==
*I fatti hanno la verità, il concetto è già un duplicato in cui si annida l'astuzia.
*Là dove si difende un principio che è in sè rispettabile ma che si fa valere contro l'uomo, ivi c'è il peccato.
*La [[legge]] affidata a mani umane - e non può essere altrimenti - subisce una inclinazione lenta, progressiva e camuffata, per cui alla fine il suo compito, non è più di difendere l'uomo ma di difendere gli stessi depositari della legge.
*La [[verità]] non la conosciamo che di riflesso, non soltanto la verità che ci supera, quella di cui parlano i filosofi, ma la verità che ci attende, che ci interpella nell'uomo che incontriamo, nel disgraziato che è ai margini della nostra strada.
 
==Note==
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