Differenze tra le versioni di "Tat'jana L'vovna Tolstaja"

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*Quando in un quadro, in una commedia o in un libro ogni particolare viene messo in evidenza, di solito ci si stanca. Se, al contrario, l'autore si limita a presentare l'aspetto generale dell'opera e lascia allo spettatore o al lettore la cura di immaginare il resto, provoca interesse, in quanto dà agli altri l'impressione di collaborare. A condizione, ben inteso, che il disegno generale riesca a toccare l'immaginazione, l'interesse e la curiosità dello spettatore. (p. 196)
*Era l'epoca in cui Tolstoj, già vecchio, scriveva ''[[Resurrezione (romanzo)|Resurrezione]]'', il suo ultimo grande romanzo. Un giorno entrai nel suo studio e lo vidi al tavolo da lavoro mentre disponeva le carte per fare un solitario. Ne faceva sovente, per riposarsi o per riflettere su ciò che stava scrivendo. Qualche volta domandava alle carte perfino di decidere per lui. A seconda della riuscita o della non riuscita del gioco avrebbe preso certe decisioni.<br />Sapendo di questa abitudine domandai:<br />«Hai pensato a qualcosa?»<br />«Sì...»<br />«A cosa?»<br />«Se il solitario riesce farò sposare Nechiudov<!-- sic --> a Katjuša. Se s'incaglia non li farò sposare.»<br />Finito il solitario chiesi:<br />«Allora?»<br />«È riuscito...» disse. «La seccatura è che Katjuša non può sposare Nechiudov.» (pp. 198-199)
*Si discuteva una sera a Jasnaja Poljana della divisione del lavoro. In quel tempo mio padre stava scrivendo il saggio ''[[Lev Tolstoj#Che fare?|Cosa bisogna fare?]]'', opera colma di appassionata rivolta contro lo sfruttamento dei lavoratori da parte della classe privilegiata, che dimostra l'ingiustizia della cosiddetta «divisione del lavoro».<br />«Il lavoro manuale è sempre necessario,» diceva, «mentre il più delle volte il nostro lavoro, scientifico o artistico, non serve che a un cerchio ristretto di persone [...].»<br />Il pittore [[Il'ja Efimovič Repin|Repin]], nostro ospite, l'interruppe:<br />«Permettete Lev Nikolaevič, una mia osservazione personale. [...] Mi capita spesso di vedere operai attaccati ai cavi, che alano parti del battello in costruzione. Un giorno che il pezzo era più pesante del solito, e gli operai sembravano esausti dalla fatica, vidi due di loro staccarsi dal gruppo e saltare sulla trave che stavano trascinando. Con bella voce vigorosa, intonarono un'allegra canzone. La loro energia si comunicò ai compagni che, ritrovate le forze, sentirono meno grave il loro compito.»<br />«E allora?» chiese mio padre, che aveva ascoltato attentamente e aspettava la conclusione.<br />«Ebbene,» disse Repin in modo discreto, «penso che debbano pure esistere coloro che confortano la vita dei lavoratori con la loro arte. Hanno un compito da assolvere. Mi sento uno di loro. Voglio essere fra coloro che cantano.»<br />«Molto bene,» riprese mio padre ridendo. «Il male è che sono in troppi a voler saltare sulla cosa che si sta trascinando e pochi a trascinarla. Il problema è questo!» (pp. 199-200)
*Un nostro amico, Vasilij Maklakov, spirito aperto e colto, parlando dei discepoli di Tolstoj era solito dire: «Coloro che capiscono Tolstoj non l'imitano. Coloro che l'imitano non lo capiscono.»<br />Ho potuto constatare più di una volta l'esattezza di tale riflessione. Fra i numerosi visitatori arrivati da ogni parte del mondo per conoscere mio padre, molti erano tolstoiani soltanto di nome: si limitavano a copiare il comportamento e le maniere del «maestro» senza capire il significato profondo delle sue idee. Quelli che capivano sapevano anche che Tolstoj lasciava ognuno libero di vivere e di risolvere i suoi problemi come credeva. E non cercavano di imitarlo nel comportamento esteriore, che per loro non aveva nessuna importanza.<br />Una volta notai, che coloro che stavano attorno a mio padre, un giovane sconosciuto con un camiciotto russo, pantaloni a sbuffo e grosse scarpe.<br />«Chi è?» domandai.<br />Papà si chinò verso di me e, con la mano davanti alla bocca, mi sussurrò all'orecchio:<br />«È un giovane membro della setta che mi è più estranea e incomprensibile: quella dei [[Tolstoismo|tolstoiani]]. (p. 208)
*{{NDR|Su ''[[Della vita]]''}} Quest'opera grandiosa per semplicità e saggezza riuscì a toccare il cuore di mia madre {{NDR|[[Sof'ja Tolstaja]]}}. Lo testimonia la corrispondenza con la sorella: «Sono sola, del tutto sola. Ho scritto tutto il giorno. Ho copiato il lavoro di Lev intitolato ''Della vita e della morte''. Lo sta leggendo in questo momento all'università per l'Associazione di psicologia. Un buon articolo. Un articolo strettamente filosofico, senza tensioni, senza tendenziosità. Mi sembra profondo, ben concepito e tocca la mia coscienza.» Toccava la sua coscienza a tal punto che non si accontentò di copiarlo ma lo tradusse in francese. (pp. 248-249)