Differenze tra le versioni di "Laurence Olivier"

 
*Oggi spesso la gente chiede a mia moglie Joan: “Come fa a capire quando Larry sta recitando e quando no?” e mia moglie risponde sempre: “Larry? Oh, ma lui recita sempre”. In fondo al cuore so soltanto di non capire bene quando recito e quando no o meglio, per essere ancora più sincero, quando mento e quando no. Perché, cosa è la recitazione se non menzogna e cosa è la buona recitazione se non menzogna convincente? (p. 15)
*I più intelligenti tra i miei giovani colleghi, in continue conversazioni che hanno pateticamente per tema la ricerca di una qualche razionalizzazione della vita, sono d’accordo nel dire d’aver scelto questo mestiere per soddisfare un forte bisogno di “esprimere se stessi”. Per quanto mi riguarda non posso vantare nemmeno questo livello di intelligenza; onestamente devo confessare, con un po’ di vergogna, che ero conscio solo del mio bisogno di mettermi in mostra. (p. 15)
*Ho sempre pensato che il problema di fondo tra me e mio padre era che lui non riusciva a vedere il minimo scopo nella mia esistenza. Ecco lì, in splendido rilievo, c’era la sua bellissima figlia, la prima, e poi, di tre anni più giovane, c’era il figlio ed erede, l’unico di cui avesse bisogno, grazie mille. Tutto lo irritava di me. Ero un peso in più assolutamente non necessario sul bilancio familiare. (p. 16)
*Credo, col senno di poi, che quell’alone di superiorità conferitomi dal mio ruolo di solista unito alle mie notevoli opportunità di recitare, mi avessero dato un po’ un’aria da sbruffone a cui i ruoli femminili che interpretavo avevano aggiunto anche un tocco di femminilità. Tutto questo è un modo educato per spiegare il fatto che ero noto a tutti come “quello stronzetto di un invertito di Olivier”. (p. 24)
Utente anonimo