Differenze tra le versioni di "Tat'jana L'vovna Tolstaja"

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*Era l'epoca in cui Tolstoj, già vecchio, scriveva ''[[Resurrezione (romanzo)|Resurrezione]]'', il suo ultimo grande romanzo. Un giorno entrai nel suo studio e lo vidi al tavolo da lavoro mentre disponeva le carte per fare un solitario. Ne faceva sovente, per riposarsi o per riflettere su ciò che stava scrivendo. Qualche volta domandava alle carte perfino di decidere per lui. A seconda della riuscita o della non riuscita del gioco avrebbe preso certe decisioni.<br />Sapendo di questa abitudine domandai:<br />«Hai pensato a qualcosa?»<br />«Sì...»<br />«A cosa?»<br />«Se il solitario riesce farò sposare Nechiudov<!-- sic --> a Katjuša. Se s'incaglia non li farò sposare.»<br />Finito il solitario chiesi:<br />«Allora?»<br />«È riuscito...» disse. «La seccatura è che Katjuša non può sposare Nechiudov.» (pp. 198-199)
*Un nostro amico, Vasilij Maklakov, spirito aperto e colto, parlando dei discepoli di Tolstoj era solito dire: «Coloro che capiscono Tolstoj non l'imitano. Coloro che l'imitano non lo capiscono.»<br />Ho potuto constatare più di una volta l'esattezza di tale riflessione. Fra i numerosi visitatori arrivati da ogni parte del mondo per conoscere mio padre, molti erano tolstoiani soltanto di nome: si limitavano a copiare il comportamento e le maniere del «maestro» senza capire il significato profondo delle sue idee. Quelli che capivano sapevano anche che Tolstoj lasciava ognuno libero di vivere e di risolvere i suoi problemi come credeva. E non cercavano di imitarlo nel comportamento esteriore, che per loro non aveva nessuna importanza.<br />Una volta notai, che coloro che stavano attorno a mio padre, un giovane sconosciuto con un camiciotto russo, pantaloni a sbuffo e grosse scarpe.<br />«Chi è?» domandai.<br />Papà si chinò verso di me e, con la mano davanti alla bocca, mi sussurrò all'orecchio:<br />«È un giovane membro della setta che mi è più estranea e incomprensibile: quella dei [[Tolstoismo|tolstoiani]]. (p. 208)
*{{NDR|Su ''[[Lev Tolstoj#Della vita|Della vita]]''}} Quest'opera grandiosa per semplicità e saggezza riuscì a toccare il cuore di mia madre {{NDR|[[Sof'ja Tolstaja]]}}. Lo testimonia la corrispondenza con la sorella: «Sono sola, del tutto sola. Ho scritto tutto il giorno. Ho copiato il lavoro di Lev intitolato ''Della vita e della morte''. Lo sta leggendo in questo momento all'università per l'Associazione di psicologia. Un buon articolo. Un articolo strettamente filosofico, senza tensioni, senza tendenziosità. Mi sembra profondo, ben concepito e tocca la mia coscienza.» Toccava la sua coscienza a tal punto che non si accontentò di copiarlo ma lo tradusse in francese. (pp. 248-249)
*[[Vladimir Čertkov|Čertkov]]... mia sorella Maša e io sentimmo subito di avere trovato in lui un validissimo alleato nel compimento di un nostro particolare compito: la cura dei manoscritti di mio padre. Čertkov procurò un copialettere: così riuscimmo a conservare tutte le lettere di mio padre in due esemplari. Fino a quel momento ci eravamo accontentate di copiare a mano quelle che trattavano argomenti di particolare importanza. Il diario di mio padre veniva copiato e affidato a Čertkov appena scritto. In una parola: Čertkov diventò il sostegno di mio padre. (p. 253)
*Mio padre era solito dire che il disordine dello spirito non è che una forma esasperata di egoismo.<br />Le anomalie psichiche della mamma si manifestarono proprio in quella forma. Lei, che era stata sempre pronta a darsi interamente senza volere nulla per sé, diventò preda di morbose preoccupazioni: Cosa dicevano di lei? Cosa avrebbero detto di lei? Sarebbero arrivati un giorno a ritenerla una Santippe? Qualche motivo per temerlo, l'aveva, perché era circondata da gente che compiangeva suo marito per quanto gli faceva sopportare. (p. 264)