Differenze tra le versioni di "Herbert Marcuse"

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===[[Citazioni]]===
*Le persone si riconoscono nelle loro merci; trovano la loro anima nella loro automobile, nel giradischi ad alta [[Fede|fedeltà]], nella casa a due piani, nell'attrezzatura della cucina. Lo stesso meccanismo che lega l'individuo alla sua società è mutato, e il controllo sociale è radicato nei nuovi bisogni che esso ha prodotto (Cap. 1, p. 23).
*Il “principio"principio del piacere”piacere" assorbe il principio di realtà; la sessualità viene liberata in forme socialmente costruttive. Questa nozione implica che vi sono modi repressivi di de-sublimazione, a confronto dei quali gli impulsi e gli scopi sublimati contengono una maggior dose di deviazione, di libertà e di rifiuto di dar retta ai tabù sociali. Sembra che tale de-sublimazione repressiva operi davvero nella sfera sessuale, ed alla pari di quanto avviene nella de-sublimazione dell'alta [[cultura]] essa opera qui come sottoprodotto dei controlli sociali attivati dalla realtà tecnologica, c che diffonde la [[libertà]] mentre intensifica il dominio. Il nesso tra de-sublimazione e società tecnologica può forse essere meglio illuminato se si esamina il mutamento avvenuto nell'uso sociale dell'energia istintuale (Cap. 3, p. 85).
*Il risultato è l'atrofia degli organi mentali necessari per afferrare contraddizioni ed alternative, e nella sola dimensione che rimane, quella della razionalità tecnologica, la “coscienza"coscienza felice”felice" giunge a prevalere. Essa riflette la credenza che il reale è razionale, e che il sistema stabilito, nonostante tutto, mantiene le promesse. Gli individui sono portati a scorgere nell'apparato produttivo l'agente effettivo del pensiero e dell'azione, a cui pensiero e dazione del singolo possono e debbono cedere il passo. Nel cambio, l'apparato assume pure il ruolo di un'[[Etica|agente morale]]. La coscienza è assolta dalla reificazione, dalla generale necessità delle cose (Cap. 3, p. 82).
*Nella filosofia greca classica, la Ragione è la facoltà cognitiva atta a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, nella misura in cui verità sono in primo luogo una condizione dell'Essere, della Realtà – e solo su questa base sono una proprietà di proposizioni. Il discorso vero, la [[logica]], rivela ed esprime ciò che realmente è, in quanto distinto da ciò che appare (reale). In virtù di tale equazione tra [[Epistemologia|Verità]] ed [[Ontologia|Essere]] (reale) la Verità è un valore, poiché Essere è meglio che Non-Essere (Cap. 5, p. 134).
*Noi viviamo e moriamo in un mondo razionale e produttivo. Noi sappiamo che la distruzione è il prezzo del [[progresso]], così come la morte è il prezzo della vita; che rinuncia e fatica sono condizioni necessarie del piacere e della gioia; che l'attività economica deve proseguire, e che le alternative sono utopiche. Questa ideologia appartiene all'apparato stabilito della [[società]]: è un requisito del suo regolare funzionamento, fa parte della sua razionalità (Cap. 6, p. 153).
*Ester Dinacci, ''Realtà della Germania'', Edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1970.
*Marcuse H. (1967) ''L'uomo a una dimensione'', Torino, Einaudi (tit. orig. One dimensional man. Studies in the ideology of advanced industrial society) Trad. Gallino L., Gallino T., ISBN 88-06-15254.
*S.v. ''L'uomo a una dimensione'' in “Dizionario"Dizionario delle opere e dei personaggi”personaggi", Milano, Bompiani, 2006, pp. 10574-75, ISBN 9-771825-788794.
 
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