Differenze tra le versioni di "Herbert Marcuse"

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*Ripeto: ''la follia del tutto giustifica le follie particolari e trasforma i delitti contro l'umanità in un'impresa razionale''. Quando il popolo, stimolato ad arte dalle autorità pubbliche e private, si prepara a vivere in regime di mobilitazione generale, esso mostra d'esser ragionevole non soltanto a causa della presenza del Nemico, ma pure a causa delle possibilità di investimento e d'occupazione offerte dall'[[industria]] e dalle attività di divertimento. Anche i calcoli più folli appaiono razionali: annientare cinque milioni di persone è preferibile che non annientarne dieci milioni, o venti, e così via. È futile obbiettare che una civiltà che giustifica la propria difesa con un calcolo del genere proclama la propria fine. (da ''L'uomo a una dimensione'', 1964)
*Vivere nella realtà significa per la [[società]] [[Borghesia|borghese]] avere soltanto [[Piacere|piaceri]] limitati e differenti ed ottenere sicurezza in cambio d'infelicità e di continue inibizioni. (citato in Ester Dinacci, ''Realtà della Germania'')
 
==''L'uomo a una dimensione''==
===[[Incipit]]===
La minaccia di una catastrofe atomica, che potrebbe spazzar via la [[Razzismo|razza umana]], non serve nel medesimo tempo a proteggere le stesse forze che perpetuano tale pericolo? Gli sforzi per prevenire una simile catastrofe pongono in ombra la ricerca delle sue cause potenziali nella società industriale contemporanea. Queste cause rimangono non identificate, non chiarite, non soggette ad attacchi del pubblico, poiché si trovano spinte in secondo piano dinanzi alla troppo ovvia minaccia dall'esterno.
 
===[[Citazioni]]===
*Le persone si riconoscono nelle loro merci; trovano la loro anima nella loro automobile, nel giradischi ad alta [[Fede|fedeltà]], nella casa a due piani, nell'attrezzatura della cucina. Lo stesso meccanismo che lega l'individuo alla sua società è mutato, e il controllo sociale è radicato nei nuovi bisogni che esso ha prodotto (Cap. 1, p. 23).
*Il “principio del piacere” assorbe il principio di realtà; la sessualità viene liberata in forme socialmente costruttive. Questa nozione implica che vi sono modi repressivi di de-sublimazione, a confronto dei quali gli impulsi e gli scopi sublimati contengono una maggior dose di deviazione, di libertà e di rifiuto di dar retta ai tabù sociali. Sembra che tale de-sublimazione repressiva operi davvero nella sfera sessuale, ed alla pari di quanto avviene nella de-sublimazione dell'alta [[cultura]] essa opera qui come sottoprodotto dei controlli sociali attivati dalla realtà tecnologica,c che diffonde la [[libertà]] mentre intensifica il dominio. Il nesso tra de-sublimazione e società tecnologica può forse essere meglio illuminato se si esamina il mutamento avvenuto nell'uso sociale dell'energia istintuale (Cap. 3, p. 85).
*Il risultato è l'atrofia degli organi mentali necessari per afferrare contraddizioni ed alternative, e nella sola dimensione che rimane, quella della razionalità tecnologica, la “coscienza felice” giunge a prevalere. Essa riflette la credenza che il reale è razionale, e che il sistema stabilito, nonostante tutto, mantiene le promesse. Gli individui sono portati a scorgere nell'apparato produttivo l'agente effettivo del pensiero e dell'azione, a cui pensiero e dazione del singolo possono e debbono cedere il passo. Nel cambio, l'apparato assume pure il ruolo di un'[[Etica|agente morale]]. La coscienza è assolta dalla reificazione, dalla generale necessità delle cose (Cap. 3, p. 82).
*Nella filosofia greca classica, la Ragione è la facoltà cognitiva atta a distinguere ciò che è vero da ciò che è falso, nella misura in cui verità sono in primo luogo una condizione dell'Essere, della Realtà – e solo su questa base sono una proprietà di proposizioni. Il discorso vero, la [[logica]], rivela ed esprime ciò che realmente è, in quanto distinto da ciò che appare (reale). In virtù di tale equazione tra [[Epistemologia|Verità]] ed [[Ontologia|Essere]] (reale) la Verità è un valore, poiché Essere è meglio che Non-Essere (Cap. 5, p. 134).
*Noi viviamo e moriamo in un mondo razionale e produttivo. Noi sappiamo che la distruzione è il prezzo del [[progresso]], così come la morte è il prezzo della vita; che rinuncia e fatica sono condizioni necessarie del piacere e della gioia; che l'attività economica deve proseguire, e che le alternative sono utopiche. Questa ideologia appartiene all'apparato stabilito della [[società]]: è un requisito del suo regolare funzionamento, fa parte della sua razionalità (Cap. 6, p. 153).
*Quel che sto cercando di dire è che la [[scienza]], in virtù del suo metodo e dei suoi concetti, ha progettato e promosso un universo in cui il dominio della natura è rimasto legato al dominio dell'uomo – legame che rischia di essere fatale a questo universo intero. La [[Natura]], scientificamente compresa e dominata, ricompare nell'apparato tecnico di produzione e distruzione che sostiene e migliora la vita degli individui nel mentre li assoggetta ai padroni dell'apparato. Così la gerarchia razionale si fonde con quella sociale. Se le cose stanno veramente così, allora un cambiamento in direzione progressista, tale da poter tagliare questo vincolo fatale, influirebbe anche sulla struttura propria della scienza, sul progetto scientifico. Le sue ipotesi, senza perdere nulla del loro carattere razionale, si svilupperebbero in un contesto sperimentale essenzialmente diverso (quello di un mondo pacificato); di conseguenza, la scienza giungerebbe a formulare concetti di natura essenzialmente diversi e a stabilire fatti essenzialmente differenti. La società razionale sovverte l'idea di Ragione (Cap. 6, p. 173).
*Questa descrizione ha precisamente quel carattere metafisico che l'analisi positivista desidera eliminare mediante traduzione, ma la traduzione elimina ciò che era da definire. Ci sono varie definizioni tecniche della bellezza in estetica, più o meno soddisfacenti, ma sembra essercene soltanto una che serba il contenuto di esperienza della [[Estetica|bellezza]] ed è perciò la definizione meno esatta: la bellezza come promessa di [[felicità]]. Essa coglie il riferimento ad una condizione di uomini e di cose, a una relazione tra uomini e cose che si manifesta momentaneamente mentre svanisce, che compare in tante forme differenti quanti sono gli individui e che, nello svanire, manifesta ciò che può essere (Cap. 8, p. 216).
*Per prendere un altro esempio, il concetto filosofico uomo allude alle facoltà umane pienamente sviluppate che lo distinguono, e che appaiono come possibilità realizzabili a partire dalle condizioni in cui gli uomini vivono realmente. Il concetto esprime le qualità che sono considerate tipicamente umane. La frase imprecisa può servire a spiegare l'ambiguità di simili definizioni [[Filosofia|filosofiche]]; vale a dire, esse riuniscono le qualità che appartengono a tutti gli uomini in contrasto con altri esseri viventi, e che, al tempo stesso, sono rivendicate come la più adeguata o la più alta realizzazione dell'uomo (Cap. 8, p. 219).
 
===[[Explicit]]===
All'inizio dell'era fascista, [[Walter Benjamin]] ebbe a scrivere: ''Nur um der Hoffnungslosen willen ist uns die Hoffmung gegeben''. (È solo a favore dei disperati che ci è data la speranza).
 
==Citazioni su Herbert Marcuse==
*Marcuse protegge e difende gli «hippies» ma fino ad un certo limite. Alla domanda: «Se avesse un [[figlio]] «hippy» che farebbe?» ha così risposto: Lo lascerei essere «hippy» se fosse capace di vivere in quel modo sarebbe affar suo e non avrei nulla da obiettare però, se disgraziatamente essere un «hippy» significasse, per esempio, di doverlo mantenere per tutta la vita, direi di no. ([[Ester Dinacci]])
*Per Marx la religiosità è almeno l'oppio dei popoli, per Marcuse non è proprio niente. L'uomo a una dimensione non ha nessun [[cielo]] sopra di sé, nessun [[Dio]] per le sue [[Preghiera|preghiere]] e per le sue imprecazioni, per la sua [[fede]], i suoi dubbi e le sue negazioni. ([[Ester Dinacci]])
*Marcuse individua nel momento estetico e artistico l'area dell'unica possibile opposizione alla razionalità tecnologica. È proprio su questo punto del suo ragionamento che si sono venute indirizzando le critiche da parte del [[Marxismo|marxismo ortodosso]], in quanto verrebbe a sussistere uno scollamento tra momento di opposizione e possibili agenti di trasformazione (gli autori della rivoluzione). A questo proposito il testo non è esplicito, ma sembra che per l'autore gli unici potenziali rivoluzionari siano gli emarginati dal sistema: i disoccupati, gli sfruttati, gli inabili, tutti coloro che sono gettati ai margini di quell'universo armonioso che è la società industriale. Di qui l'accusa all'autore di confondere l'alienazione che per Marx è rappresentata dal lavoro salariato che produce merce e capitale – con il materialismo e con la scienza. (Margherita Asso, 2006:10574)
 
==Bibliografia==
*Ester Dinacci, ''Realtà della Germania'', Edizioni Scientifiche Italiane (ESI), Napoli, 1970.
*Marcuse H. (1967) ''L'uomo a una dimensione'', Torino, Einaudi (tit. orig. One dimensional man. Studies in the ideology of advanced industrial society) Trad. Gallino L., Gallino T., ISBN 88-06-15254.
*S.v. ''L'uomo a una dimensione'' in “Dizionario delle opere e dei personaggi”, Milano, Bompiani, 2006, pp. 10574-75, ISBN 9-771825-788794.
 
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