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*Nelle università italiana prosperano dinastie che si tramandano il titolo per generazioni. Dominano su una massa di disperati precari della ricerca, sottopagati, ridotti al silenzio e in alcuni casi alla sottomissione servile con la forza del ricatto ([[Davide Carlucci]]).
*L'università è stata, storicamente, un bacino di incubazione della classe di governo dello Stato. E mentre a [[Roma]] si accalcavano i baroni che, consolidato il proprio potere, passavano all'incasso, nei piccoli e grandi centri della provincia, l'autonomia universitaria (definitivamente approvata nel 1999) ha dato la stura a una miriade di progetti e di iniziative didattiche. Con la riforma ogni ateneo è libero di proporre propri percorsi di studio. Può chiamare i corsi come vuole e darsi gli obiettivi formativi che più ritiene congeniali, attenendosi certo alle indicazioni nazionali sulle classi di laurea ma con una notevole dose di discrezionalità ([[Davide Carlucci]]).
 
*Lungo il crinale del provincialismo, il sogno di ospitare sedi universitarie scatena scontri di campanile, o addirittura piccole guerre di geopolitica accademica, come quella scoppiata in tra gli atenei di [[Bari]] e di [[Lecce]] per la «colonizzazione» di un capoluogo, [[Brindisi]], da dotare di nuove facoltà. Ma del o nessuna università che si rispetti ha un'unica sede. I comuni che ospitano almeno una costola di ateneo sono arrivati i a quota 251 (sette anni fa erano 196, ma il dato è in continua crescita). Tra questi figurano persino paesini con meno Li cinquemila abitanti (come Esine, in Val Camonica, oppure nel cuore del [[Cilento]]). E visto che ci sono tanti do: enti da far lavorare (o tanti predestinati da far diventare prof) corsi di laurea si sono moltiplicati: oggi sono 5545, prima della riforma erano 2336 ([[Davide Carlucci]]).
*E la moltiplicazione di sedi e corsi di laurea ha stuzzicato la creatività dei padroni del vapore universitario: ha così preso vita a [[Macerata]] il corso di studio in «Scienze sociali per lo sviluppo e la pace», a Torino quello che specializza nella «Schedatura del verde urbano». Sempre in Piemonte c'è la laurea che prepara in «Turismo alpino» e quella che educa alla «Teoria delle forme». Ci sono studenti che dovrebbero applicarsi allo studio di «Scienze equine» con tanto di corsi di equitazione in centri convenzionati. E corsi di laurea che promettono di formare in «Tecnologie del fitness» ([[Davide Carlucci]]).
*A Genova non mancano le famiglie eccellenti radicate nell'università, come gli Acquarone o i Berti Riboli. Nel 2005 proprio l'ordinario di [[Chirurgia]] Edoardo Berti Riboli, presidente di commissione in un concorso universitario, denunciò di essere stato «oggetto di pressioni da parte di un personaggio molto potente», che voleva fosse favorito un suo protetto. «Non avendo assecondato tale volontà, da allora sono vittima di ritorsioni», ha aggiunto Berti Riboli, che due anni dopo è tornato a denunciare l'ingerenza della politica e della massoneria nelle nomine dei medici nelle Asl liguri. Tra i figli d'arte eccellenti c'è Andrea Pericu, figlio di Giuseppe, che oltre a essere stato sindaco della città è anche ordinario a [[Giurisprudenza]]. Andrea, invece, è associato di Diritto dell'[[economia]] ([[Davide Carlucci]]).
*A [[Udine]] la famiglia Bresadola conta quattro professori in facoltà. Il capostipite è Fabrizio, ordinario, direttore della cattedra di [[Chirurgia]] generale ed ex presidente dell'azienda ospedaliera. Nel SUO stesso dipartimento è associato suo figlio Vittorio: nel 2001 Vinse un concorso a Siena, ma subito fu chiamato dall'università friulana Marco, invece, si è laureato in Filosofia, ma è riuscito comunque a insegnare a [[Medicina]], alternando la sua attività di ricercatore tra Ferrara (dove è inquadrato) e Udine. Anche la moglie di Vittorio, Maria Grazia Marceli, che si è specializzata a [[Ferrara]], figura nel personale della clinica chirurgica. «Non c'è niente di irregolare — tuona Fabrizio Bresadola — se le progressi di carriera sono giuste, non c'è nepotismo». Assicura che è così anche Anna Pusiol, ricercatrice in [[Pediatria]] e moglie di Umberto Baccarani, ricercatore in Chirurgia generale e a sua Volta figlio dell'ematologo Michele, ora a [[Bologna]], in passato a [[Udine]]. «Io ho fatto un concorso, ero l'unica candidata e ho vinto.» Non si sente una privilegiata: «guadagno 1200 euro al mese e lavoro come una dannata dalla mattina alla sera...» ([[Davide Carlucci]]).
*Nel corso del 2004 gli uomini del Gruppo di investigazione sulla [[criminalità organizzata]] (Gico) di [[Bologna]] indagano su un giro di fatture gonfiate utilizzate per sovvenzionare medici e docenti universitari che in cambio «promuovevano» medicinali ben oltre le reali necessità dei pazienti. Il giochetto è quello di sempre: l'azienda finanzia convegni e corsi di studio, ma ai professori che gestiscono gli eventi fa arrivare molti più soldi di quanti realmente occorrano. Un'agenzia si premura di tenere la contabilità e organizzare il tutto. Al momento del rendiconto, però, fattura spese inesistenti facendo così scivolare nelle tasche di baroni e baronetti i soldi per le vacanze, l'auto nuova, gli investimenti immobiliari ([[Davide Carlucci]]).
*I figli dei docenti sono più bravi perché hanno tutta una ''forma mentis'' che si crea nell'ambito familiare tipico di noi professori. Questa infelice frase a metà novembre scorso è scappata di bocca al professor Giuseppe Nicotera mentre mi spiegava al telefono come il suo figliuolo Ludovico avesse vinto in solitaria un concorso per ricercatore nell'università più chiacchierata d'Italia ([[Nino Luca]]).
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