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*Il termine [[yoga]] compare per la prima volta nella ''[[Kaṭha Upaniṣad|Kaṭha-upaniṣad]]'', ove è definito come il controllo saldo dei sensi che, insieme alla cessazione dell'attività mentale, conduce allo stato supremo. (p. 128)
*Scopo dello ''haṭha-yoga'' raggiungere la liberazione in vita, quello stato in cui il [[ātman|Sé]] si risveglia alla propria identità originaria con l'assoluto (''sahaja''), cui si può accedere attraverso la cura di un corpo reso perfetto, o divino, dal «fuoco» dello ''yoga''. (p. 133)
*Durante le assemblee, i ''[[Purana|Purāṇa]]'' erano tradizionalmente recitati da specialisti di padre ''kṣatriya'' e madre brahmana, mentre oggi sono recitati da particolari figure note col termine hindi «''bhaṭ''». (p. 148)
*La ''[[Bhagavadgītā|Bhagavad-gītā]]'' elabora in forma narrativa gli interessi dell'ortodossia hindu: l'importanza del ''dharma'' e del mantenimento della stabilità sociale, l'importanza dell'azione corretta e responsabile, l'importanza della devozione verso il trascendente sotto forma di un signore personale non dissimile dal re ideale. Nella ''Gītā'' sono confluite diverse componenti, tra cui il culto bhaktico di [[Krishna|Kṛṣṇa]], la filosofia del ''[[Sāṃkhya]]'', idee e terminologie buddhiste. (p. 169)
*Come [[Shiva|Śiva]], la [[Devi|Dea]] incarna il paradosso e l'ambiguità: ella è sensuale ma distaccata, dolce ed eroica, bella e terribile. Poiché è sia l'energia che rende schiavi sia quella che libera, la Dea è la [[Shakti|Śakti]], ossia l'energia e il potere di Śiva. (p. 241)
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