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*La caratteristica peculiare dell'Università consiste nell'insegnare a studiare. La laurea è solo la prova che si sa studiare, che si sa acquisire formazione da se stessi e che ci si è trovati bene nei percorsi della ricerca scientifica... ([[Maria Montessori]])
*Le università non sono altro che scuole di galateo per la non-identità middleclass che normalmente trova la sua migliore espressione fuori dell'università nelle schiere di ville da ricchi con prato e TV in ogni salotto dove tutti guardano la stessa cosa nello stesso momento. ([[Jack Kerouac]])
*Chi mette le mani su una cattedra non la molla più e può permettersi di costruire il suo sistema di potere: i privilegi e il prestigio legati all'insegnamento permettono di coltivare interessi e così essere [[professore]] universitario può diventare un modo per ottenere commesse, consulenze, contratti, contatti e lavori utili agli studi privati. Senza passaggi di denaro, ma solo attraverso lo scambio di favori e gentilezze, si consolida un sistema di potere che taglia fuori chi potere non ha. ([[Giovanni Floris]])
*Perché ho la faccia incazzata? - esordisce il giovane [[manager]] guardando torvo il suo pubblico, camminando su e giù per il palco della convention aziendale – ho la faccia incazzata perchè respiro sfiducia, respiro aria di aspettativa, respiro quelle facce da senso critico come quando uno vede le partite di pallone e non ce la fa … tutti sono professori, perchè? ([[Giovanni Floris]])
*È difficile proporre una riforma delle università che dia la sicurezza del risultato. Di certo non sembra funzionare l'ottica secondo cui i concorsi assicurano ottimi professori a tutte le università. La realtà è che se un dipartimento vuole assumere un candidato incapace lo riesce sempre a fare, qualunque siano le complesse regole dei concorsi pubblici. ([[Giovanni Floris]])
*Quando durante una cena un collega citò il fenomeno dei laureati precoci, pensammo tutti si trattasse di giovani fenomeni che erano riusciti a terminare gli studi in tempi da record. In realtà i precoci non sono dei fenomeni, sono quelli che, grazie alle convenzioni stipulate dagli enti in cui lavorano o dagli ordini professionali di cui fanno parte, si son potuti iscrivere direttamente al secondo o la terzo anno del corso di laurea ([[Giovanni Floris]]).
*In [[Italia]] per ottener qualcosa non bisogna meritarsela: ''se deve faje pena''. I sistemi chiusi sono quelli che, isolati ermeticamente dalla realtà circostante, finiscono per vivere una vita propria, basata su regole, valori, principi non condivisi da altri che non siano quelli che del sistema fanno parte. In un'organizzazione chiusa abbiamo capi che altrove sarebbero gregari, abbiamo criteri di valutazione delle performance che in nessun altro ambiente sarebbero riconosciuti tali, abbiamo numeri un che in altri contesti non sarebbero classificati. Abbiamo baroni che altrove sarebbero scudieri ([[Giovanni Floris]]).
*Chi mette le mani su una cattedra non la molla più e può permettersi di costruire il suo sistema di potere: i privilegi e il prestigio legati all'insegnamento permettono di coltivare interessi e così essere [[professore]] universitario può diventare un modo per ottenere commesse, consulenze, contratti, contatti e lavori utili agli studi privati. Senza passaggi di denaro, ma solo attraverso lo scambio di favori e gentilezze, si consolida un sistema di potere che taglia fuori chi potere non ha ([[Giovanni Floris]])
*Il paradiso [[Finlandia|finlandese]] nasce nel 1995, anno in cui il sistema venne completamente riformato. Presentando la riforma il ministro dell'educazione pubblica disse che sognava una scuola adatta a stimolare creatività e riflessione, divertire e non mortificare. L'ha avuta, a quanto pare. E noi?([[Giovanni Floris]])
*Chi è il genio? Si domandava la voce narrante di Philippe Noiret raccontando le gesta degli “Amici miei”. Il genio è quello che inventa l'imprevisto, chi crea qualcosa che non c'è e risolve una situazione in maniera inaspettata.([[Giovanni Floris]])
*Il professore italiano è più in forma degli altri? A cosa di deve tanta longevità? In fondo fare il prof non deve esser semplice: lezioni di continuo, aggiornamento, tesi da seguire, ricerche da coordinare e articoli da pubblicare, senza sosta, altrimenti la comunità internazionale ti taglia fuori. Non deve essere facile fare il professore, a meno che non si trovi qualcuno che tutte queste cose le fa per te ([[Giovanni Floris]])
*È difficile proporre una riforma delle università che dia la sicurezza del risultato. Di certo non sembra funzionare l'ottica secondo cui i concorsi assicurano ottimi professori a tutte le università. La realtà è che se un dipartimento vuole assumere un candidato incapace lo riesce sempre a fare, qualunque siano le complesse regole dei concorsi pubblici ([[Giovanni Floris]])
*Ma cosa ferma la meritocrazia in Italia, perchè da noi non si è sviluppato il rispetto per la capacità e per il [[talento]] che sembra invece essersi sviluppato nel mondo anglosassone? Giuseppe De Rita mette sotto accusa il sistema formativo, in particolare la scuola pubblica, che ha livellato tutto al ribasso, e l'economista Diorella Kostoris sottolinea come in Italia l'idea dominante sia quella di proteggere chi il [[merito]] non ce l'ha. Così il sistema garantisce tutto a tutti, e il risultato è che provoca la selezione avversa, cioè penalizza i migliori, invece di premiarli ([[Giovanni Floris]])
*L'Italia riparte se inverte la scala dei valori: quando i professori saranno orgogliosi di premiare un meritevole e si vergogneranno di raccomandare un inetto, quando i capi del personale nelle amministrazioni pubbliche avranno il senso di responsabilità, la forza e l'[[orgoglio]] di assumere chi merita in un ufficio che sentiranno come il loto. Investire nell'uomo, fornirgli il sapere, la cultura, la tecnica, coltivare il suo talento e darli la possibilità di far valere il suo merito significa regalarsi [[forza]], [[autonomia]], [[libertà]]. Significa far saltare lo schema del favore e del ringraziamento, sbriciolare il potere delle caste e dei monopoli, dare l'opportunità di crescer a tutti i cittadini, quale che sia la loro idea politica, il loro status sociale, il loro status economico. Perché nasciamo tutti [[Eguaglianza|uguali]] e abbiamo tutti il diritto di provarci. ([[Giovanni Floris]])
*Da anni, in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico, i rettori di tutta [[Italia]] elencano puntualmente la stessa lista dei mali dell'università: gli studenti fuori corso, la proliferazione di sedi minuscole, le promozioni ''ope legis'', l'altissima età media dei docenti, i corsi di laurea assurdi, le migliaia di lauree regalate ai funzionari pubblici. E magari più sommessamente, i concorsi truffaldini vinti da individui senza alcuna qualifica accademica, i dipartimenti colonizzati da una famiglia o da un partito politico, gli esami e le lauree venduti con tanto di tariffario. Ministri di [[destra]] e di [[sinistra]] ripetono indignati questa lista su [[Stampa|giornali]] e [[Televisione|Tv]] ([[Roberto Perotti]]).
*In tutti i paesi del mondo la ricerca vive di finanziamenti pubblici. Ci sono essenzialmente tre modi per assegnarli: criteri di opportunità [[politica]], indici bibliometrici, o la ''peer review'', la valutazione da parte dei pari, anonima e indipendente. Prima di assumere un [[Professore|docente]], qualsiasi dipartimento chiederà cosa ne pensino i rappresentanti della sua disciplina sparsi per il mondo. Il capo del dipartimento manderà una ventina di e-mail ai più noti studiosi in quella disciplina, chiedendo loro di scrivere una o due pagine con una valutazione della ricerca e delle prospettive future del docente in [[esame]], e una comparazione della sua ricerca con quella di altri studiosi della stessa età che insegnano in atenei dello stesso livello. E prima di decidere se pubblicare un lavoro, un direttore di rivista scientifica chiederà a dei ''referees'' esterni cosa ne pensano. Questi sottoporranno dei rapporti, con una valutazione dettagliata degli elementi di innovazione nel lavoro e di eventuali difetti, ed eventuali suggerimenti su come correggere questi ultimi. Il direttore della rivista deciderà quindi se accettare il lavoro, rigettarlo, oppure rimandarlo agli autori perché vi apportino modifiche, da far poi valutare nuovamente ai ''referees''. Con questa procedura, le migliori riviste di ogni disciplina pubblicano meno del 10% dei lavori ad esse sottoposte. Infine, molti dipartimenti pagano per essere sottoposti periodicamente alla valutazione dei migliori colleghi di altri atenei che ne indichino i punti di forza e di debolezza ([[Roberto Perotti]]).
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