Differenze tra le versioni di "Angelo Di Costanzo"

*''Dunque è morto il Costanzo? or chi più vostro | Fia duce, o sacri ingegni? e chi v'addita | D'onor la via, se col suo piè partita | Virtù sen riede al sempiterno chiostro? | Voi, che a dolervi, o muse, al dolor nostro | Comun lamento e proprio danno invita, | Spargete, estinto lui che vi diè vita, | Per gl'occhi pianto e per le penne inchiostro. | E tu, tante tue glorie in breve speco | Rinchiuse in un con l'onorata salma, | Sospira, o Mondo impoverito e cieco. Sol morte lieta di sì chiara palma. Trionfi intanto e goda, e godan seco | La Terra che ha le membra, e 'l Ciel ch' ha l'alma''. ([[Giovan Battista Marino]])
*Il Costanzo dipinge l'anima sua delicata ne' versi che ci ha lasciati; talché di lui potrebbe dirsi senz'altro, che sentito avendo cosi squisitamente l'amore e il bello, esser non potea altrimenti che un uom virtuoso. ([[Agostino Gallo]])
*''Il Costanza, il [[Giulio Cesare Caracciolo|Caracciolo]], e [[Ferrante Carafa|Ferrante]], | Che del tempo il furor s'han preso a scherno, | E rendono il [[Mare Tirreno|Tirreno]] alto e sonante, | Piano ed umil nel tempestoso [[Inverno|verno]]''. ([[Bernardo Tasso]])
*Compilò Angelo di Costanzo quella sua grave e giudiziosa storia del regno di Napoli, che siccome oscurò tutto ciò che insino allora erasi scritto, cosi ancora per la sua gravità, prudenza civile, ed eleganza si lasciò indietro tutte le altre che furono compilate dopo lui dalla turba d'infiniti altri scrittori. Per questa cagione l'istoria di questo insigne scrittore sarà da noi più di qualunque altra seguitata, né ci terremo a vergogna, se alle volte colle sue medesime parole: come ehe assai gravi e proprie, saranno narrati i loro avvenimenti. ([[Pietro Giannone]])
 
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