Differenze tra le versioni di "Vittoria Colonna"

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==Citazioni su Vittoria Colonna==
*Bellissima della persona, e figlia di bella madre, e di somma onestà, e d'altre rari doti dell'animo pregiata, oltre ogni dire, qual la dipinse il [[Angelo di Costanzo|di Costanzo]], fu Vittoria Colonna. La quale, vedovando fresca ancor di bellezza, sebbene a 35 anni, sfuggì non solo ogni amoroso adescamento; ma rifiutò benanco la mano d'illustri personaggi, immersa sempre nel dolore per la morte del suo adorato consorte. ([[Agostino Gallo]])
*''Da questa porta risospinta al lampo | Di vincitor del tempo eterni libri | Fugge ignoranza, e dietro lei le larve | D'error pasciute, e timide del Sole. | Opra è infinita i tanti aspetti e i nomi | Ad uno ad uno annoverar. | Tu questo, Lesbia, non isdegnar, gentil volume | Che s'offre a te : da l'onorata sede | Volar vorrebbe a l'alma autrice incontro. | D'ambe le parti immobili si stanno, | Serbando il loco a lui, Colonna e [[Gaspara Stampa|Stampa]]. | Quel pur ti prega che non più consenta | A l'alme rime tue, vaghe sorelle, | Andar divise, onde odono fra 'l plauso | Talor sonar dolce lamento: al novo | Vedremo allor volume aureo cresciuto | Ceder loco maggior [[Gaspara Stampa|Stampa]] e Colonna''. ([[Lorenzo Mascheroni]])
*''Languia la gran Colonna, e Amor con lei, | Dal cui bel viso mai non si diparte, | Da cruda febbre travagliato, e in parte | Stanco di saettare uomini, e Dei; | Quando dal terzo ciel scesa Colei, | Che in cielo, in terra, e in mare ha tanta parte, / La vide, e tra se disse : or per guai arte | Non so io son Ciprigna, e se costei? | Certo Amor che solca sempre esser meco | Mi dona a diveder che non son'io; | Poiché si strettamente il veggio seco, | Anzi mi par sia più possente Dio | Nella sua faccia, cosi infermo, e cieco. | Che sano esser non suol nel volto mio'' ([[Angelo di Costanzo]])
*''Cenere è quel che in lungo incendio ardente | Soave foco in sul mio cor si sparse, | E dell'antiche sue faville, ond'arse | Già fredde or lascia le vestigia e spente. | D'un si lieve principio, ampio e possente | Come crebbe il mio duol qui può mirarse, | Qual ria procella suol dietro lasciarse | Delle rovine sue segno dolente; | Morto lo spirto, che talor vivace | Le sue fiamme sostenne invitto e forte, | Non gusta, o sente il cor dolcezza o doglia; | E se già visse in pene, or nella morte, | Queto giace e tranquillo, e questa spoglia | Lacera e rotta almen riposa in pace''. ([[Angelo di Costanzo]])
*Se altro non avesse scritto il [[Angelo di Costanzo|di Costanzo]], di più circonstanziato, e se mai tra tutte le sue rime non si fosse lasciato sfuggir di penna il nome o cognome della sua amante, chiunque che conoscesse l'istoria de' tempi, e le celebri donne che allor levavano grido in [[Napoli]], si sarebbe indotto a credere che costei fosse la famosa Vittoria Colonna, marchesa di Pescara. ([[Agostino Gallo]])
 
==Bibliografia==
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