Differenze tra le versioni di "Michael Moorcock"

===''La saga di Gloriana''===
Il palazzo ha la grandezza di una cittadina di medie dimensioni, perché nel corso dei secoli le sue dipendenze, le sue logge e le sue ali, i suoi padiglioni, le residenze degli ospiti, gli appartamenti dei nobili di corte, delle dame del seguito reale, di paggi, di notabili e di sicofanti sono stati collegati da gallerie coperte, a cui a loro volta sono stati installati soppalchi e ballatoi, con una tale profusione che ora vi s'incontrano corridoi nei corridoi, gallerie nelle gallerie, case in quelle che erano nate per essere solo stanze, e le stanze appartengono a castelli, e questi a loro volta sono contenuti in caverne artificiali, e sul tutto è stato innalzato un nuovo tetto con tegole di platino e d'oro, d'argento e di marmo e di madreperla, cosicché il palazzo avvampa di mille colori alla luce del sole, mentre a quella della luna sembra tremolare, le sue pareti sembrano ondeggiare, i tetti sembrano alzarsi e abbassarsi come le onde di un mare di splendori da cui spuntano torrette e minareti, pinnacoli e belvedere, che in quel mare sono gli alberi maestri e le carene delle navi naufragate a riva.
 
===''Il Gioiello della Morte''===
Il conte Brass, signore e protettore della Kamarg, uscì a cavallo, un mattino, per ispezionare i propri territori. Continuò a cavalcare finché giunse a una collinetta, sulla sommità della quale si trovavano rovine di un'epoca incommensurabilmente lontana. Erano le rovine di una chiesa gotica, e il vento e la pioggia ne avevano corroso le spesse pareti. L'edera le ricopriva per la maggior parte, ed era un'edera del tipo che fiorisce, cosicché in quella stagione una fioritura rossa e ambrata riempiva le scure finestre, formando un eccellente sostituto dei vetri colorati che un tempo le avevano adornate.
 
===''L'amuleto del dio pazzo''===
La città era antica, segnata dal tempo. Un luogo in cui le pietre apparivano corrose dal vento e le costruzioni in muratura cadevano in rovina, le torri traballavano e le mura si sbriciolavano. Pecore selvatiche brucavano l'erba che cresceva tra le commessure sconnesse della pavimentazione stradale, uccelli dalle piume di vivaci colori avevano nidificato tra le colonne rivestite da sbiaditi mosaici. La città era stata un tempo splendida e terribile, adesso era bella e tranquilla. I due viaggiatori la raggiunsero nella dorata nebbia del mattino, quando un vento malinconico sibilava nel silenzio delle antiche vie. Gli zoccoli dei cavalli avevano un suono soffocato mentre i viaggiatori li guidavano in mezzo alle torri, verdi per la muffa di secoli, o passavano davanti alle rovine piene di fioriture color arancione, ocra e porpora. Si trattava di Soryandum, abbandonata dalla popolazione.
 
===''La Spada dell'Aurora''===
I sinistri cavalieri spronarono i cavalli da combattimento su per i pendii fangosi della collina, tossendo mentre il fumo nero e denso che saliva dalla valle penetrava loro nei polmoni.<br/> Era sera, il sole stava tramontando e le ombre si allungavano sul terreno. La luce del crepuscolo faceva apparire gli individui a cavallo come creature gigantesche dalla fisionomia bestiale.<br/> Ciascun cavaliere portava una [[bandiera]], insudiciata dalle [[Battaglia|battaglie]], aveva sul capo un enorme maschera di metallo raffigurante il muso di un animale e adorna di pietre preziose, ed era protetto da una pesante armatura di ferro, ottone e [[argento]], ammaccata e insanguinata; tutti stringevano nella mano destra, guantata, un'arma sulla quale si era incrostato il sangue di centinaia di innocenti.
 
===''La Runa Magica''===
Le grandi porte si spalancarono e il barone Meliadus, soltanto da poco tornato da Yel, si fece aventi nella sala del trono del re imperatore per riferire sulle sue scoperte e sui suoi insuccessi.<br/> Quando Meliadus entrò nella sala, il cui soffitto sembrava così alto da essere tutt'uno con quello del [[paradiso]] e le cui pareti distavano a tal punto l'una dall'altra da dare l'impressione che fra esse potesse essere contenuta un'intera regione, si trovò la strada sbarrata da una doppia fila di guardie. Quelle guardie, membri dello stesso ordine del re imperatore, l'Ordine della Mantide, parvero riluttanti a lasciarlo passare.<br/> Meliadus riuscì a fatica a dominarsi e aspettò, mentre i ranghi si aprivano per consentirgli di proseguire.
 
==Bibliografia==
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